A volte le acque del lago si agitano per...

A proposito: il mio MSN livespace...
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LEGGO...

°Marcela Serrano - L'albergo delle donne tristi°
°W.I.T.C.H.°
°Repubblica°

ASCOLTO...

°The Cure°
°The Smiths°


GUARDO...

°Troisi°



A Jane piace...

Il mare, le colline, soprattutto se può girarci in Vespa. Camilla, la sua cagnina appena deforme, i bambini e le cose da bambini, tutti i dolci con particolare predilezione per quelli molli e colorati, budini creme e gelatine. Le piace andare in vacanza in una enorme capitale europea e girarla in bicicletta o in metropolitana e accorgersi di capirla. Leggere e soprattutto scrivere. Capo Nord, e soprattutto arrivarci in macchina ascoltando Noi non ci saremo dei CSI. Gli scrittori sudamericani, Marquez, Allende, Serrano, Amado, ma anche Calvino, Baricco, Neruda e Ungaretti, Stephen King, Jonathan Coe, Neil Gaiman e le meravigliose graphic novel di Dave McKean. Il suo poeta preferito è Nazim Hikmet che però in questa fase si contende i primi posti con Pedro Salinas. Le piace il Corso e passeggiarci di pomeriggio, preferisce da sola, se deve scegliere. Le piace il caffè Roselli e la cioccolata calda al peperoncino, ma anche un tè alla vaniglia e, lì, parlare. Ama la complessità. Ama alla follia il cinema. Le piace da morire Buffy the Vampire Slayer, il telefilm più intelligente del mondo, e ha trovato ILLUMINANTE la visione di Evangelion. Le piace cantare. Le piace il rock ma anche la musica etnica, balcanica, sudamericana, il fado e il tango argentino, ama i Buena Vista Social Club e i cantautori italiani, De André, Rino Gaetano, De Gregori. Ama la musica indie che sta scoprendo poco a poco. Idolatra gli U2 e Tim Burton. Ama l'arte, i fumetti e il teatro. Le piacciono Monet, Rodin e i Peanuts (senza i quali non sarebbe mica stata la stessa persona). Le piace recitare. Le piace chiacchierare fino a tardi con le candele e la Nutella, come si faceva in quella casa piccola di Barcellona. Ama Barcellona, parlare spagnolo e viaggiare. Ama troppe altre cose e lo spazio qui è quello che è.

A Jane NON piace...

Sentirsi ansiosa, agitata (ma le succede spesso), litigare con qualcuno al telefono, essere costretta a vestirsi bene, fingere che le stia simpatico qualcuno che non le piace, dover dire di no alle persone. Andare ai matrimoni di chi non conosce, trovarsi in un ambiente dove tutti sono all'ultima moda e ballano i successi dell'estate, i caffè alla moda del Corso, l'aperitivo per farsi vedere. Non le piacciono l'estremismo e gli intellettuali che fanno gli intellettuali. A Jane non piace vedere allontanarsi le persone anche se spesso va così. Non le piacciono le verdure e nemmeno gli insaccati, fugge davanti al salame a fette. Non le piace rendersi conto di essere grande, crescere e via discorrendo. Non le piace sentirsi invisibile, anche se a volte sì. Non le piace rendersi conto che purtroppo, per l'ennesima volta, ha sopravvalutato. A Jane non piacciono le persone superficiali e poco sensibili, e i mediocri per scelta. Non le piacciono i silenzi pesanti, ma non le piace chi parla in continuazione. Non le piace dormire poco e sentirsi stordita. Non le piacciono le bevande alcooliche a parte la sangria e qualche vino rosso, fatta eccezione per certi goliardici rum e pera. Non le piacciono i ragni, i vestiti firmati e gli orecchini di oro giallo. Non le piace il gel nei capelli e chi fa il cinico per forza.

Che tempo fa oggi nella valle?

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Vi siete tuffati in: *loading*


 



"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.

Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."

(Pablo Neruda)


°Gein°
°BecckOnFlickr°


PERSONAGGI e INTERPRETI:

IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.

COLEI CHE E'
NEL MARE

Nel ruolo di quelbruco.

G.
Nel ruolo di SISTER

L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR

I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.

LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA

Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.

IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.

CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.

CONTINUA...

Nei dintorni del lago c'è questo di bello:































































































sabato, giugno 30, 2007

" Amico non ti addormentare
il sonno odialo perché
ti ruba il tempo per sognare
dai vieni è pronto un caffè
Stasera ho voglia di fumare
e camminare fino a che
mi metto a ridere e pensare:
"La macchina, la macchina dov'è?!"
Ho la testa che mi dice
di andare a colorare
i muri delle case
da non abbandonare
Amico non ti addormentare...
Amico non mi abbandonare
il sonno ti perdonerà
c'è Sherazade a raccontare
e a tenere sveglia la città
Ho la testa che mi dice
di notte vai a suonare
per fare compagnia
a chi si vuole amare
a chi si vuole amare"

(Ho la testa - Bandabardò)




(volo via -
- è solo un piccolo palloncino)



Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 21:53 | link | commenti
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martedì, giugno 19, 2007

Per un attimo di questa serata ho pensato che mio padre, quando faceva molto caldo, mi diceva sempre di mettere i polsi sotto l'acqua fredda. Che l'importante è che si raffreddino i polsi, per sentire il fresco.
Me lo dice ancora, qualche volta.
E che quando ero proprio molto piccola mi portava a guardare gli scogli, appesa al suo braccio, così mi illudevo di nuotare.
Poi il resto della serata c'è stato soltanto il concerto. Il caldo. Il concerto.
E la chiara percezione, al di là di quello, che quello che c'era intorno non fosse normale.

Giovanni Allevi è un personaggio incredibile. Ha le Converse nere e ondeggia sulle gambe. Perché si vergogna, chiaramente.
Dice "mentre ero lì quel giorno mi è venuta a trovare questa melodia dolcissima".
Dice "quando ho capito che la mia forza stava nella fragilità è stato come ricominciare a vivere. per questo questo pezzo si chiama back to life".
Dice "che bello" quando sente gli applausi.

Per il resto, un paio di pensieri che hanno a che fare con le braccia e con mio padre, sonno, paradossalità di quel che c'è intorno.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 00:42 | link | commenti (3)
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lunedì, giugno 18, 2007

Luna

"Quando capita qualcosa di spiacevole a qualcuno che conosciamo, a qualcuno vicino a noi, si ha sempre il timore di dire o fare qualcosa di sbagliato perché, per quanto vicini, non riusciremo mai ad entrare in quel dolore, anche solo a comprenderlo in minima parte, anche se quel dolore ci viene spiegato con lucidità, con parole chiare.

Per un attimo allora si pensa che sia meglio non fare niente, lasciare perdere per non sbagliare, ma dura veramente solo un attimo perché l’affetto che ci lega a quella persona, che la si conosca da molto oppure da poco, non ci permette di tacere ed allora, chi con una telefonata, chi con una mail o un semplice sms o anche solo con un sorriso, cerchiamo di alleviare per un attimo il dolore di questa persona.
Per questo motivo tutti noi vogliamo solo dire a Luna:
 “Ti siamo vicini e ti vogliamo bene”."

°Anja
Babelez
Johnson
M&M
Baol
Jane°
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 01:53 | link | commenti (1)
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°Oh such a perfect day°



(Milano, parco del Sempione, giugno 2007)
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 01:42 | link | commenti (1)
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sabato, giugno 16, 2007

Sola. Sòla, con la o aperta.
Sòla, pacco, come pacco regalo di compleanno con dentro il mio biglietto per l'Heineken Jammin' Festival, un concerto degli Smashing Pumpkins che NON vedrò. Pacco come una tromba d'aria, una

TROMBA D'ARIA???
sul MIO concerto???
EH???
????

Però io e Johnz ascoltiamo gli Smashing Pumpkins lo stesso,
dopo una lunga colazione a mezzogiorno e quaranta,
ce ne andremo al parco,
nonostante la nostra rabbia siamo ancora topi in gabbia,
e in compenso....
(vedi documentazione fotografica allegata)




(on air: Smashing Pumpkins
on stage: Negramaro)

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 13:36 | link | commenti (3)
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venerdì, giugno 15, 2007

Domattina un colloquio, il PRIMO mai fatto.
Da certi tipi che fanno...bè, comunicazione.
A Milano, in casa di Johnson con tutti i mobili nuovi Ikea.
Questo è quanto c'è da sapere in questa vigilia.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 01:03 | link | commenti (4)
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giovedì, giugno 14, 2007

Mentre passo con la macchina resto bloccata nella festa del paese: mi accorgo che la primavera del Borgo scivola lenta in un'estate con il profumo dell'inizio dell'estate nel Borgo: ed è profumo di bancarelle di dolci e del caldo del pomeriggio, che diventa una sera fresca, ancora fresca per il momento. La festa, le luci, troppe, troppo forti, da paese. Il giglio a Sant'Antonio e le lenzuola ricamate distese sui balconi, il pane benedetto e la pesca di beneficenza. Il giro nelle bancarelle. La pannocchia bollita.

Mentre ci passo con la macchina una sera che ho addosso un bel vestito, mi metto a pensare non so perché alle persone che mi proteggono.

Le persone che mi guardano e mi proteggono sono tante, e ne ho la percezione perché se n'è appena andato mio cugino, risalito sul suo motorino 150 vinto con la lotteria della pizzeria per il quale non ha la patente, risalito dopo che è passato da me a mangiare la torta di compleanno e darmi innumerevoli abbracci e sdrammatizzare tutto, e poi offrirmi un passaggio sul suo motorino vinto.

Mio cugino è una persona che veglia e protegge, che ha una spalla comodissima.
Poi c'è G., che mi trascina fuori di casa praticamente ogni tardo pomeriggio per un aperitivo che in realtà è una passeggiata e un'interminabile filo di chiacchiere.
E c'è F. che mi regala un ciondolo con una farfalla e organizza sere sul suo balcone nuovo dandoci da bere e da mangiare tutto quel che ha in casa, senza curarsi se non lo aiutiamo a rimettere a posto.
Poi c'è l'amico che conosco da 10 anni e che mi adotta per una sera: mi porta al cinema e poi a prendere da bere e mi chiede cosa sto scrivendo. E quello che mi promette una sera a girare in macchina ascoltando canzoni divertenti, appena potrà.
Ma le persone che mi proteggono sono anche quelle che mangiano lo zucchero filato per strada con me, o che mi dicono stai scherzando? Quando gli chiedo se è un problema venirmi a prendere alle nove all'aeroporto.
O quelle che da lontano mi mandano due messaggi di auguri, uno all'inizio e uno alla fine del compleanno.
E quelle che mi sorridono quando entro in aula, che mi allungano una busta con una cartolina e un fiore di legno prima di scappare via e portano ballerine rosse e mi chiedono sempre cosa ho fatto, cosa farò.
Oppure quelle che prendendomi in giro mi fanno notare che si sono accorte che non sorrido da un po'.
E poi ci sono ovviamente le persone che non si stancano di abbracciarmi; e quelle, che è una ed è M., mio fratello, che quando dal frigorifero prendono una Red Bull ne prendono una anche per me, e mi portano un caffè a metà pomeriggio e vengono a trovarmi in camera mia con una scusa.

Alcune di queste persone sono il tetto della mia casa, altre un ombrello per un giorno in cui piove più forte; altre sono la volta, la chiave di volta ed il cielo: se non ci fossero loro sarebbe il segno che qualcosa di molto grave è accaduto al mondo.
Tutte stanno comunque lì sopra: di conseguenza niente di particolarmente brutto, credo, può venire giù.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 02:00 | link | commenti
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lunedì, giugno 11, 2007


...aggiornerò man mano, durante la giornata.





"Cara amica!

Tanti tanti auguri!

Lo so, lo so. Siamo tutti depressi, persi nel torpore di un futuro che non c’è…eppure pensa a quanto è sacrosanta questa nebulosa…e quanto è comoda , impregnata com’è di libertà.

Pensa all’inevitabilità del lavoro qualunque che noi non cerchiamo e all’insopportabile ipotesi di una vita beige... molto meglio allora la nebulosa multicolor, il pasticcio cangiante delle nostre aspirazioni!

Vivi bene questa giornata di festa.  E tutte quelle che seguiranno.

Un abbraccio.

alessia."

 

 

"Auguri, auguri di tutto cuore. Auguri soprattutto di riuscire a continuare a coltivare un gusto particolare per i piccoli piaceri...un abbraccio."

(F.)



"Tanti auguri a te, tanti auguri....vabbè"

(Johnz, al telefono) 


 

 

"Buon compleanno bella di zia. Questo è l'anno giusto per il tuo futuro."

(Zia)


 

"Lucy a Linus: - Un giorno dovrai abbandonare quella coperta! Un giorno dovrai stare dritto sui tuoi piedi! Un giorno dovrai diventare adulto e affrontare la vita senza l'aiuto di nessuno! -

E Linus: - Un giorno... -

Semplicemente perché credo che tu abbia una morbida e colorata coperta a quadri a cui aggrapparti per superare questo periodo.

Non arriva mai il giorno dell'abbandono, non credi?

Ti auguro una calda giornata. Buon compleanno."

(K.)


 


"non sapevo fosse il tuo compleanno, ma dai post del tuo blog sembra
inequivocabilmente così...
auguri dunque, e che ogni anno che passi serva a nascondere sempre più
protetto il fanciullino in noi, che spaventato dall'incedere del tempo
sempre cerca la via della fuga e noi sempre meno possiamo mostrarlo al
mondo, perché il mondo vero è adulto. perciò trattieni delicatamente
quel fanciullino, è quello che si chiede dove vanno le anatre d'inverno.
auguri ancora."

(R.)

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 13:12 | link | commenti (11)
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domenica, giugno 10, 2007

Ci vorrebbe tipo un viaggio.
Tipo...

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 11:36 | link | commenti (5)
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giovedì, giugno 07, 2007

COSATISUCCEDE


Prendo in mano la situazione per un secondo.
E vado a leggere il blog di una ragazza che conosco.
Che conosco, e per certi versi invidio.
E non ci ho mai parlato tanto.
Però mi intriga, e mi inquieta pure un poco.
E leggo questo:

"Io ero una persona davvero curiosa nei confronti del mondo.
E allora cosa mi sta succedendo?"

E penso: eh già! Pure io!
E penso: ma a me, cosa mi sta succedendo?
E penso che stasera dovevo spiegarlo a Gabriella, seduta al tavolino all'aperto di un bar, e nemmeno ci riuscivo.
Con tutto che ci conosciamo dall'istante in cui lei è nata (perché è nata dopo) e che non ci sarebbero nemmeno volute tante parole.
E penso che mio padre non mi rivolge praticamente la parola da un mese perché non ho voluto spiegargli cosa mi sta succedendo.
Ma in realtà non sapevo proprio come spiegarlo.
Non c'è niente da fare, non lo so, non lo so dire.

E invece no. Io lo so. Io sono brava con le parole. Perciò io lo SO dire.
Quindi cosa mi sta succedendo?

Mi sta succedendo questo.
Che non so davvero cosa fare della mia vita.
Che non so nemmeno più se davvero voglio scrivere.
Che ho cominciato a scrivere innumerevoli cose che non ho portato a termine, in questi mesi: per cui forse non dipende dalle cose o dalla mia stanza o dall'angoscia del mondo, ma è proprio scrivere, forse è che io dovrei fare altro.
Che non ho più concentrazione, voglia, volontà. E programmo foglietti di impegni che non rispetto perché quando chiudo il foglietto è per allontanare gli impegni dalla testa, dalle dita, e non riaprirlo mai più.
Mi succede che vorrei essere da un'altra parte, da una parte che non sia qui e che sia viva e colorata come questo posto non sarà mai, e però contemporaneamente muoio di paura all'idea di essere da un'altra parte che non sia questo borgo incantevole e pieno di piccioni.
Mi succede che da quando un amico ha preso casa da solo ho capito che sarebbe una caramella per l'anima andare via di casa e vivere da sola in un monolocale che sia mio, mio come è suo il suo, con le pareti rosse e un grosso letto e una bella vista dal balcone.
Pure, se non ho uno straccio di lavoro e di soldo non vedo come potrei.
E intanto non si riesce più a vivere come si è sempre fatto in famiglia, perché con tutto che c'è un fratello splendido non ne puoi più di assistere alla vecchiaia dei tuoi genitori.
Quindi mi succede che i miei genitori invecchiano in modo triste, stanco.
Davanti alla televisione, ma peggio: a due televisori diversi.
Si entusiasmano per un frigorifero, per un tipo di pane particolarmente buono.
Io non voglio diventare così ma loro sono pur sempre i genitori, uno pensa che dovrebbe imparare, dovrebbe ispirarsi, dovrebbe seguire degli esempi.
Così mi succede che poi non so più che fare quando comincio ad augurarmi che, perdìo, siano loro a scuotersi, a cambiare, a seguire un po' l'esempio mio. Di mio fratello quantomeno.
Allora penso che non voglio più stare in questa casa di polvere però non ho nessuna scelta se non aprire forte il balcone per far entrare luce, e andare a guardare la Tv nella stanza di mio fratello, ma con lui. Ridendo, parlando, dicendo.
Succede che non ho nonni, che li vorrei avere.
Che nella mia famiglia, contando sulle dita, forse ci sono giusto un paio di persone che un po' mi assomigliano.
Che non troverò mai lo spazio per una delle mie idee a qualsivoglia cena di famiglia. Che ogni volta diventa una litigata colossale, e mio padre si agita pericolosamente con una vena gonfia sul collo, e le mie zie dicono banalità oscene.
Che mi sono stancata del Sud dell'Italia. Che mi pianga ogni volta in cuore quando guardo ai lati dell'autostrada, dall'autobus, sulla Salerno-Napoli.
Poi se vogliamo andare più in fondo mi succede che da sei mesi la mia vita è cambiata, è rivoluzionata, e tutto in fondo è partito da un incontro con una persona che non so più precisamente chi è.
Che adesso anche le ultime cose che erano rimaste ferme stanno volando via, ma in cambio non ho ottenuto niente. Si è solo smosso tutto, mobilitato tutto, alterato tutto, e non so cosa sia rimasto dei vecchi equilibri.
Quindi mi succede che gli equilibri non esistono più e che io mangio un terzo di quello che mangiavo, taglio i capelli di continuo e il più delle volte li taglio da sola, dormo di più il pomeriggio che di notte e spesso mi viene voglia di un abbraccio a bruciapelo, così, e di chiamare persone che poi non chiamo, per chiedere cosa pensano di me.
Però mi succede anche che ripenso spesso a quando ero piccola, e mi viene nostalgia di me, così: mi dispiace che non esista più in nessuna parte del mondo quella bambina che giocava sempre da sola e faceva le collane con la pasta a tubetti tenuta cinque minuti a mollo nell'acqua colorata, e le appendeva ad asciugare al balcone.
E poi mi succede che quando vado a Napoli mi sento così enormemente inadeguata, perché c'è sempre qualcuno che sa fare le cose meglio di me e anche che si veste meglio di me, e sono tutti spigliati e disinvolti e se c'è una cosa di cui sono matematicamente certa è che io non sarò mai bella e sicura come le ragazze del Vomero. E che quando sono a Napoli certe volte mi pare di portare scritto CAVA DE' TIRRENI PROVINCIA DI SALERNO a lettere di fuoco sulla fronte. E che comunque non voglio stare a Napoli: e che quando sono in autobus e mi avvicino non faccio che pensare dai, è solo una città, è solo una città, non ti fa niente.
Poi mi succede che non mi importa più molto di tante cose, di tante persone: sono disposta a chiudere i conti, tutti i conti che non valgono la pena di essere tenuti aperti.
Vorrei poter dire che con la stessa temerarietà risolverò per il meglio quelli che meritano di essere lasciati aperti: ma se lo dicessi adesso, forse sarebbe ancora l'alcool dell'aperitivo, quello che mi scende dritto nelle gambe, a parlare per me.
"E anche se sapessi farlo, non sono sicuro che ne avrei voglia".
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 22:52 | link | commenti (10)
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lunedì, giugno 04, 2007





 
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 11:56 | link | commenti (10)
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domenica, giugno 03, 2007

(Digressione due: di quello che si sogna una mattina mentre fuori piove -

Succede che mio nonno non era veramente morto come tutti lo avevamo creduto ma se n'era andato in Sudamerica e là aveva vissuto tutto il resto della sua vita, il resto dopo che noi lo avevamo creduto morto quando io ero davvero molto piccola e questo è successo nella realtà, che lui sia morto intendo. Invece me lo ritrovo in un letto, che è tornato, è un uomo piccolissimo e fragile e io non me lo ricordo, non lo ricordo come mio nonno, ma contemporaneamente so che è mio nonno, sento dell'affetto per lui, se capite. E poi mi incuriosisce un sacco, quest'uomo tornato dal Sudamerica, con la pelle di un colore che non è da persona adulta ma a metà tra un bambino e una persona di un film, una pelle da film, finta. E liscissima, e invece dovrebbe essere un vecchio, un vecchio molto vecchio. Comunque entro nella stanza, lui è disteso nel letto, sono tutti intorno a lui e mi pare che lui dica qualcosa tipo non ne posso più, non mi resta ancora tanto. E' molto stanco, è tornato perché è malato ma io non capisco malato di cosa, è una di quelle cose che non si vedono all'esterno, sembra solo stanco comunque. Ci mettiamo a parlare. Non ricordo come succede: se sono io che gli chiedo o è lui che da solo comincia a dire, a raccontare, a mostrare e spiegarmi.
Mi dice tante cose, parla spagnolo, anche. Pare fosse una persona piuttosto conosciuta là in Sudamerica dove è andato. Forse faceva il cantante, o il musicista, una cosa così. Mi mostra dei disegni, dei piccoli libri, ci sono libri d'arte e mi chiede se riconosco i pittori e io sì, questo è Picasso, questo è quello lì che faceva tutti quegli omini neri (non ho la minima idea di chi stessi parlando nel sogno, ma mio nonno lo conosce, sembra compiaciuto che lo conosca anch'io). Mi mostra piccoli fumetti in spagnolo, ad un certo punto sono io che comincio a chiedergli delle cose, e parliamo anche di musica, poi ci scambiamo qualche parola in spagnolo, mio nonno non sembra più così stanco, è uno strano sogno, mi sento così bene a parlare con questa persona e pure nello stesso tempo così triste, così profondamente triste che mi sveglio in lacrime, anzi, mi svegliano proprio le lacrime. E una delle ultime frasi che penso nel sogno è "c'era una sola persona simile a me nella mia famiglia, e sta per morire.")
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 12:05 | link | commenti (3)
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venerdì, giugno 01, 2007

(Pikkola digressione per K

Come mai quella faccia?
No, sai, immaginavo che...
Alt, alt, parola falsa. Non penserai mica di conoscermi così bene.
No, è che pensavo...
Parola falsa. Non mi interessa quello che non posso vedere.
Sì, ma io mi sento...
Alt, alt. Non ti vedo, sono voltato di là.
Quello che faccio...
E tu questo lo chiami fare?
Quello che farò...
Alt. Tempo verbale errato.
Ma se ti dico...
Le parole non mi interessano.
Ma io amo le parole. Le parole che uso sono vere.
Ma se nemmeno tu sei vera.
Però credi alle parole, ti prego. Sono la cosa più potente che so usare.
Io disprezzo le parole, io accartoccio le parole. Le tue parole non mi sfiorano.
...
Non parli? E adesso perché non parli? Non sai cosa rispondermi?
No, è che...io me ne vado.
Vattene, vattene pure, per me è lo stesso. Solo non fare scene per favore.
E' che credevo che tu...
Che io cosa? Non penserai veramente di conoscermi?
Io...
Tu sei una persona troppo SICURA.
Io.
Tu.
Sicura io.
Scusa non sento, sono girato dall'altra parte.
...
...
...
E allora? Adesso che cosa provi?
Niente.

Non provo niente.)
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 21:23 | link | commenti (3)
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