"Continuavo a pensarci. Dove diavolo vanno le anatre di Central Park in inverno, quando il lago è ghiacciato?" (Holden Caufield)
![]()
"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.
Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."
(Pablo Neruda)
PERSONAGGI e INTERPRETI:
IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.
COLEI CHE E'
NEL MARE
Nel ruolo di quelbruco.
G.
Nel ruolo di SISTER
L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR
I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.
LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA
Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.
IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.
CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.
CONTINUA...



Ieri sera diluviava. Ero in cucina a far lavori manuali, che non vuol dire lavori di cucina. Mio padre è apparso verso le undici e mezza, credendo non ci fosse nessuno. Io lo sapevo, lui compare quando sa di essere solo, e solo allora mangia qualcosa. Però c'ero io che lavoravo, e allora ho buttato lì, con nonchalance: "Ma questo speciale su Battisti, quando vuole iniziare?"Penso che c’è una cosa che mi piacerebbe come regalo di Natale, sarebbe assolutamente perfetta e scaccerebbe quella sensazione strana e agitata che in questi giorni, a volte, mi prende.
Mi basterebbe dormire con mio cugino, la notte di Natale. Potrei dire con i miei cugini, ma in fondo mi basterebbe lui, il regalo sarebbe lui, più di chiunque altro.
Abbiamo sempre passato le feste di Natale dalla nonna, finché la nonna c’è stata.
Mio cugino ha sei mesi meno di me ed è alto e grosso, con le spalle larghe. Mio cugino è il primo amico che ho avuto, eravamo solo io e lui e giocavamo insieme, stavamo insieme praticamente sempre e lui era l’unico bambino che conoscevo, per un po’di tempo.
Mio cugino è intelligentissimo e ingenuo, è dolce e protettivo, ironico e pieno di talento. Disegna.
Mio cugino aveva le orecchie a sventola ed era piccolo piccolo, fin quando all’improvviso è diventato molto più grosso di me. Io facevo la grande, volevo insegnargli a leggere. Giocavamo sempre insieme, così mischiavamo i giochi da maschio con quelli da femmina, ricordo degli interminabili pomeriggi passati con Voltron5 e la Signora Minù.
Mio cugino ha i capelli vagamente rossicci e una strana barba rossa, rada.
La notte di Natale mio cugino non voleva andare a letto, giocavamo coi grandi fino a molto tardi, poi a letto aspettavamo che ci raccontassero una favola e di solito era quella di cappuccetto giallo, che mio zio si inventava ogni volta diversa, le faceva ritrovare una Ferrari dietro un albero e così arrivava a casa della nonna molto prima del lupo. Ci mettevano a dormire nello stesso letto, perché eravamo solo noi due i bambini di casa.
Eravamo agitati. Mio cugino non riusciva a prendere sonno. Poi si addormentava, molto prima di me, e io fingevo di dormire ma nel letto pensavo, aspettavo e sognavo. Ricordo i suoi pigiami azzurri identici ai miei, solo che i miei erano rosa. Ricordo i suoi capelli lisci lisci da bambino degli anni ’80, e i suoi occhi scuri, scintillanti e vivissimi, pieni di sorrisi. Ci completavamo, io chiara e bionda e piena di boccoli, lui con quello scintillio scuro e furbo, un pigiama rosa e un pigiama azzurro.
Eravamo sempre insieme, io e mio cugino.
La nonna ci adorava. Eravamo agitati, quelle notti di Natale, ma erano notti di Natale stracolme di magia e di dolcezza, io ricordo la terrazza fredda e i mandarini e i fagioli secchi della tombola, pennarelli colorati e una finestra con le persiane alzate, fissa su un cielo blu ghiaccio, e un paio di stelle che lo traforano, sicurissime e grandi più di noi due, dentro quel letto enorme. Ricordo i gatti nel cortile e il bicchiere di latte lasciato sul tavolo. E poi quella magia del tavolo della cucina, dove gettavamo un’ultima occhiata, la sera, sapendo che la mattina dopo non sarebbe stato più lo stesso tavolo: lo avremmo trovato ricolmo di regali, la magia si sarebbe compiuta. E poi i rumori che arrivavano dalla cucina quando eravamo già a letto a fingere di dormire, e sentivamo i grandi chiacchierare immaginandoli a rivelarsi chissà quale segreto.
La mattina mio cugino si svegliava prestissimo, ma ancora non si poteva andare a guardare il tavolo magico: bisognava aspettare che venisse suo padre, che non dormiva con noi perché non c’erano letti per tutti. Allora aspettavamo sempre allo stesso modo: lui cercava di spiare, guardava attraverso la porta a vetri di cucina, non ne poteva più. Io speravo che mio zio arrivasse tardi perché per me quel momento di attesa avrebbe potuto non finire mai, era intenso e intriso di un’agitazione bellissima, e poi mio zio arrivava e allora i grandi facevano il caffè, sempre questo facevano, il caffè per farci aspettare ancora un po’, perché ci godevano a vederci così elettrici e contenti, e quella piccola crudeltà mattutina era deliziosa e io sono sicura che questo lo pensa anche lui, mio cugino, quando se ne ricorda.
Così se mio cugino dormisse con me, in un lettone grande, la notte di Natale, sarebbe davvero la notte di Natale. Mio cugino dorme di un bene, di un bene che ti fa venir sonno e una gran voglia di dormire anche a te. E’ una specie di gatto, ti lascia sempre abbastanza coperta e poi ti ci puoi appoggiare, lui ha spalle larghe ed è comodo, e si sveglia tardissimo con le guance arrossate e un mezzo sorriso.
Mio cugino, dormisse con me, allora sarebbe Natale.


L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder


