
"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.
Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."
(Pablo Neruda)
°Gein°
°BecckOnFlickr°

PERSONAGGI e INTERPRETI:
IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.
COLEI CHE E'
NEL MARE
Nel ruolo di quelbruco.
G.
Nel ruolo di SISTER
L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR
I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.
LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA
Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.
IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.
CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.
CONTINUA...
Apple e il circo invisibile

E’ da un po’ che, quando ti incontro per strada, mi chiedi: “e dov’è Apple? Rivedremo Apple? Quando torna Apple?”
Mi chiedi “era proprio necessario che Apple andasse via?”
Il fatto è che Apple non viene a trovarmi da un po’ di tempo, e non posso andare a cercarla io, deve decidere lei che le va di venire.
Non so dove si nasconde quando sta in questo mondo. Non posso parlare di lei se non è lei a venire da me e a chiedermi di raccontarti le storie che mi dice, e non so dirti se era necessario che andasse via, però vorrei che ti fidassi di lei e aspettassi il momento in cui deciderà di tornare.
E poi guarda che strano, Apple viene a trovarmi proprio stamattina, proprio mentre infornavo la ciambella allo yogurt del mattino, sapendo che prima del pomeriggio sarà già scomparsa e allora infornerò la ciambella allo yogurt del pomeriggio. E’ per questo che ormai non tengo in dispensa nient’altro che zucchero vanigliato.
Ah, ma forse ho dimenticato di parlarti dei gusti di Apple quando si tratta di cose da mangiare.
Apple mangia ogni giorno alcune arance e latte in polvere, un lecca-lecca al limone al mattino, pere cotte al forno con sopra un cucchiaino di miele e cannella nel momento del pomeriggio che le pare più freddo. Le piacciono gli omini di biscotto, quelli che diventano morbidi solo se li riscaldi con una fiammella, altrimenti sono duri e immasticabili omini di pietra.
Le piace il brodo di chiodi di garofano, gli spiedini di zucca perché profumano, il succo dei mirtilli solo se freschi, da succhiare uno per uno.
Perciò credo che Apple sia venuta perché la ciambella del mattino oggi profumava più del solito (ci ho messo una scorza di mandarino di mare).
Si affaccia con la testa spettinata dalla porta cava del corridoio. E’ una porta finta, un’ anta a vuoto con in mezzo un grosso buco, che non porta da nessuna parte. Di là sbuca Apple, spuntata da chissà quale treno, con addosso un vecchissimo jeans troppo largo: non riesco neanche a vedere se indossa le scarpe oppure no. Mi sorride appena e mi fa, pensierosa:
- Sono stata al circo, sai.
- Non è passato il circo, in città.
- Ma io sono stata al circo invisibile.
Allora ci penso su solo per un secondo e poi decido di fidarmi di Apple, e di credere a quello che si mette a raccontare.
- Me ne stavo lì che camminavo sui binari del treno, quando mi sono accorta che per seguire seguire seguire il binario ero arrivata lontano lontano, e lontano c’era una città che non avevo mai visto. Oppure forse l’avevo vista quando ero viva, perciò è come non averla vista mai, capisci.
Allora con un salto scendo dal binario dove giocavo a tenere l’equilibrio, mi consulto con un topo del posto che mi dice che quella è la città invisibile – io la vedevo, ma deve essere perché sono morta – e poi mi dice anche: “… in città c’è il circo, Apple.”
Corro dove mi dice lui, e c’è davvero il circo.
Scosto la tenda rossa all’entrata, e dentro è già pieno di gente, e ognuno dice una cosa diversa. Parlano, camminano, e non si accorgono neanche del circo. E sì che sulla pista sono tutti in bilico su una sola ruota e pedalano sul filo sospeso sopra una vasca di coccodrilli e si tengono appesi per un piede solo ad una bacchetta di legno tarlata e cavalcano gli struzzi in punta di piedi, e fanno capriole nell’aria.
Allora ho capito che quel circo era invisibile e che però lo spettacolo stava cominciando, e mi sono seduta.
E quanto tempo sei rimasta al circo, Apple? Le chiedo. Bè sai, il tempo che ci voleva per ascoltare le storie di tutti. Io avevo capito che a loro andava di raccontare, ma c’era chiasso e non si riusciva a sentire niente.
Le storie di chi? Le storie di quelli del circo.
Allora Apple, gettando certe occhiate fameliche alla mia ciambella allo yogurt, mi racconta le storie del circo mentre aspettiamo che la ciambella si freddi, poggiando la testa ai gomiti e poggiando i gomiti al tavolo, che sembra altissimo ora che c’è seduta lei.
Mi racconta di un uomo molto molto grasso che lavora lì al circo, un uomo così grasso che occupa tre sedili della metropolitana, e non ti dico gli sbuffi seccati quando entra nel vagone all’ora di punta. Però questo signore grasso va sempre vestito più che bene, è un signore molto elegante, porta la sciarpa intonata al cappello e pantaloni di lana grigia, porta giacche di stoffa preziosa sottile e levigata che gli cadono addosso come dipinte.
Un giorno, dunque, pare che il signore più grasso del circo era lì che viaggiava in metro su tre sedili, e una bambina magrissima è entrata, vestita di vecchi abiti troppo grandi e logori e stinti. Il signore grasso ha visto la bambina vestita di stracci, lui che è così benvestito senza dir nulla si è tolto la giacca, era una giacca di stoffa orientale grande come una tenda e l’ha data alla bimba che con quella poteva farci i vestiti per tutto l’anno. Però la bambina ha tirato fuori dalla tasca un paio di forbici e si è messa a tagliare e ricucire, proprio lì nel vagone, e alla stazione successiva è scesa dal treno e con la giacca si era fatta un aquilone, si è appesa alla coda dell’aquilone ed è volata via, e non so dove ma se ne è andata, lontano.
- Apple, ma la bambina stava sotto terra, in un tunnel della metro. Come fece a volarsene via?
Apple schiocca la lingua e non mi risponde.
Sta già pensando ad altro, e mi fa:
- Sai, nel circo ci vive questa ragazza che ogni mattina cala giù dalla finestra un cestino e racconta alla mamma che di sotto sta il garzone dell’ortolano, venuto a consegnare le arance. Ma invece nel cestino ci mette il suo cuore, perché il suo amore sta laggiù, al mattino presto ogni mattino, per vedere se col suo cuore va tutto bene.
Quando il cestino col cuore arriva giù in strada il ragazzo prende in braccio il cuore, lo guarda e lo culla, lo pesa perbene in un suo bilancino per assicurarsi che sia cresciuto e che sia sempre rosso come un cuore deve essere.
Poi scatta una polaroid e dopo la appende a casa sua, dove ha un muro tutto pieno delle foto del suo bel cuore, del bel cuore di quella ragazza.
Al circo una notte si videro gli uomini dei cavalli, vestiti di tute blu.
Proprio mentre passavo io gli uomini dei cavalli smontavano la giostra.
Era una giostra bellissima di legno dipinto, i bambini avevano tirato per la manica del cappotto le mamme per molti giorni, per farcisi portare. Ma adesso era finito il Natale e arrivarono gli uomini dei cavalli, pagati di notte per portare i cavalli a braccio giù dalla giostra, uno per uno.
Quando si smonta una giostra si deve fare molta attenzione quando i cavalli scendono. Li si solleva con garbo, si appoggia per terra il bastone di zucchero che li trattiene alla giostra, si fa ruotare il cavallo per tre volte sui sampietrini duri della piazza, dicendo: “op, op, op.”
Altrimenti il cavallo non capisce che la giostra è finita e continua ad andare.
Eppure quella notte qualcuno degli uomini dei cavalli se ne scordò, se è vero che io passai proprio mentre la giostra era già smontata per metà, e i cavalli se ne stavano allineati nella piazza, dal più grande al più piccolo. Sentivo solo il suono dei miei tacchi sulle pietre e gli sbuffi degli uomini dei cavalli, capisci.
- E poi andai avanti di qualche passo, e mi voltai a guardare la giostra, ed erano spariti cavalli e uomini. Li sentii, lontano, gridare nella notte: “ai – ho Silver, vaiiiii!”
Come uomini dei cavalli a cavallo, capisci.
- Apple, non mi dire che quella sera avevi messo le scarpe.
- E aspetta che ti dica dell’uomo che vendeva lo spazio sull’albero per appenderci il cuore.
Mi compro un sacchetto di popcorn e mi basta giusto fin quando gli uomini dei cavalli escono dalla pista lasciando il posto all’uomo del taxi. Tu lo sai quanto sono veloce io con il popcorn (questo è vero, sacrosanto). Entra l’uomo del taxi: un uomo piccolo e rotondo che possiede un taxi su cui è spuntato un albero di cuori, cioè un albero che tu ai rami ci puoi appendere il cuore. Così mi ha spiegato.
Se tu vai da lui, l’uomo ti vende per pochi soldi lo spazio ad un ramo per appenderci il cuore. E’ molto utile per chi è stanco di soffrire. Io ci ho pensato su: ma c’era un po’ di fila, sai. Del resto non mi pare di possedere un cuore.
Con l’ultima fetta di ciambella davanti, Apple continua (e devo dirti che sta parlando con la bocca piena):
- per non dire di quando ho conosciuto, sempre lì al circo invisibile, quel barbiere che taglia i capelli in ufficio al mio capo. Ovviamente io credevo che fosse un barbiere comune, invece non viene fuori che è un barbiere soldato e poeta?
Beh, il barbiere del mio capo è un barbiere partigiano, capisci. Quando era ragazzo si è nascosto sulle montagne, e da lì non è sceso che molti mesi più tardi. Questo me lo dice mentre spunta i capelli al mio capo, e mi dice “Apple, tu allora non c’eri. A mio padre spararono un colpo ma lui non morì, rubò una bicicletta e se ne scappò via. Ma io non lo sapevo, perché ero solo un ragazzo su una montagna.”
Così dice il barbiere partigiano del mio capo.
- Andiamo, il barbiere del tuo capo? Non mi risulta che tu abbia mai lavorato una volta, Apple.
Ma Apple ha uno sbuffo di zucchero sul naso, e non mi risponde.
Ho quasi il sospetto che tu ti sia inventata un bel po’ di cose.
Sei pazza? Mi fa. Io non racconto bugie, sono morta.
Fa’ così: esci. Cammina cammina, prima o poi il circo invisibile lo incontri anche tu.
E io non so cosa risponderle perché in effetti mi pare di averlo visto quel circo, una volta o l’altra.
Teatrantinstrada - Notte Bianca 2008 in Città Tossica

"Chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo,
come chi ha il coraggio di morire."
(G.Leopardi)
"... e mentre meditavo sull'antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di gatsby la prima volta che individuò la luce verde all'estremità del molo di daisy. aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter sfuggire più. non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in questa vasta oscurità dietro la città, dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. c'è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia... e una bella mattina...
Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato."
(F.S.Fitzgerald)
- Se ti tagliassero -
- a pezzetti -

Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.
Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.
Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.
Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c'è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera.
E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.
T'ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.
Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.