A volte le acque del lago si agitano per...

A proposito: il mio MSN livespace...
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LEGGO...

°Marcela Serrano - L'albergo delle donne tristi°
°W.I.T.C.H.°
°Repubblica°

ASCOLTO...

°The Cure°
°The Smiths°


GUARDO...

°Troisi°



A Jane piace...

Il mare, le colline, soprattutto se può girarci in Vespa. Camilla, la sua cagnina appena deforme, i bambini e le cose da bambini, tutti i dolci con particolare predilezione per quelli molli e colorati, budini creme e gelatine. Le piace andare in vacanza in una enorme capitale europea e girarla in bicicletta o in metropolitana e accorgersi di capirla. Leggere e soprattutto scrivere. Capo Nord, e soprattutto arrivarci in macchina ascoltando Noi non ci saremo dei CSI. Gli scrittori sudamericani, Marquez, Allende, Serrano, Amado, ma anche Calvino, Baricco, Neruda e Ungaretti, Stephen King, Jonathan Coe, Neil Gaiman e le meravigliose graphic novel di Dave McKean. Il suo poeta preferito è Nazim Hikmet che però in questa fase si contende i primi posti con Pedro Salinas. Le piace il Corso e passeggiarci di pomeriggio, preferisce da sola, se deve scegliere. Le piace il caffè Roselli e la cioccolata calda al peperoncino, ma anche un tè alla vaniglia e, lì, parlare. Ama la complessità. Ama alla follia il cinema. Le piace da morire Buffy the Vampire Slayer, il telefilm più intelligente del mondo, e ha trovato ILLUMINANTE la visione di Evangelion. Le piace cantare. Le piace il rock ma anche la musica etnica, balcanica, sudamericana, il fado e il tango argentino, ama i Buena Vista Social Club e i cantautori italiani, De André, Rino Gaetano, De Gregori. Ama la musica indie che sta scoprendo poco a poco. Idolatra gli U2 e Tim Burton. Ama l'arte, i fumetti e il teatro. Le piacciono Monet, Rodin e i Peanuts (senza i quali non sarebbe mica stata la stessa persona). Le piace recitare. Le piace chiacchierare fino a tardi con le candele e la Nutella, come si faceva in quella casa piccola di Barcellona. Ama Barcellona, parlare spagnolo e viaggiare. Ama troppe altre cose e lo spazio qui è quello che è.

A Jane NON piace...

Sentirsi ansiosa, agitata (ma le succede spesso), litigare con qualcuno al telefono, essere costretta a vestirsi bene, fingere che le stia simpatico qualcuno che non le piace, dover dire di no alle persone. Andare ai matrimoni di chi non conosce, trovarsi in un ambiente dove tutti sono all'ultima moda e ballano i successi dell'estate, i caffè alla moda del Corso, l'aperitivo per farsi vedere. Non le piacciono l'estremismo e gli intellettuali che fanno gli intellettuali. A Jane non piace vedere allontanarsi le persone anche se spesso va così. Non le piacciono le verdure e nemmeno gli insaccati, fugge davanti al salame a fette. Non le piace rendersi conto di essere grande, crescere e via discorrendo. Non le piace sentirsi invisibile, anche se a volte sì. Non le piace rendersi conto che purtroppo, per l'ennesima volta, ha sopravvalutato. A Jane non piacciono le persone superficiali e poco sensibili, e i mediocri per scelta. Non le piacciono i silenzi pesanti, ma non le piace chi parla in continuazione. Non le piace dormire poco e sentirsi stordita. Non le piacciono le bevande alcooliche a parte la sangria e qualche vino rosso, fatta eccezione per certi goliardici rum e pera. Non le piacciono i ragni, i vestiti firmati e gli orecchini di oro giallo. Non le piace il gel nei capelli e chi fa il cinico per forza.

Che tempo fa oggi nella valle?

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Vi siete tuffati in: *loading*


 



"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.

Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."

(Pablo Neruda)


°Gein°
°BecckOnFlickr°


PERSONAGGI e INTERPRETI:

IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.

COLEI CHE E'
NEL MARE

Nel ruolo di quelbruco.

G.
Nel ruolo di SISTER

L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR

I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.

LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA

Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.

IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.

CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.

CONTINUA...

Nei dintorni del lago c'è questo di bello:































































































venerdì, marzo 30, 2007

Certe volte mi sento come se non avessi contorni e potessi prendere di mezzora in mezzora infinite forme.
Allora penso a come possono vedermi da fuori, a quello che possono pensare.
Quando torno da Città Obliqua, di solito, ho la testa più piena di quando sono partita.
Ogni cosa mi sembra un ottimo spunto per una storia e pure quelle che vedo dal finestrino della Sita, piccole e squallide come solo sui margini della Salerno-Napoli. Eppure sono tutti pezzi di storie e prendono senso nella mia testa.
Io con un fermacapelli nuovo, a quadretti con un piccolo fiocco da Biancaneve.
Io per due, tre giorni con un grosso zaino blu per la strada, dove c'è dentro tutta la mia roba. Potenzialmente potrei dormire ovunque, se scelgo di ritornare a casa del Janefratello è perché ormai mi sono innamorata del Vomero e perché lui è il Janefratello, mi cucina la pita greca fatta in casa e nasconde le merendine al suo coinquilino antipatico.
Io alla Feltrinelli un bel pomeriggio luminoso, a far le bolle di sapone sotto il naso di Daniele Silvestri.
Io e Alessia a camminare e chiacchierare per ore, come se la giornata non necessitasse di nessun altro obiettivo.
Io con tutta questa roba che metto nel cd: e ci sono racconti e fumetti, poesie che conosco dal liceo, filmatini di animazione, piccoli film di George Meliès di quando il cinema era un fenomeno da baraccone, è ancora un fenomeno da baraccone dice il mio professore, e io penso alla meraviglia negli occhi di chi infilava la testa nella lanterna magica, alla fisarmonica e alla giostra, a Pulcinella e al teatrino, ai pastelli a cera, ai fiori di stoffa, a un grosso elefante a colori stampato su una maglietta, e chiedendomi se non sono veramente troppo anomala agli occhi di chi mi guarda scarto ancora una volta nella sezione fumetti della Feltrinelli, inginocchiata a guardare le graphic novels mentre Alessia sfoglia i classici, i libri di filosofia.

Cammino e guardo in alto, è l'unica cosa da fare. Ma certe volte guardo pure in basso perché mi piacciono i sanpietrini.
Potrei scrivere la storia di uno che in metropolitana si accorge che c'è una ragazza che canta a mezzavoce esattamente la stessa canzone che lui sta ascoltando nell'ipod. E poi una seconda, e una terza.
Potrei scrivere la storia di un bambino che è morto mentre giocava al nascondino e allora continua a cercare dei compagni bambini nascosti che non ritroverà mai.
Oppure la storia di una città dove un mattino tutti sono felici, ma proprio tutti tutti, e ridono e sorridono sui mezzi pubblici e per le strade e c'è quest'allegria pazzesca fino a che all'improvviso la città salta in aria.
E' che proprio non mi piacciono gli scrittori napoletani che fanno i napoletani, è che proprio non mi vanno giù molti di quelli che passano per genii e credo che a volte certi si sciolgono in complimenti perché fa figo, perché se studi cinema non puoi dire che odi David Lynch.

Odio David Lynch. E mi piacciono solo i film che finiscono bene.
E nell'ipod, stamattina, tengo tutti pezzi di fisarmonica. Che è come avere addosso una lunga gonna a fiori anche se porti i jeans, bagnati al ginocchio.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 14:50 | link | commenti (7)
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lunedì, marzo 26, 2007

Uno dei migliori film degli ultimi mesi.
E una volta tanto, si esce dal cinema tutti d'accordo.
Pure mio padre.
E pure F. che poi fa: "sò troppo bucchini 'sti Spartani."
Il che è uno di quei termini intraducibili di qui.


Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 23:51 | link | commenti (8)
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sabato, marzo 24, 2007

Un signore chiamato Winsor McCay comincia a disegnare nel 1905 una strip a fumetti sulle pagine domenicali del New York Herald chiamata "Little Nemo in Slumberland". Ogni strip narra la storia di un bambino che di notte fa un sacco di sogni meravigliosi, e poi puntualmente si risveglia nell'ultima vignetta cadendo dal letto, o quantomeno aggrovigliato nelle coperte sotto lo sguardo sconsolato dei genitori, per i quali il bimbo dovrebbe mangiare qualcosa di più sano a cena.

La Principessa di Slumberland (La Terra del Sonno Leggero) chiama Nemo ogni notte, e invia messaggeri e paggi da lui, che lo conducano nel cuore del suo Regno.
Nel 1911 il signore di nome Winsor McCay fa una scommessa con alcuni amici.
In un mese, disegnare circa 4000 tavole e consentire a quei disegni, a quei personaggi, di muoversi.
Gli amici ridono.
Quando il signor McCay si mette in testa quest'idea, il cinema ha sedici anni.
Non è nato neanche Topolino, per dire.

Adesso la mia domanda è.
Non è meraviglioso, QUESTO?



Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 17:43 | link | commenti (6)
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venerdì, marzo 23, 2007

Le storie della città obliqua - settimana dell'inverno di ritorno


Quando ritornò l'inverno io avevo i capelli mossi e chiari e gli stivali neri, alti, pesanti.

Piove e non piove, un'alternanza strana e senza senso.
Da me invece piove, nella valle, mi raccontano al telefono.
Non so se ci devo credere, perché in Città Obliqua viene fuori un pomeriggio freddo e pulito, la metropolitana va lenta, il cielo si è sgombrato e ripulito lasciando angoli di nuvole metalliche, sono le tre, le quattro. Non andiamo a casa.
Allora d'accordo, vengo a casa tua. Potremmo fare finta di studiare in questa camera fredda e disordinata, colorata con le finestre che danno sui panni stesi e sul cielo pulito, come una pietra azzurra.
Facciamo così: finta di studiare. In realtà leggo un libro che devo leggere per forza, ma che è anche bello, e tu leggi appunti sul cinema scritti non so da chi e cerchi pure delle cose per me, fotocopie dimenticate da qualche parte che mi serviranno. Un televisore spento e silenzio, la coperta all'uncinetto, ho la testa pesante perché cosa è successo ieri? Avrò fatto tardi una volta di più, come al solito. Ho i capelli raccolti, li sciolgo, fuori questa bellissima luce da cielo di pietra blu e il sole calato, così mi addormento.
Ho gli occhi pesanti. Mi sveglio nel silenzio più profondo, è ancora chiaro ma non so bene che ore sono.
Fa ancora freddo e non piove. Seduta sul letto con la coperta a uncinetto, colorata e pesante, fatta da tua madre. Entri con un piatto di plastica blu: sopra ci sono le fragole, gli spicchi di mela e d'arancia. Una montagna di zucchero in un angolo, e mentre sono al telefono sillabi: il succo di ananas o il tè?
E io ti sillabo: il tè.

Il giorno dopo piove e non piove, ma più che altro piove.
All'ombra degli alberi di un giardino di chissacchì, di un ricco giardino di chissachì, con molti ombrelli aperti. Forse ho la febbre. Ci facciamo il caffè e chiacchieriamo un po' col regista, ma piove e il freddo mi entra nei piedi, nel collo del maglione, tra i capelli. Così dopo un poco andiamo via.
Il mare è completamente grigio e la villa è bellissima, sopra un letto di scogli. Una barca è affondata, sommersa dall'acqua. Altre vicine, barchette di pescatori. Vedo la città distesa lontano e il vulcano con la cima bianca che non è il pennacchio delle cartoline ma la neve dell'inverno di ritorno.
Allora si potrebbe fare, non so, una spaghettata a casa mia.
Intanto piove e non piove, arriviamo a casa che la mattina è già finita in un soffio e c'è il parquet marrone scuro, le mattonelle verdi e una piccolissima stanza da letto piena di pensieri. Il salotto è sconnesso e non c'è un mobile che abbia a che vedere con un altro, c'è il futon ikea e una vecchissima specchiera di una nonna napoletana, non so. Tutto trema quando cammino sul parquet. Il gatto è grasso come Giuliano di Kiss me Licia ma si chiama Akira e mi graffia senza volerlo. R., nelle fotografie, ha i capelli lunghi. Me lo immagino, dentro questa stanza dove non puoi muovere un passo, e me lo immagino dietro alla chitarra, a montare filmati, dietro a pile di fumetti e libri di ogni tipo, immerso in interminabili notti inquiete. R. con gli occhi verdi molto grandi. Inquieto. Quasi trentanni.
Lui cucina e non vuole che facciamo un passo, stiamo seduti sul divano in soggiorno, beviamo vino bianco, mettiamo gli stivali ad asciugare e restiamo in calzini coi maglioni colorati e i capelli bagnati, fa sempre freddo. Mette su una quantità spropositata di spaghetti. Ci racconta piccole cose della sua famiglia tra una riga e l'altra. Ci sono fotografie dappertutto, legno e mobili che non legano, è una casa strana e inquieta come R. Ci mostra pezzi dei suoi filmati e rigira i pomodorini mentre l'aglio soffrigge, è una bella strada di Napoli, uno di questi che chiamano "quartieri alti", non so. La casa di R. è piccola e la sua stanza ancora di più, c'è un grande specchio in fondo al corridoio.
E c'è una collezione di dischi. Sono tutti vinili molto vecchi e conservati perfetti, le copertine scolorite e gli angoli bianchi come quelli di papà in soggiorno. Ne mettiamo uno su, R.? Dài. Non sento un disco in vinile da anni perché il giradischi non funziona più. Quello di R. invece funziona benissimo, in questa stanza piena di parole e di cose, piccolissima. Allora prendo un disco dei Beatles che sta poggiato sul letto, in mezzo al caos, dentro ci sono loro dietro una cancellata, in mezzo a un sacco di altra gente, ed è un disco doppio con quattro facciate, ne scelgo una, lo metto sul piatto.
Gli altri sono in salotto e li sento ridere. La puntina sul primo solco: e parte Strawberry fields forever.
E io sento benissimo i fruscii sullo sfondo e la musica mi sembra grande, materica, riempie la stanza come una cosa che posso sentire arrampicarsi su per i muri e su per i mobili fino agli angoli, ed esco in corridoio e mi vedo nello specchio in fondo, scalza e con la gonna lunga nera e una maglietta a righe, sento le voci degli altri e dopo poco la musica è anche da loro. E io la sento con tutti questi fruscii e mi sento di nuovo in un'altra epoca, piena di nostalgia per cose che non ho vissuto e piena di cose che somigliano a begli ideali e di cose che somigliano a sogni vaghi, echi di tanta gente che parla e una specie di calore.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 19:24 | link | commenti (2)
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martedì, marzo 20, 2007

Piove nel film e piove pure fuori.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 11:45 | link | commenti (9)
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domenica, marzo 18, 2007

Il Janefratello: un vestito viola, bellissimo. Svolazza di fiorellini grigi.
Janemamma e Janepapà: due biglietti per mercoledì sera, teatro Acacia, Napoli.
E dopo mesi di attesa...




E niente, onomastico in anticipo.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 12:00 | link | commenti (5)
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sabato, marzo 17, 2007

C'è questo amico, F.
F. anche se si è sempre lamentato, è forse l'unico che poi cade e si rialza senza fiatare.
F. ha il senso dell'ironia e della bellezza, e ha una volontà incrollabile e lungimirante.
Con F. non siamo andati d'accordo mai, ci siamo beccati di continuo, su ogni cosa. Tra me e F. c'erano e-mail acide e silenzi avvelenati, c'era tanto di male perché in fondo c'è sempre stato tanto.
E in ogni momento in cui le cose si sono messe veramente male c'è sempre stato F.
F. che quando è morto il mio cane mi ha scritto una e-mail piccola piccola, di poche parole.
F. che spedisce messaggi all'una di notte, e che ti chiama per chiederti come stai, due minuti dopo averti visto, se avevi una faccia strana.
F. che una volta mi ha dato dei consigli non richiesti su una situazione tra me e un certo ragazzo, perché gli piaceva "quello che c'è tra di voi".
F. silenzioso, un buco nero l'ho sempre definito io. F. colto da entusiasmi infantili e luci incredibili negli occhi.
F. buco nero per sé e per chi gli sta intorno. Ma anche F. capace di infondere fiumi di volontà e di sentimento di comprensione in chi gli sta intorno.
F. nei momenti in cui si pensava non lo si sarebbe visto mai più: che sono stati più di uno.
Ed F. che poi è riapparso sempre, e che adesso è chiaro come il sole che non sparirà mai davvero, perché F. è quello che ci tiene insieme a volte ed è quello che ha le idee più pazze e più belle: prendiamo un furgoncino, e andiamocene a Capo Nord.
F. con la macchina fotografica e lo zainetto da boyscout. F. a trent'anni con la faccia da ragazzino, F. sempre vestito di nero.
F. con i capelli lunghi e la chitarra nera, i capelli sempre in faccia quando suona, scuote la testa e non si fa vedere. F. che dice sempre quello che pensa, F. capace di ridere anche ai funerali, F. che non tenta mai di farti credere di essere altro da quello che è, F. che è caduto e si è rialzato, e ha lasciato scritte tra le righe le istruzioni su come si fa.
F. che conosce tutta la musica del mondo ma è contento se gli fai conoscere qualcosa di nuovo.
F. che non pensa mai di saperne più di te.
F. che bussava giorno e notte al citofono di quell'amica che suo padre morì.
F. che ti sorprende con una frase a mezza voce, un libro prestato, il link per un video su youtube, e ti dedica un pensiero nel momento più banale del mondo facendoti sentire chiaramente che crede davvero nel fatto che tu sia speciale.
F. che non è mai stanco: dorme in tenda e scala le montagne, e per essere di nuovo pronto gli serve soltanto il tempo di una doccia. F. che sembra Antonio Banderas e scatta a tutti fotografie in bianco e nero come se ogni momento fosse il momento più importante.

Caro F., tu non leggi questo blog, e non saprai mai che per la strada che tracci tu io ci passo spesso e volentieri, perché ci lasci sassolini bianchi fantastici, musica e personaggi di infinite storie, volontà e immaginazione, e affetti e sentimenti così grandi che tu, nero come sei, non ammetterai mai.
Però, amico mio nerissimo, tu forse queste cose le sai già, perché negli ultimi sette anni ci siamo detti proprio tanto, senza quasi mai parlare.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 11:57 | link | commenti (8)
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venerdì, marzo 16, 2007

Acquisti



Perdere la credibilità con tutti i colleghi di Master nel giro di pochi minuti si può.
(ecchessaranno mai. avessero visto questi...)
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 19:46 | link | commenti (1)
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E mentre stai lì chissà che ore sono chissà se fuori troverai ancora il mondo fuori
mentre stai lì che la giornata era triste, che la tua amica è partita, che la giornata non era precisamente triste ma come inutile, buttata, che la tua amica non è precisamente partita ma partirà tra qualche ora e questo è abbastanza triste nonostante tu sia felice per lei
mentre stai lì però da non so più quanto tempo ti coglie all'improvviso la percezione netta e talmente forte da dover pure uscire da qualche parte
la percezione o meglio sensazione un sentire non saprei se c'è un termine
al di là del tuo blocco mentale totale, del blocco di volontà totale, del blocco totale manco avessi un'altra volta sedici anni
la percezione dei sentimenti. ti viaggiano intorno alla testa come nuvole di fumo con le unghie arricciate, come in un film di tim burton, spirali di fumo, si avvinghiano. ti viaggiano intorno alla testa con le facce delle persone vicino, i sentimenti per tutti quanti, non sai cosa cavolo c'entrano, è come se volessero farti presente che ci sono, un sacco di sentimenti per tutta questa serie di persone, con una forza che ti sconvolge e proprio adesso e allora tu ti dici a che cosa serve? per quale motivo farmelo vedere proprio ora? e allora tu ti sconvolgi.

forse è che ho proprio bisogno, più che di qualunque altra cosa, di ritornare a sentirmi una bella persona.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 10:27 | link | commenti (1)
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giovedì, marzo 15, 2007

Gein fotoblog #4



(Gein senza parole per un po' ruba le immagini ad altri che parlano meglio.)

(I capelli di Gein sono ricci di nuovo.)
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 15:08 | link | commenti (6)
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lunedì, marzo 12, 2007

(Il quaderno del signor Picasso)
(pittore)



Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 14:38 | link | commenti (3)
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domenica, marzo 11, 2007

Where troubles melt -

- like lemon drops




Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 16:16 | link | commenti (3)
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sabato, marzo 10, 2007

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 12:00 | link | commenti (5)
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venerdì, marzo 09, 2007

della bellezza


A casa di mio fratello si va a dormire alle dieci e si cena in quattro, con loro che sono tre ragazzini, che mi fanno ridere.
Uno tira fuori un ramo di mimose dimenticato nel fondo dello zaino, me lo regala che l'ha trovato per caso, e io lo metto sul tavolo della cucina, in un bicchiere, fa colore.
La mia stanza non è la mia stanza: è il salotto.
E il Vomero è bello, elegante, e io faccio come a Barcellona: cammino dandomi l'aria di chi ci abita. Vado a fare la spesa, perché a me piace fare la spesa: perché fare la spesa significa che in un posto ci abiti.
E fuori le mattine sono luminose dalle sette e io porto ad Alessia le bolle di sapone: decidiamo di girare un documentario, lei faràle bolle per strada e io riprenderò le reazioni della gente. E' quell'elemento di disturbo che fa comportare la gente in un modo strano: noi siamo elementi di disturbo e anche osservatori sociali e infiniti ruoli demenziali, che ci inventiamo insieme alle parole e ai titoli di libri e film immaginari.
Il romanticismo è una cosa molto semplice in fondo, a me piace, di solito.
Poi al master in due giorni due lezioni di due persone decenti, mi mettono di buon umore perché aprono spiragli e io mi sento incoraggiata. Un bellissimo corto su una ragazzina che deve mettere gli occhiali e quando li metterà vedrà la realtà per la prima volta. E' un film sulla bellezza, dice il prof.
Stamattina c'era il sole e c'era un professore col cappello, un regista. Noi sempre con le bolle di sapone: filosofi con la vena comica, nerd inconsapevoli, chi è naturalmente rassicurante e chi è piuttosto geniale, laureati in giapponese e un professore idealista. Guardate in alto, per favore, ci fa.
In autobus spiego i miei progetti per telefono, quando a qualcuno interessa davvero quello che faccio si sente, io lo capisco. E poi un libro meraviglioso ed enorme di Little Nemo in Slumberland, tutto a colori, bellissimo. La giornata è ancora lunga, cose da fare, altre da ricordare, un pesce disegnato con un pastello arancione, dove saremo tra dieci anni? E poi bolle bolle bolle.
C'è una parola, c'è, per me, ed è naif.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 15:17 | link | commenti (3)
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giovedì, marzo 08, 2007

Questo è curioso: dico di non poterne più del dramma, ma il dramma fa naturalmente parte degli ultimi tempi della mia vita per come si sono messe naturalmente le cose. A questo punto penso come ne esco? Perché davvero non ne posso più del dramma soprattutto in giornate come questa. Questa giornata che alle scuole medie ci emozionavamo per un rametto di mimosa e il sole è tornato quando fino a ieri sera all'una, che io ero in macchina, tutto lasciava pensare ad una notte cupa di novembre, fredda e preoccupante. E io penso che è un po' la metafora di quello che succede a me, anzi: non si tratta di quello che succede ma di stati d'animo. Miei. E non solo miei. Ma soprattutto miei.
Questo non lo capiscono in molti. Questa volta non ho neanche provato: a farlo capire a chi pensavo non l'avrebbe capito.
Se mi sono allontanata da alcuni, loro non lo sanno, ma è proprio perché non mi ci sento più. Non mi sento più di questa Terra e non parliamo la stessa lingua. Le loro fissazioni immobili mi stancano. Spiegare mi stanca. Riaprire i discorsi mi stanca. Fingere di essere ancora una persona che ho smarrito mi stanca. Provare a spiegare che tipo di persona hanno davanti mi stanca.
E poi soprattutto, il dramma. Si insinua nelle pieghe delle giornate, ma io non sono un tipo da dramma, lo sono stato in passato. Adesso se mi vedessi penseresti come può essere, questa qui, un tipo da dramma?
Io non sono fatta per il dramma e queste giornate non sono fatte per il dramma, e forse il dramma è l'unico naturale sbocco possibile di queste giornate.
Adesso vedi, lo stato d'animo è cambiato di nuovo: questo è diverso anche da quello dei giorni scorsi ed è come più fragile, meno convinto, che i fumetti di Sandman non basterebbero a rischiarare del tutto.
Anche se

anche se mi è arrivata una mail breve breve, e come sempre le parole di colei che è nel mare sono le più cariche di affetto che esistono sulla Terra, anzi, nei mari. Anche se sono poche, scritte piccole, e sono tutte domande.

Mi ricordo di lei qui l'anno scorso di questi tempi, del lungomare di Salerno un pomeriggio di sole, i pennarelli colorati e i salatini. Il suo zaino nuovo dove teneva un'infinità di cose.
La Pasquetta con le converse gialle e i cappucci alzati, quella certa canzone dei Coldplay nella mia macchina di notte, e poi soprattutto quella volta che abbiamo imparato ad accendere il barbecue, i suoi termosifoni accesi a maggio e il mio cappello militare verde, la sua maglietta blu a righe prestata.
E quel video assurdo in cui lei guida e io vicino guardo la strada e non diciamo niente per un sacco di minuti.
Se mi viene lei in mente è perché lei è una persona priva di dramma, che ti fa intuire, quando sei con lei, che anche la tua vita può essere priva di dramma.
E io me ne vorrei convincere e forse sarebbe più credibile se me lo dicesse lei mentre balla una canzone stupida, senza saper ballare.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 11:08 | link | commenti (4)
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martedì, marzo 06, 2007

Get me away from here I'm dying


Ooh! get me away from here I'm dying
Play me a song to set me free
Nobody writes them like they used to
So it may as well be me
Here on my own now after hours
Here on my own now on a bus
Think of it this way
You could either be successful or be us
With our winning smiles, and us
With our catchy tunes and words
Now we're photogenic
You know, we don't stand a chance

Oh, I'll settle down with some old story
About a boy who's just like me
Thought there was love in everything and everyone
You're so naive!
They always reach a sorry ending
They always get it in the end
Still it was worth it as I turned the pages solemnly, and then
With a winning smile, the poor boy
With naivety succeeds
At the final moment, I cried
I always cry at endings

Oh, that wasn't what I meant to say at all
From where I'm sitting, rain
Falling against the lonely tenement
Has set my mind to wander
Into the windows of my lovers
They never know unless I write
This is no declaration, I just thought I'd let you know goodbye
Said the hero in the story
It is mightier than swords
I could kill you sure
But I could only make you cry with these words


(Belle & Sebastian)
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 10:14 | link | commenti (3)
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domenica, marzo 04, 2007

Oggi potrei avere diciassette anni e questa primavera in anticipo essere soltanto al ritmo dei Belle and Sebastian e di zero preoccupazioni.
I colori e le luci di questa terra a metà che si incastra tra le colline e ha il mare a tre passi sarebbero buoni senza alcuna ambiguità, e io avrei nella testa soltanto tutti i fumetti che mi piacciono e le pagine belle dei libri che ho allineato su vecchie mensole bianche, passerei probabilmente del tempo in libreria in una mattinata senza scuola.
Sto parlando di quel tempo in cui la primavera non mi dava nessuna ansia ma era il segnale che aspettavamo per togliere dal letto il piumone pesante, cacciare le giacchette dall'armadio e tirare fuori la Vespa dal garage, quella prima volta che non partiva mai.
Io in una mattina come questa potrei avere diciassette anni e camminare pensando a un ragazzo che mi piace, pensando a un succo di frutta alla fragola e avere una spillina dei Velvet Underground attaccata ad un vecchio pantalone largo grigio comprato un'infinità di anni fa, che anche la mia migliore amica di allora ha comprato uguale. In una giornata come questa abbiamo diciassette anni tutte e due. So che ne siamo capaci e anche lei lo sa.
Io in particolare avrei candele a forma di rosa sul comodino e a questo certo ragazzo leggerei pagine di filastrocche e racconti sulle stagioni in città, gli presterei questo famoso cd dei Belle and Sebastian e camminerei ad un ritmo piuttosto veloce come se fossero le strade di Bologna, con maestose canzoni nella testa e una giacchetta nuova dell'Adidas, le tre bande dei tre colori primari.
Questa terra sarebbe buona e clemente, non mi spaventerebbe nemmeno sapere quel mare così vicino, scriverei le stesse vecchie poesie e leggerei fumetti sul balcone, con il cane che sonnecchia arancione sdraiato vicino.
Esisterebbero solo cose come le canzoni degli anni '60, gli orecchini a forma di stella, i lecca-lecca al limone e le matite colorate verdi, per dire.
E io avrei ali di farfalla e lancerei questa moda: per cui tutti con le ali di farfalla, colorate, ognuno di un colore diverso.
Avrei i capelli viola di nuovo e troverei del tutto normale essere il personaggio di un romanzo.
E questo certo ragazzo comunque capirebbe tutto questo, e potremmo scherzare a lungo, ridere.

Nel frattempo, per il momento, ho di nuovo sette anni e per strada faccio le bolle di sapone, di domenica mattina.


Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 14:29 | link | commenti (4)
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venerdì, marzo 02, 2007

Gein presenta:
La scacchiera della settimana.

(I titoli parlano.
Ma magari non la tua lingua.)


Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 18:33 | link | commenti (9)
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