
"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.
Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."
(Pablo Neruda)
°Gein°
°BecckOnFlickr°

PERSONAGGI e INTERPRETI:
IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.
COLEI CHE E'
NEL MARE
Nel ruolo di quelbruco.
G.
Nel ruolo di SISTER
L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR
I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.
LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA
Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.
IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.
CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.
CONTINUA...
Vi sottopongo una questione spinosa.
Io credo di avere un problema con l'intensità.
Se per un periodo mi capita di vivere in maniera particolarmente intensa non riesco più a fare niente.
Per particolarmente intensa intendo la possibilità di un'intensità negativa tanto quanto di un'intensità positiva, anzi, soprattutto quest'ultima. Vivere delle giornate intense, fuori dalla routine, fuori dalla normalità, in cui succedono quelle cose che poi, quando ripensi all'anno appena trascorso, te le ricordi, quelle che contrassegnano i periodi, insomma quando capitano queste cose io vivo intensamente, come ogni essere umano si augura che sia la sua vita, ma intanto il mio cervello si spegne e non riesco più a fare niente, intendo niente di quello che faccio nella mia vita normale.
Non riesco a studiare, per prima cosa, e fortunatamente il problema adesso non si pone ma suppongo che si porrà tra poco. Riesco a lavorare solo se si tratta di lavori molto manuali e impegnativi da un punto di vista fisico, ma poco, poco concettuali. Non riesco a dare attenzione alle persone: dimentico di chiamare, di scrivere, di comprare regali di compleanno. Non organizzo le mie serate: mi lascio trasportare dalla marea e finisco davanti al solito bar, la mia propositività ridotta a zero. Passo i pomeriggi a far niente perché non sono capace di concentrarmi su un'attività per più di pochi minuti. E così anche guardare un film dopo poco mi viene a noia, e non parliamo di leggere: poche pagine mi portano il sonno o comunque la voglia di chiudere il libro e di cominciare a fare qualche altra cosa, qualunque altra cosa che comunque non finirò.
E' che non ho attenzione e sono costantemente distratta, altrove, irrequieta. Sono nervosa e intrattabile per la maggior parte del tempo e ho l'impressione di parlare al muro perchè comunque nessuno capisce davvero quello che sto dicendo.
Quando invece non succede niente, nei periodi talmente piatti da sfiorare le Colonne d'Ercole della noia, in fondo sto bene: riesco a fare moltissime cose e a impegnare tempo e forze in maniera utile, mi sento tutto sommato molto più tranquilla e riesco a raccogliere le idee, a indirizzare idee e sforzi verso cose concrete, a sentirmi concreta. Dormo e mangio meglio: niente Nutella alle due di notte, niente doppia cena o nessuna colazione.
Per cui, voi, cosa scegliereste?
Chi poteva immaginare.
Chi poteva immaginare che ci si sente così a vedere gli occhi di un ragazzo trasformarsi d'improvviso negli occhi di un uomo. E vedere che in quegli occhi c'è la paura.
Le vittime del terrorismo sono tutte uguali.
No. Le vittime sono tutte uguali. Le vittime non sanno cosa gli è successo e perché, e non lo sapranno mai più. Le vittime avevano cominciato la loro giornata che sarebbe stata piena delle abitudini, dei caffè, degli amori e delle miserie di sempre. Ma quella giornata non è mai finita, e quella giornata era l'undici di settembre ma anche l'undici di marzo, il sette di luglio, il sei di agosto o forse un quattro di gennaio qualunque. Le vittime hanno dietro le spalle tutta la miseria del mondo, e chi è davvero addolorato per le vittime è addolorato per tutte, come se tutte fossero in realtà la stessa persona che è l'Uomo, ed è la Vittima. Quando senti l'umanità tutta come una cosa a cui tu sai di appartenere, e riesci a sentire questo in certi momenti, riesci anche a sentire le vittime: attraverso il vento sentiamo la loro risata nella pioggia vediamo le loro lacrime ascolta battere il loro cuore, senti il loro cuore che batte.
Le vittime di New York. Le vittime dei campi di sterminio. Le vittime della scuola di Beslan. Le vittime di Dresda. Le vittime della metropolitana di Londra. Le vittime del Cile. Le vittime del Nicaragua. Le vittime di Panama. Le vittime di decisioni che nessuno ha preso, con alle spalle la miseria del mondo.
In una giornata come questa io guardo in tv con mia madre un documentario sull'undici settembre, il giorno che ho visto bene in faccia il mondo per la prima volta, pensando alle vittime del tempo e della storia. Che non hanno più tempo e non hanno avuto un motivo e spesso non hanno neanche la memoria.
"Midnight, our sons and daughters
Were cut down and taken from us.
Hear their heartbeat
We hear their heartbeat.
In the wind we hear their laughter
In the rain we see their tears.
Hear their heartbeat, we hear their heartbeat.
Night hangs like a prisoner
Stretched over black and blue.
Hear their heartbeats
We hear their heartbeats.
In the trees our sons stand naked
Through the walls our daughter cry
See their tears in the rainfall."
(U2)