A volte le acque del lago si agitano per...

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LEGGO...

°Marcela Serrano - L'albergo delle donne tristi°
°W.I.T.C.H.°
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ASCOLTO...

°The Cure°
°The Smiths°


GUARDO...

°Troisi°



A Jane piace...

Il mare, le colline, soprattutto se può girarci in Vespa. Camilla, la sua cagnina appena deforme, i bambini e le cose da bambini, tutti i dolci con particolare predilezione per quelli molli e colorati, budini creme e gelatine. Le piace andare in vacanza in una enorme capitale europea e girarla in bicicletta o in metropolitana e accorgersi di capirla. Leggere e soprattutto scrivere. Capo Nord, e soprattutto arrivarci in macchina ascoltando Noi non ci saremo dei CSI. Gli scrittori sudamericani, Marquez, Allende, Serrano, Amado, ma anche Calvino, Baricco, Neruda e Ungaretti, Stephen King, Jonathan Coe, Neil Gaiman e le meravigliose graphic novel di Dave McKean. Il suo poeta preferito è Nazim Hikmet che però in questa fase si contende i primi posti con Pedro Salinas. Le piace il Corso e passeggiarci di pomeriggio, preferisce da sola, se deve scegliere. Le piace il caffè Roselli e la cioccolata calda al peperoncino, ma anche un tè alla vaniglia e, lì, parlare. Ama la complessità. Ama alla follia il cinema. Le piace da morire Buffy the Vampire Slayer, il telefilm più intelligente del mondo, e ha trovato ILLUMINANTE la visione di Evangelion. Le piace cantare. Le piace il rock ma anche la musica etnica, balcanica, sudamericana, il fado e il tango argentino, ama i Buena Vista Social Club e i cantautori italiani, De André, Rino Gaetano, De Gregori. Ama la musica indie che sta scoprendo poco a poco. Idolatra gli U2 e Tim Burton. Ama l'arte, i fumetti e il teatro. Le piacciono Monet, Rodin e i Peanuts (senza i quali non sarebbe mica stata la stessa persona). Le piace recitare. Le piace chiacchierare fino a tardi con le candele e la Nutella, come si faceva in quella casa piccola di Barcellona. Ama Barcellona, parlare spagnolo e viaggiare. Ama troppe altre cose e lo spazio qui è quello che è.

A Jane NON piace...

Sentirsi ansiosa, agitata (ma le succede spesso), litigare con qualcuno al telefono, essere costretta a vestirsi bene, fingere che le stia simpatico qualcuno che non le piace, dover dire di no alle persone. Andare ai matrimoni di chi non conosce, trovarsi in un ambiente dove tutti sono all'ultima moda e ballano i successi dell'estate, i caffè alla moda del Corso, l'aperitivo per farsi vedere. Non le piacciono l'estremismo e gli intellettuali che fanno gli intellettuali. A Jane non piace vedere allontanarsi le persone anche se spesso va così. Non le piacciono le verdure e nemmeno gli insaccati, fugge davanti al salame a fette. Non le piace rendersi conto di essere grande, crescere e via discorrendo. Non le piace sentirsi invisibile, anche se a volte sì. Non le piace rendersi conto che purtroppo, per l'ennesima volta, ha sopravvalutato. A Jane non piacciono le persone superficiali e poco sensibili, e i mediocri per scelta. Non le piacciono i silenzi pesanti, ma non le piace chi parla in continuazione. Non le piace dormire poco e sentirsi stordita. Non le piacciono le bevande alcooliche a parte la sangria e qualche vino rosso, fatta eccezione per certi goliardici rum e pera. Non le piacciono i ragni, i vestiti firmati e gli orecchini di oro giallo. Non le piace il gel nei capelli e chi fa il cinico per forza.

Che tempo fa oggi nella valle?

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Vi siete tuffati in: *loading*


 



"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.

Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."

(Pablo Neruda)


°Gein°
°BecckOnFlickr°


PERSONAGGI e INTERPRETI:

IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.

COLEI CHE E'
NEL MARE

Nel ruolo di quelbruco.

G.
Nel ruolo di SISTER

L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR

I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.

LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA

Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.

IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.

CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.

CONTINUA...

Nei dintorni del lago c'è questo di bello:































































































domenica, aprile 29, 2007

V

Ho appena fatto vedere V for Vendetta a mio padre.
Con l'inganno: basta andare in salotto e mettere un film che abbia qualche effetto speciale chiassoso, aspettare qualche minuto, e lui farà capolino dalla porta a vetri di sicuro, perché lo attirano questi rumori forti.
Non so cosa ne abbia pensato, l'ho visto perplesso ma incuriosito, gli ho anche spiegato che cos'è un romanzo grafico.
Non so se questo c'entri qualcosa, ma prima, a tavola, c'è stata una lunghissima discussione soprattutto tra me e mia zia, che ha iniziato a parlare del Marocco come potrebbe parlarne solo una habituée del turismo da villaggi vacanze, e successivamente di quanto siano moralmente deprecabili le slave che vengono a rubare gli uomini sposati alle italiane. Questo mi succede spesso almeno con un membro della famiglia alla volta, stavolta è toccato a mia zia con cui non era mai successo prima. Ma le sue idee e la sua cecità su come stanno sostanzialmente le cose nel mondo non sono mai state un mistero, per me.
Poi c'è mio padre che si dice di destra estrema, ma in realtà è inclassificabile, diciamo che riesce ad avere le idee confuse in un modo tutto suo, ritenendo di averle perfettamente chiare. E c'è mio cugino che abbiamo sempre saputo di pensarla agli estremi opposti, ma adesso che siamo grandi non litighiamo più perché almeno, lui, ragiona. Invece non c'è logica in quello che dice mia zia. C'è pericolosità. Infatti lei si arrabbia, io no.
E poi c'è mio fratello che seduto di fronte a me mi lancia delle formidabili occhiate d'intesa proprio nel momento in cui me le aspetto. Quando mio padre dice qualcosa che non ricordo sugli zingari, mio fratello sembra spazientito e cerca di parlare, accenna giusto l'inizio di una frase anche se non la continua, forse perché pensa che sono io quella più qualificata a parlare di queste cose.
Ma io quando l'ho guardato mi sono sentita come quando Evey gira l'angolo e vede la ragazzina con la bomboletta spray rossa in mano, che sul cartello pieno di slogan finti disegna una grossa V.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 18:31 | link | commenti (5)
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venerdì, aprile 27, 2007

Quando stamattina mi sono svegliata ho chiuso il blog. Ho trovato mia madre insolitamente allegra, faceva le pulizie e ad un certo punto ha acceso lo stereo per ascoltare "La Paranza" di Silvestri. Riflettendo che dovrei tagliarmi i capelli, mi sono vestita con una maglietta gialla, sforzata di mascherare lo sfacelo dei miei occhi dopo ieri sera con la solita linea di matita nera, che a dirla tutta è un po' poco.
Così sono salita su questo autobus per Salerno, in fondo costa solo un euro e ci vuole veramente poco, meno del tempo che ci vuole dal Vomero al centro storico quando vado a lezione, a Napoli.
Così ho ascoltato per molte, molte volte Satellite of Love di Lou Reed, nell'autobus: l'avevo saltata all'inizio perché pensavo mi avrebbe fatto sentire peggio, e invece realizzavo quanto mi facesse sentire meglio e quanto funzionasse un po' come la famosa caramella per l'anima, il che è una di quelle cose inaspettate che a volte succedono in questi momenti così.
Pianificavo la prossima salita a Bologna e speravo che ci fosse il sole a Salerno. Cosa che si è puntualmente verificata: puoi stare sicuro che quando ti sposti di pochi chilometri da Città Tossica, in qualunque direzione, trovi il sole.
L'obiettivo era, e non è nuovo, la libreria Feltrinelli. Perché io abito in quel tipo di posto che se vuoi fare un giro alla Feltrinelli devi cambiare città. E in alcuni momenti non è male: ti dà una scusa per uscire una mattina e renderti conto che sai ancora andare a Salerno da sola, ascoltare canzoni in mp3, prendere un caffè di fronte alla libreria ascoltando le cameriere straniere parlare un buffo italiano, spingerti fino a certe vetrine di certi negozi a cui vuoi dare un'occhiata, constatare che le ballerine costano sempre a partire da 33 euro in su, decisamente troppo.
Alla Feltrinelli compro i due volumi di Persepolis di Marjane Satrapi che avevo puntato da tempo, in realtà non li compro ma uso i punti della tessera, ne ho più di cento oramai e avevo deciso di spenderli tutti in graphic novels. Sono due volumi cartonati, esteticamente belli, uno rosso e uno blu.
Scovo finalmente il libro di Luna, in un angolo del piano superiore. E' l'ideale perché cercavo un libro da leggere per un'ora sui divanetti neri vicino alla vetrata, quella che dà sul corso e da dove passa sempre il sole. Leggendolo mi accorgo che mi fa parecchio effetto, che forse non avrei scritto quelle cose proprio nello stesso modo ma quelle cose, in un certo senso, mi sono familiari. Almeno qualcuna. E mi smuovono dentro una serie di corde che poi, quando esco in strada, sento risuonare ancora.
Così alla fermata dell'autobus che mi riporterà indietro stilo anch'io nella mia mente un formidabile J'accuse contro me stessa, ma lo faccio con clemenza e con una certa dose di affetto e comprensione.
Mi dico che quello che proprio non capisco, è che perdìo, ci sono molte vite che rotolano investite da qualcosa, un fatto, un trauma, una di quelle cose da Charles Dickens perlomeno, i genitori separati la nonna che ti picchiava, tuo padre era un donnaiolo e tua madre si è giocata fino all'ultimo centesimo al bingo, o non c'è mai stata, o non c'è mai stato nessuno. Ma per me no. Intendo traumi, qualcosa che si è rotto anni fa, se ci ripenso non si è rotto proprio niente e non se n'è andato mai nessuno. Tutto è sempre stato estremamente ammorbidito e arrotondato come in una puntata degli Orsetti del Cuore. Da quando abbiamo avuto l'età della ragione ci è sempre stato permesso di fare sostanzialmente quello che volevamo. E vivere in una piccola città ha i suoi vantaggi: in fondo sei sempre al sicuro, sai sempre dove andare, e ci sono poche possibilità che tu ti perda. Per cui da dove viene questa specie di modo tormentato di essere, che ho sentito sempre, e che mi fa perdere spesso e ritrovare qualche volta, ed è una specie di rotella da ingranaggio che da qualche parte dentro di te senti macinare giri su giri, anche quando dormi, anche quando c'è il sole, è raro che tu riesca a distrarti da quella specie di rumore sgradevole.
Ho pensato questo e ho pensato che questa specie di rotella mi obbliga a utilizzare più forza del dovuto, e visto che si trattava di un J'accuse ho ammesso pubblicamente che sono ancora lontana: dalla forza.
Però ho avuto un mattino-caramella che poteva essere un inferno, e mentre in autobus leggevo Persepolis ho guardato fuori, e mi sono seduta dritta: ho allungato la schiena più che potevo, ho pensato che non mi ranniccherò più, se posso evitarlo.
Spero che lui non abbia visto soltanto la persona debole, in me, spero che gli sia rimasto un minimo di fiducia nella mia possibilità di farcela. Sarebbe molto importante, sarebbe bello.
Per quanto riguarda me, oggi restituirò un po' di cose prestate, cercherò di non dormire per metà pomeriggio, prometto prometto e solennemente prometto. Faccio mie una per una le parole di un'amica, e mi impegno a procurarmi qualche momento glorioso, a provare ad essere come Bismarck davanti al Reichstag, come Julien Sorel nei salotti parigini.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 14:46 | link | commenti (4)
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martedì, aprile 24, 2007


 
Un piccolo omaggio ai miei studi degli ultimi giorni.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 18:09 | link | commenti
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lunedì, aprile 23, 2007

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 18:57 | link | commenti (2)
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sabato, aprile 21, 2007

"Ho sassi nelle scarpe
e polvere sul cuore
freddo nel sole
e non bastan le parole

Mi spiace se ho peccato
mi spiace se ho sbagliato
se non ci sono stato
se non sono tornato

Ma ancora proteggi
la grazia del mio cuore"
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 10:38 | link | commenti (3)
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mercoledì, aprile 18, 2007

Tiro il fiato

Dopo quasi cinque ore di O.C., decido che è ora di fare lo zaino. Salgo sul treno per Napoli alle 17.43. Ci metto quasi due ore ad arrivare al Vomero.

Janefratello: fai gli esercizi con me. Tu sei pazzo. Vabbè allora se proprio non li vuoi fare, aiutami almeno. Stai seduta sulle mie gambe mentre faccio gli addominali alti. Mi fa leggermente male la testa me deve essere per le cinque ore di televisione. Teniamo la finestra socchiusa. Fa una specie di caldo.

Mattina, Decumano. Alessia: poi a volte capita che devi uscire da te stesso, sai no? Uscire tipo dal tuo corpo. E quando uno si guarda da fuori magari capisce di cosa ha bisogno. Ho pensato un sacco a te in questi giorni. Hai fatto il test per i dialoghisti alla rai? Io l'ho finito la notte scorsa.
Mattina, fuga dalla lezione. In aula luci spente, guardiamo un film, ma io scappo e vado all'aperto, un po' di sole. S.Gregorio Armeno con le classi in gita. Un caffè. Tre caffè. I vestiti primaverili alle bancarelle. Alessia mi accompagna, guardiamo i vestiti.  I negozi trafficati anche alle due del pomeriggio, i vicoli, S.Marcellino in pausa pranzo.  Sole, ma senza caldo eccessivo, una giornata splendida. Alessia: come mi sento giovane qua. Come mi sento alternativa qua dico io, ridiamo. Vuoi portare tu il Manifesto? Tienilo in bella vista però. Papà mi ha dato dei soldi extra e qualcosa mi comprerò. Comprerò pure due o tre mele e una bottiglia di coca-cola light, più quei rotoli di pandispagna alla frutta che piacciono anche al Janefratello e costano 69 centesimi al Despar di Via Bernini.
Lunghe telefonate. Leggo: il racconto di un trasloco, il racconto di un concerto di Giovanni Allevi. Allora esistete, allora esisto ancora pure io. E a casa del Janefratello si scrocca il wireless, e io che avevo provato giusto per scrupolo.
Tiro il fiato, un momento.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 15:37 | link | commenti (11)
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domenica, aprile 15, 2007

LA CITTA' TOSSICA
(COME SOPRA)



Conversion, software version 7.0
Looking at life through the eyes of a tired hub
Eating seeds as a pastime activity
The toxicity of our city, of our city
Now, what do you own the world?
How do you own disorder, disorder
Now somewhere between the sacred silence
Sacred silence and sleep
Somewhere, between the sacred silence and sleep
Disorder, disorder, disorder
More wood for the fires, loud neighbours
Flishlight riveries caught in the headlights of a truck
Now, what do you own the world?
How do you own disorder, disorder
Now somewhere between the sacred silence
Sacred silence and sleep
Somewhere between the sacred silence and sleep
Disorder, disorder, disorder
Now, what do you own the world?
How do you own disorder, disorder
Now somewhere between the sacred silence
Sacred silence and sleep
Somewhere, between the sacred silence and sleep
Disorder, disorder, disorder
When I became the sun
I shone life into the mans hearts
When I became the sun
I shone life into the mans hearts
(System of a Dawn)


(tu sei l'unica che non cambia mai, mia cara città tossica.)
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 12:09 | link | commenti (1)
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sabato, aprile 14, 2007

Nelle settimane scorse ho parlato sempre, anche troppo.
Perciò adesso credo che posso evitare.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 16:35 | link | commenti (1)
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mercoledì, aprile 11, 2007

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 13:19 | link | commenti (4)
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lunedì, aprile 09, 2007



E' Pasqua e sono tornati tutti.
Ieri sera me li sono ritrovati tutti nel locale dove suona il guru, tutti o quasi, appena ritornati.
E' tornato Luca, che prima lavorava a Londra e poi a Dublino e adesso lavora a Madrid, parla ogni giorno con gli indiani e i polacchi e fa un lavoro che in italiano nessuno sa bene come tradurre, per la General Motors.
E' tornato Nico che studia a Siena per la specialistica e parla in dizione con l'accento toscano e prova a convincermi della necessità di leggere la retorica di Aristotele.
E' tornato Alessandro che fa il consulente per una banca ma è laureato in matematica, per cui si occupa di una cosa che si chiama il calcolo del rischio che in un certo senso è affascinante, e quando torna ci chiede per prima cosa se le coppie che sapeva lui stanno ancora insieme, perché è solito alle gaffes.
E' tornato Giovanni che a Milano fa il personaggio di Spoon River e a Salerno vive praticamente sul mare.
E' tornato Mucio, anche se non lo so, perché come mi fa giustamente notare non mi faccio vedere e neanche sentire.
E' tornata Irene che fa la maestra a Verbania, dove la neve è vera ed è pure alta, e le sette di mattina sono nere come il carbone e fredde come marmo.
E' tornata Tiziana che adesso fa la giornalista in Spagna e parlerà qualcosa come otto lingue.
E' tornata Alessandra, che per un paio di giorni ci guarda tutti come se ci stesse rimproverando qualcosa, facendomi sentire infinitamente inadeguata. Ubriaca e triste, nervosa, ostentatamente allegra, mi sento sempre responsabile, per lei. Come sempre.

Il pensiero naturale è che se ne stanno andando tutti, pochissimo per volta. Come nel mondo accade.
Ci manca solo quelbruco, che non è tornata, in giro per quelmondo.
A te mando un confetto a cannella e un seme di girasole, un orecchino a pallini e un tulipano di stoffa, e ti abbraccio, ovunque tu sia.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 00:54 | link | commenti (3)
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venerdì, aprile 06, 2007

JANE PRESENTA:
-VENERDI' SANTO AL SUD-
-UNA RICETTA CHE VALE UNA VITA.-
FATENE BUON USO!

 Imparate da Jane e
dalla mamma:


INGREDIENTI PER LA PASTIERA - per 12 persone:

- una confezione da 1 kg. di pasta frolla surgelata
- gr. 700 di ricotta
- gr. 600 di zucchero
- gr. 400 di grano cotto
- 1 limone
- gr. 50 di cedro candito - gr. 50 di arancia candita
- gr. 50 di zucca candita (si chiama "cucuzzata") oppure altri canditi misti
- gr. 100 di latte
- gr. 30 di burro o strutto
- 5 uova intere + 2 tuorli
- una bustina di vaniglia
- un cucchiaio di acqua di fiori d'arancio
- un pizzico di cannella (facoltativo)

PROCEDIMENTO:

-Fate scongelare la pasta frolla a temperatura ambiente.
-Versate in una casseruola il grano cotto, il latte, il burro e la scorza grattugiata di 1 limone; lasciate cuocere per 10 minuti mescolando spesso finché diventa crema.
-Frullate a parte la ricotta, lo zucchero, 5 uova intere più 2 tuorli, una bustina di vaniglia, un cucchiaio di acqua di fiori d'arancio, e un pizzico di cannella (facoltativo)
-Lavorare il tutto fino a rendere l'impasto molto sottile. Aggiungere una grattata di buccia di limone e i canditi tagliati a dadi. Amalgamare il tutto con il grano.
-Prendete la pasta frolla scongelata, o quella fatta da voi, e distendete l'impasto fino allo spessore di circa 1/2 cm con il mattarello. Poi rivestite la teglia (c.a. 30 cm. di diametro) precedentemente imburrata, ritagliate la parte eccedente, ristendetela e ricavatene delle strisce.
-Versate il composto di ricotta nella teglia, livellatelo, ripiegate verso l'interno i bordi della pasta e decorate con strisce formando una grata che pennellerete con un tuorlo sbattuto.
-Infornate a 180 gradi per un'ora e mezzo finché la pastiera non avrà preso un colore ambrato; lasciate raffreddare e, prima di servire, spolverizzate con zucchero a velo.

 

p.s. Jane consiglia musica in sottofondo, e se ce li avete sottomano, in un angolo della cucina, qualcuno di questi:


Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 16:21 | link | commenti (5)
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giovedì, aprile 05, 2007

Mela. Caffè. Fumetto. Fuori piove di nuovo. Ieri: ore nove e trenta: ancora nell'autobus. Ore dieci: arrivo a Piazza Garibaldi. Fa freddo. Ore dieci e trenta: corsa per prendere la metro. Ore undici meno dieci: arrivo a Campi Flegrei. La stazione è bella, Piazzale Tecchio mi mette sempre allegria. Fuorigrotta deve avere qualcosa nell'aria che mi mette di buonumore. Quando arrivi qui è sempre il posto più assolato del mondo, perché vedi? Anche stavolta il sole è spuntato. Ore undici. Cammino verso la Rai, stamattina niente Fox in the snow. Solo qualche pozzanghera, un sole pallido che mi fa un gran bene. Oggi: ore undici e trenta, Cork, Irlanda. Questa non è la solita villa comunale, facciamo che è il parco di un posto dove non sono stata mai, facciamo che è Cork. Cork, Irlanda, per fortuna oggi c'è il sole a Cork e posso sedermi sull'erba. Niente braccia incrociate, anche se fa freddo. Non darò l'impressione di essere arrabbiata, non lo sono. Niente braccia incrociate, gioco con le margherite. Ricordarsi solo di quando venivo qui da piccola, a cogliere i fiori, qui a Cork intendo. Ore dodici e trenta, ore tredici. Ore quattordici, ritorno a casa, dopo poco su Cork e sull'Irlanda ritorna la pioggia. Infilo il secondo maglione e penso

ma forse non penso, più probabilmente.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 16:46 | link | commenti (4)
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lunedì, aprile 02, 2007

Al Giffoni Film Festival con la scuola di mamma, per una cosa che si chiama Movie Days ed è parecchio divertente. Figuro come accompagnatrice, come accompagna-accompagnatrice, insomma ci vado perché a Giffoni conosco qualcuno, perché ci scappano due film e una giornata diversa, perché vuol dire un cinema enorme con le tende rosse e tanti bambini, e venti di questi bambini sono i miei bambini, quelli della recita di Natale, così passo sulle quattro ore e rotti di sonno e ci vado.
Ed è una giornata assolata e divertente, finisco a giocare a quei giochi che si fanno tra bambini, che ci si batte sulle mani, in autobus. Entro per la prima volta in vita mia in una cabina di regia di un cinema: e vedo per la prima volta da vicino un proiettore, e la pellicola che gira, le enormi pizze nere. Dario mi dice che è proprio come in Nuovo Cinema Paradiso, che la pellicola si può rompere davvero e tu la devi aggiustare, si usa una macchinetta che è lì sopra un tavolo dall'aria innocua e misteriosa, ci si mette lo scotch, proprio così: si aggiustano i film con lo scotch.

Tornando a casa, in autobus, sono seduta vicino a una bambina, una bambina di undici anni, a cui ne daresti di meno. Lei mi ha chiesto se mi siedo vicino a lei perché così sentiamo la musica insieme, una cuffia per ciascuna.
La bambina si chiama Anna e ha i capelli biondissimi e grandi occhi azzurri, un fermacapelli con una stella di strass bianchi, un paio di jeans e una maglietta rosa. E' una bambina da fumetto, se mi capite. La bambina mi allunga la cuffia sinistra dell'ipod, sono le sei del pomeriggio e la luce è quella del tramonto, in primavera, su Salerno. Lei è poggiata al vetro del finestrino e ogni tanto mi guarda e mi sorride molto, è una bambina molto dolce, che sorride ogni volta che incroci il suo sguardo. Io mi chiedo quale musica può ascoltare una bambina di oggi, a undici anni, allora mi incuriosisco e mi siedo con lei, le dico "metti quello che piace a te".
Anna mi dice che vuole dedicarmi una canzone, mi fa uno dei suoi soliti sorrisi, fuori è tutto verde e dolce, fresco, sono le colline in alto che scendono verso Salerno, che mi hanno sempre parlato di fresco e di nocciole, di ombra buona. Verde e azzurro, una primavera sfiorata e una gita di un giorno.
Anna mi fa sentire "ti voglio bene" di Vasco Rossi, era questa la canzone che mi voleva dedicare, sorride quando si rende conto che la conosco e la canticchio a voce bassa, guardandola con la coda dell'occhio, mentre il pullman è pieno di caos allegro. E a me sembra così bello che una bambina ascolti Vasco Rossi in fondo, intendo questo genere di canzoni di Vasco Rossi, così con il jeans e le scarpe da tennis, un tantino anni Ottanta, anche questo mi sa di freschezza e di nocciole.
La canzone che viene subito dopo è Albachiara, e io guardo Anna che guarda fuori, poggiata al vetro del finestrino, con un mezzo sorriso indelebile, stampato sulla faccia come un sottofondo, deve avere pensieri buoni di continuo, forse solo una bambina ce la può fare. E quando gli occhi registrano l'impressione visiva dei capelli biondi insieme alla maglietta rosa semplice e al jeans un poco scolorito, penso che le bambine di undici anni sedute così al sole, con i jeans e quel mezzo sorriso, sono delle albechiare tutte, tutte quante.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 20:06 | link | commenti (5)
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Why does my heart cry
feelings I can't hide
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 02:32 | link | commenti (2)
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