A volte le acque del lago si agitano per...

A proposito: il mio MSN livespace...
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LEGGO...

°Marcela Serrano - L'albergo delle donne tristi°
°W.I.T.C.H.°
°Repubblica°

ASCOLTO...

°The Cure°
°The Smiths°


GUARDO...

°Troisi°



A Jane piace...

Il mare, le colline, soprattutto se può girarci in Vespa. Camilla, la sua cagnina appena deforme, i bambini e le cose da bambini, tutti i dolci con particolare predilezione per quelli molli e colorati, budini creme e gelatine. Le piace andare in vacanza in una enorme capitale europea e girarla in bicicletta o in metropolitana e accorgersi di capirla. Leggere e soprattutto scrivere. Capo Nord, e soprattutto arrivarci in macchina ascoltando Noi non ci saremo dei CSI. Gli scrittori sudamericani, Marquez, Allende, Serrano, Amado, ma anche Calvino, Baricco, Neruda e Ungaretti, Stephen King, Jonathan Coe, Neil Gaiman e le meravigliose graphic novel di Dave McKean. Il suo poeta preferito è Nazim Hikmet che però in questa fase si contende i primi posti con Pedro Salinas. Le piace il Corso e passeggiarci di pomeriggio, preferisce da sola, se deve scegliere. Le piace il caffè Roselli e la cioccolata calda al peperoncino, ma anche un tè alla vaniglia e, lì, parlare. Ama la complessità. Ama alla follia il cinema. Le piace da morire Buffy the Vampire Slayer, il telefilm più intelligente del mondo, e ha trovato ILLUMINANTE la visione di Evangelion. Le piace cantare. Le piace il rock ma anche la musica etnica, balcanica, sudamericana, il fado e il tango argentino, ama i Buena Vista Social Club e i cantautori italiani, De André, Rino Gaetano, De Gregori. Ama la musica indie che sta scoprendo poco a poco. Idolatra gli U2 e Tim Burton. Ama l'arte, i fumetti e il teatro. Le piacciono Monet, Rodin e i Peanuts (senza i quali non sarebbe mica stata la stessa persona). Le piace recitare. Le piace chiacchierare fino a tardi con le candele e la Nutella, come si faceva in quella casa piccola di Barcellona. Ama Barcellona, parlare spagnolo e viaggiare. Ama troppe altre cose e lo spazio qui è quello che è.

A Jane NON piace...

Sentirsi ansiosa, agitata (ma le succede spesso), litigare con qualcuno al telefono, essere costretta a vestirsi bene, fingere che le stia simpatico qualcuno che non le piace, dover dire di no alle persone. Andare ai matrimoni di chi non conosce, trovarsi in un ambiente dove tutti sono all'ultima moda e ballano i successi dell'estate, i caffè alla moda del Corso, l'aperitivo per farsi vedere. Non le piacciono l'estremismo e gli intellettuali che fanno gli intellettuali. A Jane non piace vedere allontanarsi le persone anche se spesso va così. Non le piacciono le verdure e nemmeno gli insaccati, fugge davanti al salame a fette. Non le piace rendersi conto di essere grande, crescere e via discorrendo. Non le piace sentirsi invisibile, anche se a volte sì. Non le piace rendersi conto che purtroppo, per l'ennesima volta, ha sopravvalutato. A Jane non piacciono le persone superficiali e poco sensibili, e i mediocri per scelta. Non le piacciono i silenzi pesanti, ma non le piace chi parla in continuazione. Non le piace dormire poco e sentirsi stordita. Non le piacciono le bevande alcooliche a parte la sangria e qualche vino rosso, fatta eccezione per certi goliardici rum e pera. Non le piacciono i ragni, i vestiti firmati e gli orecchini di oro giallo. Non le piace il gel nei capelli e chi fa il cinico per forza.

Che tempo fa oggi nella valle?

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Vi siete tuffati in: *loading*


 



"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.

Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."

(Pablo Neruda)


°Gein°
°BecckOnFlickr°


PERSONAGGI e INTERPRETI:

IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.

COLEI CHE E'
NEL MARE

Nel ruolo di quelbruco.

G.
Nel ruolo di SISTER

L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR

I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.

LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA

Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.

IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.

CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.

CONTINUA...

Nei dintorni del lago c'è questo di bello:































































































lunedì, febbraio 26, 2007

Quando vado alla casa famiglia non posso fare a meno di sentirmi impotente.
Alla casa famiglia ci sono M., R. e L., che sono ragazze e nell'ordine hanno 15, 14 e 13 anni. E poi c'è S. che è il più piccolo e ha compiuto 10 anni pochi giorni prima di Natale.
M. è una ragazza dolcissima con un sorriso di una tenerezza sconfinata.
Ha dei bei capelli, che teneva sempre legati, una coda di cavallo bassa.
Io le ho detto che sarebbero stati belli, se ci avesse messo qualcosa, e li avesse lasciati sciolti.
E oggi l'ho trovata con i riccioli sciolti, bellissimi. Ha detto che ci aveva messo della crema, aveva un solo orecchino, rosa.
M. mi racconta spesso delle sue cose.
Mi fa ascoltare delle canzoni che un ragazzo le ha dedicato e mi dice ma secondo te mi piace? Poi mentre siamo per strada mi dice non mi piace, è inutile che insisti.
R. è bionda e sottile, ha grandi occhi blu.
E' come una bambina, è una bambina in fondo.
Vuole che io le stia sempre vicino e spesso mi chiama, quando è dentro una stanza, e io vado e lei mi dice fammi compagnia.
E' molto brava con i numeri.
Né lei né M. hanno idea di cosa faranno da grandi.
Perché a scuola comunque vanno male e hanno delle difficoltà enormi.
La mamma di M. telefona, ogni tanto, quando il pomeriggio io sono lì.
Il padre di R. è anche il padre di S., che è suo fratello.
Ma credo che il padre di R. e S. sia morto, già da un po' di anni.
Però sono idee che mi faccio io, perché certo non posso chiedere a dei ragazzini quali storie hanno alle spalle e perché sono finiti in una casa famiglia.
Leggo un tema di R., che scrive abito con delle suore perché sono stata affidata ad una casa famiglia. Lì sono molto felice, faccio tutto quello che voglio e sono molto contenta della vita che faccio. Dopo i compiti gioco con le mie amiche e mio fratello.
R. mi mostra dei biglietti che ha ricevuto per il compleanno. Suo fratello, S., le scrive: R., ti voglio bene, perché sei una vera sorella.

E poi c'è L., che disegna benissimo ed è curiosa e ha l'intelligenza viva negli occhi.
E' piccola e bruna, un uccellino scuro, una donna solo in potenza.
L. è timida e fa delle battute incredibilmente argute.
A Carnevale siamo usciti insieme, me l'avevano chiesto loro.
Ci siamo mascherati.
Qui da me è piccolo e non si maschera quasi nessuno.
Ma noi cinque sì, ci tiravamo addosso coriandoli e stelle filanti, eravamo solo tra di noi e passeggiavamo per i portici, divertendoci.
Loro mi sembrano tutti più piccoli di quello che sono.
E si sono affezionati a me sorprendentemente presto.
Lasciandomi stupita di questo.
Quando citofono sento un coro dal piano di sopra.
Claudia!
E corrono giù per le scale per venirmi a salutare.

Li accompagno in piscina, con la macchina, perché abitano lontano dal centro.
In macchina si mette davanti una delle ragazze, a rotazione.
Io traffico con un cd dei Velvet Underground. Cosa ci fai sentire?, mi fa M.
Un gruppo molto vecchio, si chiamano Velvet Underground.
Ascoltano Sunday Morning e Femme Fatale e vogliono sapere chi era questa Nico.
Credo di essere abbastanza strana, ai loro occhi.
Con questa musica e questi vestiti, queste ali gialle e viola.
M. mi parla di un ragazzo e io cerco di rassicurarla come posso, di spiegarle che è tutto normale.
Non sono normale?, mi fa M.
Sei normale, normalissima, le dico.
E poi le dico che i ragazzi devono essere gentili.
Che è molto importante che siano gentili, con lei. Gentili, in generale.
E mentre lo dico, penso che è vero.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 19:16 | link | commenti (6)
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domenica, febbraio 25, 2007












(Svegliarsi con Saturno contro.
)


Gabriella Ferri - Remedios (Saturno Contro)

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 11:40 | link | commenti (6)
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sabato, febbraio 24, 2007

Altra tregiorni di tutto rispetto in Città Obliqua.

Numero coinquilini della settimana: due
(Janefratello + amico simpatico)

Impatto economico della settimana: elevato (il Janefratello mangia molto e io non riesco ad evitare di fare la mammina e far la spesa per tutti e due)

Presenza di momenti campali:
(Definirei piuttosto campali tutti i momenti di cazzeggio collettivo.
S.Marcellino col sole, Piazza Plebiscito mentre il giorno cambia colore, un pomeriggio di primavera precoce, capelli sciolti e stivali di panno, cielo chiaro)

Questa settimana Jane ha vestito: proprio a cazzo

Presenza esperienze traumatiche:
(visione dell'ultimo David Lynch)
(apprendere in macchina tramite telefonata del guru della caduta del governo)

Colonna sonora della settimana: Horses, Patti Smith

Livello autostima: in potenza, da stabilirsi
(non ho fatto un cazzo la settimana scorsa, forse se mi decido a scrivere qualcosa capirò come mi viene)

Novità sulla topografia di Città Obliqua: nuove scoperte sulla conformazione geografica del Vomero

Tenore generale dell'umore: piuttosto buono
(perché comunque it's the first day of the rest of your life, Gein.)



 
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 00:28 | link | commenti (2)
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mercoledì, febbraio 21, 2007

"o quando qualcuno, sfinito, ti chiedeva di sederti davanti a lui e ti apriva la sua mente, tirando fuori tutto, davvero tutto, e perfino lì quello che capivi è che eravate seduti sulla sua veranda, ma in casa non ti aveva fatto entrare, in casa non ci entrava da anni, ormai, e questa era la paradossale ragione per cui era sfinito, lui, lì, davanti a te

quelle sere in cui l'aria è fredda e il mondo sembra essersi assentato, d'improvviso ti senti comico, lì, sulla veranda, a fare la guardia contro nessun nemico, ed è una stanchezza che ti morde, e l'umiliazione di sentirti così inutilmente ridicolo, alla fine ti alzi e rientri a casa, dopo anni di menzogne, di simulazioni, rientri a casa sapendo che magari nemmeno ti riuscirà di orientarti, là dentro, come se fosse la casa di un altro e invece era la tua, lo è ancora, apri la porta ed entri
(...)
la pace, me stesso, alla fine
(...)
MA se tu aspetti, e da fuori guardi quella casa, potrà passare un'ora o una giornata intera, MA alla fine tu vedrai la porta aprirsi
e lentamente quell'uomo uscire, spinto fuori da qualcosa che non potrai mai sapere MA certo deve avere a che fare con qualche vertiginosa paura, o incapacità, o condanna, tanto spietata da spingere quell'uomo fuori, sulla sua veranda, il fucile in mano

se ci pensi, pensa le case vuote, a centinaia, dietro la faccia della gente, alle spalle di ogni veranda, migliaia di case perfettamente in ordine, e vuote, pensa l'aria, lì dentro, i colori, gli oggetti, la luce che cambia, tutto che accade per nessuno, luoghi orfani, loro che sarebbero I LUOGHI veri
(...)
se ci pensi, che mistero, che ne è di loro, dei luoghi veri, del mio luogo vero, dove sono finito IO mentre ero qui a difendermi, non ti succede mai di chiedertelo?, chissa come sto, IO?, mentre sei lì a dondolare, a riparare pezzi di tetto, a lucidare il tuo fucile, a salutare quelli che passano, di colpo, ti viene in mente quella domanda, chissà come sto, IO?, vorrei sapere solo questo, come sto, IO? Qualcuno sa se sono buono, o vecchio, qualcuno sa se sono VIVO?"


(A.B.)
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 15:07 | link | commenti (6)
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martedì, febbraio 20, 2007

Bob Dylan, The Freewheelin'.

E' da quando ho visto Vanilla Sky che questa immagine mi è entrata negli occhi. C'è una citazione, non so se sapete. Mi piace.
Qualche giorno fa ero con gli altri tra cui il guru, e girandomi a guardare indietro ho visto il guru e la sua nuova ragazza che erano la copertina di Freewheelin', se mi capite.
Così mi hanno detto: "ma non guardare il guru!", ma io non volevo spiare il guru, mi incantava la copertina.

Sarebbe anche bello starci dentro, la copertina di Freewheelin'. C'era la pioggia, lì? No, non mi pare, forse non c'era la pioggia. Però pure con la pioggia, per dire. Di giorno, oppure di sera. Mi basta starci dentro.
Alla copertina di Freewheelin'.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 14:17 | link | commenti (2)
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domenica, febbraio 18, 2007

Mi decido: entro nel negozio, compro le ali, e il resto della mattinata lo passo COSI':


Allora una bambina vestita da Biancaneve, piccolissima, casinista, con la bomboletta di stelle filanti rosse nella manina, mi guarda. Mi guarda di sfuggita e poi con interesse, decisa. Le nasce un sorriso grandissimo, da bambina, sfacciato.
E fa:
"Ma lei è COME ME!"
E poi corre da me, e mi spara le stelle filanti.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 17:21 | link | commenti (5)
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sabato, febbraio 17, 2007

Tanto per capirci...



Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 14:18 | link | commenti (2)
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Gein checcè

C'è la musica. Sì.
A tutte le ore del giorno.
Viene da un cosetto bianco che sembra di plastica.
Che dimenticavo nei cassetti, fino a poco tempo fa.
C'è da fare bella impressione sulle persone che non mi conoscono ancora.
Quale gli presento? Claudia A o Claudia B?
Forse tutte e due, e sceglieranno.
Forse basta che io le vesta carine e con colori che si intonano, e che mettano orecchini diversi e calze colorate e che sorridano molto.
C'è da leggere un sacco di libri che non leggo.
Così dico che frustrazione, non riesco a leggere niente! e la stessa cosa me la dicono anche altre due persone, due nella stessa giornata. Camminiamo per Portalba. Camminare in mezzo a tutti questi libri e sapere che non riesco a leggere. I libri costano così poco.
Ci sediamo a piazza S.Domenico. Mi piacciono le persone che ascoltano anche con gli occhi. Mi sento al sicuro: stranamente, ho l'impressione di poter dire cose, se mi capite, che normalmente non direi.
Ci sono professori che mi dicono che sono brava, bolle di sapone.
C'è mia madre che comunque non ascolta proprio molto, mentre io parlo.
C'è mio padre che non si sente bene.
Poi c'è mio fratello con un cd di De André sulla scrivania.
C'è Camilla e c'è la macchina verde, scordo i fari accesi.
C'è Alessandra in viaggio che mi chiama molte volte e pensa a me come una persona bella e nobile che non sono.
C'è la mia settimana a metà: e io a metà che oggi non mi posso proprio conciliare.
Ci sono i miei capelli: che non sono i miei, io non ho questi capelli e non li avrò mai.
Ma mi sottopongo ad ore stressanti di stiratura per avere capelli che non sono i miei.
C'è la giornata più piovosa del mondo con un professore che viene a pranzo con noi, in trattoria, dove non andiamo mai.
Ci siamo noi che andiamo in otto a prendere un tavolo, piove.
C'è il vino rosso e il tavolo a otto più surreale del mondo.
Ci sono le lezioni di recitazione. Quella ragazza famosa di cui vi parlavo. Diciotto anni.
Ci sono le poesie che ci hanno fatto imparare. C'è un monologo che sto studiando, pieno di ricordi. L' ho scelto io ma forse non è adatto per me perché tendo a immalinconirmi, mentre lo recito. Anche se non sono ricordi miei.
C'è il cielo che cambia ogni giorno: non puoi mai dire domani di che colore sarà.
Ci sono ore passate nei mezzi pubblici, da sola.
Ore in cui provi a pensare seriamente alle cose ma riesci soltanto a scriverti i romanzi nella testa.
C'era un pullman che percorse in volo un tratto di autostrada sfuggendo per un soffio al mostro-gru girevole.
Ci sono canzoni che mi fanno pensare a un tempo che non ho mai vissuto, e commuovere.
Ci sono i miei stivali marroni nuovi.
C'è un fine settimana pieno di cose da fare, da scrivere. La mia prima sceneggiatura che, pare, è buona.
C'è il mio solito processo: ora so che lo so fare, quindi ho paura di continuare a farlo.
C'è la vita A e c'è la vita B. Perché ci sono io A e ci sono io B.
Ci sono blog dove non scrive più nessuno.
C'è un premio che ho vinto e non ci ho fatto assolutamente caso.
Ci sono i capelli: mai uno fuori posto, se vuoi conservare un certo buonumore.
C'è Mendelssohn, ma solo per un poco: adesso la giornata finisce e la musica pure.
C'è questa scena di me in un letto, una coperta blu.
Resto nel letto ancora per qualche minuto e poi mi alzo.
Scivolo nel pigiama di mio fratello, largo, leggero.
Non mi strucco neanche.
Bevo.
Spengo con un soffio quello che resta di una candela.
Buonanotte.



Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 00:22 | link | commenti (3)
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martedì, febbraio 13, 2007

E oltre che cattiva sono pure ironica.
Che è? Non mi credete?
Lo so, è che a me mi capitano tutte le disavventure mattutine che potete immaginare, tipo quando piove e tu ti trascini il trolley per tutta via Mezzocannone, in salita. Ma è che raramente ho la prontezza di spirito di farci una risata su. Una risatina cinica. Autocinica.
Tra chi mi dice che non ho cattiveria critica e chi, scopro, scrive uno splendido blog, stracolmo di ironia (ironia dolce da mandorlamara. questo mi piace. questa è una dimensione che posso capire, che posso conoscere.)
Ma
Ma io non scrivo così. Quasi mai.
Così voi pensate di me che non rido mai e voglio risultare originale, soltanto perché, per dire, ieri notte sono riuscita a passare due ore DUE, ad ascoltare poesie di Pablo Neruda. Lette da Margherita Buy, Ugo Pagliai, Massimo Lopez, Claudio Amendola, Francesca Neri, ovviamente Massimo Troisi.
In sottofondo la musica del Postino o una musica che ci somiglia.
Stiamo facendo lettura di poesie anche a recitazione e io sono l'unica a cui piace, che trova la cosa incantevolmente bella.
Mi piace inventare le parole, per esempio, ma c'è solo una persona con cui lo posso davvero fare e questa persona è nel mare, adesso.
Quando c'è lei io sono divertente e ironica e mi PIACCIO totalmente: allora sarei in grado anche io di scrivere un raccontino leggero e fluido pieno di miominipony e stelline all'henné di Lamù in perizoma. So benissimo che ci riuscirei ma finché lei resta nel mare probabilmente alleggerire questi pesi ridicoli è molto più difficile
molto più difficile di quanto era con lei che ha la malinconia allegra, l'allegria malinconica.
Johnson mi ha girato un po' di settimane fa una catena di S.Antonio e io ieri ho scritto cinque miei inconfessabili segreti, forse è il momento di condividerli con il mondo.

1.Spesso nella mia testa parlo di me in terza persona, come se fossi il personaggio di un romanzo. Di un mio romanzo, ovviamente. Quindi mentre cammino per strada mi faccio tutta la descrizione della scena di me che cammino, particolareggiando sempre il più possibile sull’abbigliamento.

2.Una delle cose che più amo fare è camminare da sola. Volevo scrivere che durante la giornata ho sempre bisogno di camminare da sola per un po’ di tempo, ma la realtà è che piuttosto ho bisogno di stare da sola, per un po’ di tempo. Dover passare l’intera giornata a contatto con altre persone mi irrita a pazzi.

3.Da piccola ho letto innumerevoli volte un libro di un fumettista francese, Jules Pfeiffer, che mio padre teneva in soggiorno. Solo dopo anni ho scoperto che Pfeiffer era un autore di satira e che io capivo il dieci per cento dei veri significati delle cose che scriveva. Però questo mi ha permesso di ragionare un sacco sul senso che un bambino può dare a una cosa come quella, e di farmi un sacco di film. Mi piaceva in particolare una storia che si chiamava “Giorgio nella Luna”. Era una cosa che mi riempiva di malinconia e di una sensazione strana che allora non sapevo identificare come surrealtà. E poi mi piaceva un sacco che Giorgio stesse nella Luna, non sulla Luna.

4.Nutro una vera e propria venerazione per mio fratello minore.

5.Ho letto, riletto e visto e stravisto tutti gli Harry Potter. Conosco a memoria le battute di Mary Poppins e Alice nel Paese delle Meraviglie, ritengo un capolavoro Peter Pan di J.M.Barrie, ogni tanto rivedo vecchi VHS di Cenerentola, Aladdin, La Bella Addormentata nel Bosco, Gli Aristogatti e quant’altro, impolverati all’inverosimile. Amo canticchiare la canzone dei topolini quando cuciono il vestito e quella della principessa Aurora nel bosco che balla con gli animali e fa “So chi sei, vicino al mio cuor ogn’or sei tu…”, le ho scaricate pure in inglese e mi sono andata a cercare i testi. Ho preteso di passare due giorni a Disneyland durante la mia ultima settimana a Parigi.
Per farlo, ho pagato il biglietto a chi era venuto con me.


ALDA, ti dirò: se mi leggi, la benedizione di S.Antonio ricade proprio su di TE.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 10:53 | link | commenti (6)
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lunedì, febbraio 12, 2007

L'ufficio certificati del Comune. Le nove e trenta di mattina.
Salve. Potrei avere uno stato di famiglia? Di mio padre, sa. O serve una delega?
No, data di nascita, dimmi.
Gentile. Ventinove zeronove cinquanta. Domenico XXXXXXX.
Sì. Tu sei Claudia?
(Tu sei Claudia?)
°Tu sei Claudia?°
Sai, signora, tu mi vedi qui, alle nove e trenta di mattina, così carina coi capelli ordinati, a fare le commissioni al papà.
E io non so perché, ma ora che me lo chiedi mi sento così cattiva. Così cattiva. Così una cattiva ragazza.
Tu sei Claudia?
Sei Claudia?
Così una cattiva ragazza, così cattiva.
Che buffo.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 12:51 | link | commenti (4)
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sabato, febbraio 10, 2007



Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 19:34 | link | commenti (7)
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Vorrei che tu venissi da me in una sera d'inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricorderemmo gli inverni delle favole, dove vivemmo insieme senza saperlo. Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo attraverso le foreste piene di lupi, e i medesimi genii ci spiavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi. Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi verso la vita misteriosa, che ci aspettava, e palpitarono in noi per la prima volta pazzi e teneri desideri.
"Ti ricordi? " ci diremo l'un l'altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiduciosa mentre fuori suoneranno tetre le lamiere scosse dal vento.
Ma tu -ora ricordo- non conosci le favole antiche dei re senza nome, degli orchi e dei giardini stregati. Mai passasti, rapita, sotto gli alberi magici che parlano con voce umana, né battesti mai alla porta del castello deserto, né camminasti nella notte verso il lume lontano lontano, né ti addormentasti sotto le stelle d'Oriente, cullata dalla piroga sacra. Dietro i vetri, nella sera d'inverno, probabilmente noi rimarremo muti, io perdendomi nelle favole morte, tu in altri pensieri a me ignoti.
"Ti ricordi?", ti chiederei, ma tu non ricorderesti.

Vorrei con te passeggiare, un giorno di primavera, col cielo di color grigio e ancora qualche vecchia foglia dell'anno prima trascinata per le strade dal vento, nei quartieri della periferia; e che fosse domenica. In tali contrade sorgono spesso pensieri malinconici e grandi; e in date ore vaga la poesia, congiungendo i cuori di quelli che si vogliono bene. Nascono inoltre speranze che non si sanno dire, favorite dagli orizzonti sterminati dietro le case, dai treni fuggenti, dalle nuvole del settentrione. Ci terremo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, dicendo cose insensate, stupide e care. Fino a che si accenderanno i lampioni e dai casamenti squallidi usciranno le storie sinistre delle città, le avventure, i vagheggiati romanzi. E allora noi taceremo sempre tenendoci per mano, poiché le anime si parleranno senza parola.
Ma tu -ora ricordo- mai dicesti cose insensate.


(Dino Buzzati - Inviti superflui)
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 14:50 | link | commenti (1)
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venerdì, febbraio 09, 2007

Gein nella città obliqua 


...E quindi pensi di avere voglia di scrivere questo determinato tipo di cosa, e poi subito dopo una cosa completamente diversa, poi esattamente l’opposto della seconda che si incrocia con la prima di 45 gradi a destra. Insomma, caos, e nemmeno caos calmo.

E allora penso ma perché devo scegliere? Perché, in fondo, io non posso scegliere.
Sono talmente tante cose diverse che pensare di conciliarle mi fa ridere. Sono lontana anche solo dall’idea di riuscirci. E pensare di sceglierne una, soltanto una come tutte le persone normali che non vivono sdoppiamenti, pensare di sceglierne una in questo momento suona ingiusto e forzato, suona falso perché comunque non sarebbe la verità.

Quando sono a Napoli quelle cose che sono già tante si moltiplicano, mi pare, se mi rifletto nelle vetrine mi vedo enormemente espansa come fossi quasi cento persone e avessi molti occhi e molti passi, tanti quanti ne servono per percorrere tutta la città a piedi, più e più volte.

Non c’è nemmeno mio fratello. C’è solo il suo coinquilino gentile che mi tratta in modo molto gentile. Va a fare la spesa anche per me e prepara spiedini di carni bianche e bruschette strapiene di aglio, poi mette il canale che piace a me e mi taglia delle fette di pane, non mi farebbe fare i piatti se non insistessi.

La sera guardiamo la tv in due letti ai lati opposti della stessa stanza. Commentiamo. Faccio l’uncinetto, come al solito.

Dormo prestissimo, ad un orario che non avrei immaginato solo due settimane fa, e mi sveglio prestissimo, ad un orario che non ricordavo che faccia avesse il mondo, figuriamoci che faccia una città, una città grande dove devo ricominciare a contare gli spostamenti in termini di quarti d’ora e di mezzi pubblici, dove devi avere dietro un’ipod e un libro perché ti servono per passare il tempo in metropolitana.

La metropolitana nuova di Napoli è bella. Le stazioni sono colorate. A seconda del mio umore di quel preciso istante (che non è l’umore della giornata) posso passare da Giovanni Allevi a una certa cartella con delle cose mie, lì le atmosfere variano e sono di vario genere ma la cosa certa è che sono agitate, pensose. Mentre Giovanni Allevi è un pensoso calmo, di quelli da prima mattina.

Osservo continuamente le mappe della metropolitana perché così cerco di capire che aspetto ha la città. Qui non mi sono mai orientata, così decido che comincerò adesso e che riuscirò a muovermi più o meno in qualunque direzione nel minor tempo possibile. Non lo vorrei ammettere, ma mi piace. Mi piacciono molte cose di questa città, ma è ovvio, fin troppo, che ci vuole un post intero soltanto per parlare di questo.

Per il momento parliamo di me. Porto soltanto gonne di diversa lunghezza perché questa settimana piove. Porto calze colorate e stivali che si riempiono di fango, quando arrivo al Master trafelatissima e arrossata me li fanno notare, sono schizzati di fango all’inverosimile, mi piacciono. Ho questi capelli strani che tengo su con mollettine colorate. Se mi chiamano Dottoressa la cosa fa piuttosto ridere, suppongo.

E’ una settimana solitaria, comunque. Non c’è mio fratello e io non conosco praticamente nessuno e ho pensieri solitari. Lo sapevo, quando sono venuta, per cui me lo aspettavo e in fondo sono abbastanza tranquilla. Quando esco dal Master vado a passeggiare da sola, perché ci sono talmente tante cose che devo scoprire qua intorno che hai voglia, impegnare il tempo. E’ tutto pieno di salite e di discese, comunque. Adesso capisco perché si intitolava, quella canzone, “La città obliqua”.

Piove, piove per gran parte del tempo e per il resto del tempo piove poco poco, quel poco che non serve l’ombrello. Nell’unico momento che lo sconforto un poco poco mi viene, faccio in modo che mi telefoni qualcuno. E poi entro al Disney Store, a guardare le fate. Quelle sopra gli scaffali e quelle piccoline, che le mamme svestono per provargli i vestiti di Carnevale, con le scarpette lucide.

Qualche parola gentile che non mi aspetto, qualcuno che mi fa ridere, un film meraviglioso che conosco a memoria e sempre moltissima cioccolata. Ma ti vedo triste, hai un’aria triste, mi fanno, o almeno pensierosa. Grazie di averlo notato, gli faccio, non ti va di parlarne, mi dice, non ti preoccupare gli faccio e faccio una battuta, poi si sdrammatizza tutto perché è una pausa caffè e cominciamo anche a divertirci, a capire con chi preferiamo parlare, a capire chi è più simile a te. Io mi scelgo le persone silenziose, come al solito. Il ragazzo che mi vede triste ha un’aria molto dolce e pare che si commuova sempre, davanti a qualunque cosa.
Perlomeno, stavolta, nessuno penserà che io sia troppo felice.

 
Insomma è finita anche questa settimana e io ho imparato che:

Io devo scrivere. Non c’è nient’altro che mi interessi fare, nella vita.

Quando ti arrivano delle belle parole da uno sconosciuto questo ti può anche risollevare la serata. Se lo sconosciuto ti dice che gli piace quello che hai scritto, perché ha capito che ti eri sconfortata per la totale mancanza di apprezzamento da parte del professore, questo ti può risollevare anche oltre, anche per tutte le ore della notte.

Se c’è uno che ha capito bene cos’è la gioia di vivere è Giovanni Allevi.

Una telefonata per non dire niente, se chi mi chiama ha solo intenzione di farmi sorridere, dice un sacco.

Non posso pensare di attribuire subito una persona, nel momento in cui la vedo, ad una determinata categoria. Perché le sfumature sono praticamente illimitate.

D., che ho incontrato per caso a piazzetta Nilo e ha mangiato il suo panino seduta vicino a me, è davvero una persona deliziosa come ho sempre pensato, è profondamente intelligente e tra lei e il mondo non c’è il minimo filtro.

Se voglio un panino veramente come si deve c’è quella certa salumeria fenomenale.

Devo scrivere, devo leggere, devo guardare tantissimi film. Non devo pensare ogni volta che sia una perdita di tempo, perché è quello che io devo fare. Devo imparare.

Telefonate sotto la pioggia, Montesanto, cappuccini spolverati di cacao, me stessa riflessa nel vetro nero del vagone della metro, il professore A.F., una fumetteria polverosa, scherzi che iniziano a nascere, lunghe giornate piuttosto solitarie, cassette di mandarini.

Una cosa alla volta, l’importante è cominciare a risolvere da qualche parte.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 18:19 | link | commenti (6)
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martedì, febbraio 06, 2007

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 10:13 | link | commenti (3)
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lunedì, febbraio 05, 2007

...E restiamo qui, così.



  ( Questa, invece, arriva dal mare.)

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 13:50 | link | commenti (1)
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Lei si chiama Elena, ha diciotto anni. Ho pensato spesso che somiglia a Luna Lovegood, un personaggio secondario che sta in Harry Potter, il libro, non il film. Ma non è importante perché è un personaggio strambo che conoscono in pochi.
Oggi eravamo in macchina insieme e ci conosciamo appena, in fondo lei è nel mio corso di recitazione solo da alcune lezioni.
Però ad andare a tornare da Napoli in auto di domenica pomeriggio puoi star sicuro di passare in macchina circa quattro ore. Perciò abbiamo parlato, abbiamo parlato tanto.
E quando alla fine l'ho accompagnata sotto casa, ho avuto l'impressione che facevo bene a pensare che ci fosse un motivo, per cui dovevo andare a quello spettacolo. Che quando una persona è una bella sorpresa è davvero una cosa esaltante, una gran cosa.
Ho pensato che lei è una ragazzina, ma capisce già tante cose, moltissime cose più delle altre persone che erano oggi dentro la mia auto. E poi è silenziosa, una cosa che io apprezzo in chiunque.
E ho pensato che è una ragazzina con il mondo in mano, che fa sempre le domande giuste, e ha talento e buoni sentimenti. E che spero non abbia paura, e non si lasci intimorire dal mondo.
E mentre lo pensavo c'era un'altra parte di me che diceva: che non si lasci intimorire come ti sei lasciata intimorire tu.


 
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 00:51 | link | commenti (4)
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domenica, febbraio 04, 2007

Can you hear them?
The helicopters?

I'm in New York
No need for words now
We sit in silence
You look me in the eye directly
You met me
I think it's Wednesday
The evening, the mess we're in

The city sun sets over me
The city sun sets over me

Night and day
I dream of
Making love to you now baby
Love making on screen
Impossible dream
And I have seen
The sunrise over the river
The freeway, reminding of
This mess we're in

The city sun sets over me
The city sun sets over me

What were you wanting?
I just want to say
Don't ever change
And thank you
I don't think we will meet again
I really must leave now
Before the sunrise
Above skyscrapers
The sin and
This mess we're in

The city sun sets over me
The city sun sets over me


(This mess we're in - PJ Harvey & Thom Yorke)
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 14:45 | link | commenti (2)
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In fondo il cornetto al cioccolato bianco è quello della notte, e il cornetto a crema è quello della mattina.

Quando fa così freddo ti scordi del Sud Italia, ti scordi del mare e del sole, e di tutto il resto.

Ho risentito la voce (a parole scritte) di questa persona che adesso è nel mare. Questa persona che esprime senza dire, dicendo tutt'altro. Lei è per mare e quando tornerà sarò di un felice che non può capire.

Ecco, mi piace la nuova ragazza del mio amico: è bella e ha un profumo bello, e poi sorride.

In fondo forse sarebbe giusto che si ridesse, prima di ogni altra cosa. Ridere e pensare che si sta bene, soltanto, intendo dire stupidaggini e ridere ed essere contenti e leggeri, contenti.

Un'altra cosa che ho scoperto che mi piace sono le bottigline d'acqua: quelle piccole di plastica, capisci, con le forme strane. Tipo quella portatile e quella per i bambini piccoli che poi quando bevi da vicino al beccuccio fa un po' coperta di Linus, è una cosa abbastanza primordiale-materno.

Se mi chiedi, non lo so, stasera davvero non lo so. Per cui non me lo chiedere, oggi.

Una cosa davvero troppo carina è pensare di chiamare un bar da una città lontana e farmi portare un caffè a casa. E' una cosa molto carina da dire anche se è ovvio che non la farai, ma averci pensato e raccontarmela mi fa sorridere un sacco.

Appena tornata da Salerno, un freddo inverosimile, dentro credo di avere sabbia. Mi passa tra le dita e la forma non resta la stessa che per pochi minuti. Meglio non chiedermi niente, meglio.


Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 02:55 | link | commenti (4)
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sabato, febbraio 03, 2007

Detto, fatto.
Grazie, Ebay.


Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 10:51 | link | commenti (1)
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L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder



Nina cuando yo muera
No llores sobre mi tumba
Cantame o lindo son ay mamà
Cantame la sandunga

No me llores, no,
porque si lloras yo peno
en cambio si tu me cantas
yo sempre vivo, y nunca muero

Lucero de la manana
El rey de todos los sones
Canta la Martiniana ay mamà
Que alegre los corazones

Lucero de la manana
El rey de todos los sones
Canta la Martiniana ay mamà
Che rumpe los corazones

No me llores, no,
porque si lloras yo peno
en cambio si tu me cantas
yo sempre vivo y nunca muero

si quieres que te recuerde
si quieres que no te olvide
canta sones de l’alma, ay mamà
musica que no muere

No me llores, no,
porque si lloras yo peno
en cambio si tu me cantas
yo sempre vivo
y nunca muero
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 00:14 | link | commenti
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venerdì, febbraio 02, 2007

se qualcuno parlava della strada verso la pazzia, questo è il momento in cui io mi avvio lungo il declivio finale, ci sono oramai.
e continuo a non riuscire a trovarla del tutto spiacevole.
e continuo a pensare che in fondo ci vuole proprio stomaco, a non trovarla del tutto spiacevole.
l'emisfero sinistro del mio cervello è sovrastimolato. la sfera dell'istinto e del delirio è sovrastimolata.
continuo a tagliarmi i capelli da sola, ogni giorno.
la parte in luce mi dice: telefonate da amiche (che sono uscite in quattro sole donne, e aspettavano solo me), caffè alle sette di mattina preparato da fratello ospitale, metropolitana come a Barcellona, autonomia. bolle di sapone in un cortile: una ragazza fantastica che sembra un mio alter ego ancora più colorato, ancora più insensato, ancora più piccola.
il mio senso dell'innamoramento è sollecitato in infiniti modi, e a tutti mi oppongo. penso perfino che posso innamorarmi di una città che ho sempre odiato. per questo ovviamente mi oppongo.
e la parte in ombra in fondo dice le stesse cose che dice la parte in luce: le persone che mi chiamano e mi cercano, amiche che escono in quattro (quante cose non vi ho detto), i capelli sempre più corti (mi succede ogni volta che c'è un corto circuito), canzoni completamente assurde, che faccio andare nel lettore per dieci, dodici volte di seguito, e non ho ritegno: non ho ritegno in niente, scherzo tranquillamente sulla morale e mangio innumerevoli snack al cioccolato presi al distributore, non ho ritegno nel mio ritmo sonno-veglia e nel mio ritmo giorno-notte e nel mio ritmo sogno-veglia. non scrivo niente, nemmeno una parola, e sono convinta di essere talmente sovrastimolata che mi verrebbe benissimo, se davvero scrivessi. organizzo viaggi e vado a pranzo a casa di sconosciuti, racconto a persone appena conosciute cose impensabili, faccio l'uncinetto in autobus e faccio l'uncinetto a una specie di conferenza, in faccia ai professori. bevo due birre alle cinque e mezzo del pomeriggio, dormo dalle cinque alle otto di sera e mi sveglio con nessuna cognizione: potrebbe essere sera, ma anche mattina, o io potrei essere una rana, un animale, una naiade d'acqua. sono costantemente ubriaca di qualcosa, e passo le sere più belle e più tragiche che posso immaginare. sono insofferente e incontrollata, ma non controllo nemmeno io: non controllo più niente e il mio senso dell'innamoramento continuamente sovrastimolato è insano, in fondo, si accompagna a un senso di pericolo forte ma sempre meno udibile, coperto da un'instancabile musica di ipod, musica balcanica.
la strada per la pazzia è lastricata di buone intenzioni, di innumerevoli caffè, di vestiti verdi e fiori di stoffa.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 20:50 | link | commenti (3)
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