"Continuavo a pensarci. Dove diavolo vanno le anatre di Central Park in inverno, quando il lago è ghiacciato?" (Holden Caufield)
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"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.
Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."
(Pablo Neruda)
PERSONAGGI e INTERPRETI:
IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.
COLEI CHE E'
NEL MARE
Nel ruolo di quelbruco.
G.
Nel ruolo di SISTER
L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR
I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.
LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA
Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.
IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.
CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.
CONTINUA...

Lancilot è stanco e si accorge di essere invecchiato mentre si specchia in un’altra vetrina, non sa cosa contenga la vetrina, non riesce a cogliere il contenuto delle vetrine, non aveva mai visto vetrine fino a pochi minuti fa. Che cosa ci fa Lancilot spiazzato, spaesato, disciolto in mezzo a queste strade, non è il suo tempo questo, e certamente non è il suo luogo. Possiamo solo ipotizzare che si aggirerà per vicoli e stradoni fino a che la luna spunterà, allora si rivolgerà a lei come se potesse rispondergli, le chiederà che ore sono, le chiederà che fai tu luna in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?
Allora possiamo ipotizzare che dalle nuvole si sentirà una voce che alle orecchie dei più suonerà come un rimbombo di tuono ma che sarà la voce della tartaruga, che chiaramente dirà fà quel che puoi, io non ti posso aiutare. E Lancilot chiederà chi sei? E lei risponderà tu che cosa pensi? Chi vuoi che vive qua fuori? Ma noi non sapremo mai se sarà stata la tartaruga o la luna a rispondere, Lancilot improvviasamente si troverà nella fila per entrare in un discobar di grido con un privé sul mare, chiederà ai giovanotti in fila avete visto per caso il mio scudiero, il fido Sancho Panza? Possiamo ipotizzare che qualcuno catturerà Lancilot e lo rinchiuderà in una gabbia di sbarre di legno che sarà affidata alla schiena forzuta di un piccolo mulo al trotto, il mulo si dirige lento lento fin nel centro di Salerno e percorre lento i vicoli dei Mercanti adesso vuoti deserti, la luna è sempre al suo posto improvvisamente piena e Lancilot privo di speranza le fa ancor non sei tu paga di riandare i sempiterni calli? La luna improvvisamente impietosita concede a Lancilot qualche parola e gli fa svegliati, smettila di sognare di volare, di correre, di morire, di guidare sotto la pioggia, di aver scordato il motorino fuori dal garage, di aver scordato le scarpe, di aver scordato le ordinazioni da portare ai tavoli, di aver scordato di comprare le lentine ma quello era tuo fratello, è incredibile come possa dimenticare una cosa con tanta più facilità quante più volte gliela ripeti, e poi Lancilot perdonami se te lo dico ma dovresti proprio mangiare, i panni ti si allargano addosso e tu ti ci perdi dentro e ti perdi nelle nuvole e nelle lenzuola, e ti perdi per strada e perdi peso perciò quantomeno comprati un jeans che addosso ti stia decente. E per inciso, ti sei reso conto che sei un personaggio rubato, trafugato, che non dovresti affatto essere qui? Lancilot, hai ventisei anni, sono cazzi.
Allora Lancilot che nel frattempo è arrivato a Sedile del Campo si libera con un atto eroico dalla prigionia e per assicurarsi di esserci ancora va a specchiarsi nell’acqua della fontanella che gli rimanda l’immagine di una tartaruga che sghignazza e poi della sua faccia con il mascara nero sciolto, intanto passa un carretto del circo Bardamù con dentro un tizio del circo che invece di regalare i biglietti del circo declama poesie e dice questi giorni di febbre, vorrei questa sera non odiare, portami il tramonto in una tazza, e poi dice somiglia alla tua vita la vita del pastore, questa Lancilot non la capisce ma la luna sì, si sente eccessivamente importunata e si nasconde dietro un’enorme nuvola di pioggia, allora nel momento in cui inizia a piovere piano e poi forte Lancilot viene preso da una tristezza infinita e senza nome e capisce che è troppo tardi, che non cambierà niente, che ha bisogno di mangiare e soprattutto di dormire e pensa: dove mai sarà il mio scudiero?
Allora bussa alla corteccia di un albero che poi non è che una palma da lungomare, si sente l’armatura pesante come mille secoli di malefatte in spalla, lo Stregatto compare sul ramo più alto della palma e gli dice perduto qualcosa? E Lancilot gli dice non riesco a trovare la mia strada. Beh non puoi farci niente! Qui tutte le strade sono strade della regina! E siamo quasi tutti matti qui. Ma…già che non ne ho avuto niente, come faccio a volerne più? Vorrai dire come fai a volerne meno! Si può sempre volerne più di niente. E per inciso, COSA-ESSER-TU? Non le pare che prima potrebbe dirmi lei COSA-ESSER-LEI?
La conversazione si rivela così psicologicamente stancante per un Lancilot provato dalla pioggia e dalla musica chill-out che proviene da un lounge bar poco distante che chiameremo con il nome fittizio di MET, così mentalmente insostenibile che Lancilot se la svigna dopo aver chiesto un’ultima volta al gatto hai per caso visto il mio scudiero? Alché arriva Orson Welles che dice è ora di chiudere, nel caso non te ne fossi accorto questo è il MIO film. Allora Lancilot rendendosi conto che il momento è arrivato si appende al collo l’ipod e cerca una canzone epocale, adatta alla circostanza, ne sceglie una che dice trynaget some rest, lascia un bacio e un fiore caramellato per il suo amico pinguino che dorme e sogna sogni Emo qualche metro più in là, lascia un bacio e un tulipano di stoffa per il suo amico bruco che sogna omini verdi e angeli e trombette, però poi basta perché quando la porta sul tronco dell’albero si è aperta ti resta poco tempo e nell’ordine devi: bere dalla bottiglia con scritto bevimi, acconciarti i capelli come si deve, battere tra volte i tacchi e poi chiudere gli occhi, e salti.
Del resto Lancilot l’aveva detto anche a me: resterò finché cambia il vento.
E quando credi che cambierà, Mary Poppins?



