
"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.
Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."
(Pablo Neruda)
°Gein°
°BecckOnFlickr°

PERSONAGGI e INTERPRETI:
IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.
COLEI CHE E'
NEL MARE
Nel ruolo di quelbruco.
G.
Nel ruolo di SISTER
L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR
I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.
LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA
Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.
IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.
CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.
CONTINUA...
intermezzo quattro - troppi intermezzi
ci sono andata così come stavo, quasi senza trucco e con i capelli raccolti a caso, con la canotta bianca di stamattina (che per dire la verità mi fa sembrare mooolto più abbronzata) e senza nemmeno i miei simbiotici orecchini. ci sono andata così perché stavolta dovevo andarci così, me lo sentivo, dovevo essere esattamente chi ero e non avere bisogno di niente. è andata bene, credo, perché stasera mi sento veramente bene, bene al punto che sorrido a tutti e vado d'accordo con chiunque, sono andata a vedere le prove di teatro ed era chiaro che mi sarei emozionata subito, ed è andata così. nonostante fossi emozionata da subito sorridevo a tutti, perché mi sentivo veramente bene. e domani vado a roma, ad accompagnare mio fratello che va a "L'Eredità". lo hanno chiamato e gli hanno chiesto di portarsi dietro le pallette da giocoliere.
intermezzo tre - un po' di visceralità
anche oggi mi è uscito scritto siamo spiacenti, ma splinder è in manutenzione.
ma ch'anna fà, anna gunfià e'rrote?
(anonimo)
Intermezzo due - a Salerno negli ultimi giorni
A Salerno negli ultimi giorni un clima strano, così poco da Salerno. L'afa attaccatutto dell'estate salernitana se n'è andata, il cielo non è più bianco acqua e le forze non ti lasciano più un paio d'ore dopo il risveglio.
L'estate salernitana di solito non è così, ma gli ultimi giorni è così: fresca, pulita, azzurra ed intensa, che ti fa venire voglia di uscire di giorno e goderti profumi di tarda estate e ombreggiare fresco di alberi mediterranei, gelati e colline. Così sono scappata in Costiera ed era una meraviglia, una lingua di strada avvitata tra le rocce, profumata di alloro e di fiori, selvaggia e dolce, ti innamora ogni volta eppure sono passati anni, credi di averla nel sangue. Un chiosco vende i limoni e la limonata, ha un cartello di legno con una scritta rossa a pennello e un terrazzino di ceramica dove puoi vedere il mare. In moto puoi respirare i profumi, di solito l'afa li copre e la voglia ti passa, e invece l'estate insolita di Salerno ha svelato i colori e i tesori e le voglie, spennellando sul cielo un blu che ti inonda in una giornata a Cetara in cui non vedi il confine, e pensi ma dove lo prendono tutto sto blu?
Eppoi nell'estate anomala salernitana degli ultimi giorni puoi giocare a fare la turista a Salerno, pensare che la prossima volta ci vado con la macchina fotografica perché com'è che non ho foto della Costiera, io? Eppoi andare per i vicoli del centro storico di pomeriggio tardi e guardare le botteghe - che di notte, chiuse, tante botteghe non ci hai mai fatto caso - e infilarsi in un posto che si chiama Sciartapelle dove ti compri gli occhiali, quelli enormi blu degli anni Settanta che stavi cercando. Sciartapelle come piccole cose inutili e ammucchiate, come botteghe disordinate. I vicoli sono abbastanza vuoti e tu scopri che tipo ci sono molti più teatri di quanti pensavi, che c'è un negozietto che vende le cose di Natale tutto l'anno e due, tre signore ti fanno i sandali di cuoio su misura e li paghi quattro soldi. E niente, curiosare e fare la turista a Salerno.
Intermezzo: notte senza testa
Parlando dal punto di vista di come passare le serate, questa è stata la settimana più idiota della storia.
Per cui da domani sera basta idiozie: domani non si esce, si guarda Doctor House Medical Division dentro casa, senza uscire, portarsi dietro giacchette, passare la serata in maniere idiote. E poi si va a letto e si recupera il sonno perduto, perduto anche stanotte per via dell'idiozia. Così maledici te stessa con i capelli lisciati con il phon nuovo di mamma (ci tiene molto e ti meravigli che te lo presti), la collana fatta da te e gli occhioni fatti con la matita nera (di quel tipo che c'è ma non si vede), che sempre mamma ti ha temperato ben bene perché tu hai una maledetta tendenza a spezzare le punte. Tutte le punte. Maledici le scuole elementari e il posto che non ha più purezza, non c'è nemmeno quel tipo di purezza che pure è nelle cose cattive, che possono essere sbagliate in un modo puro e invece qui no. Così visto che ti sale l'odio per tutte quelle scorie, capisci che stai girando in macchina all'una e un quarto di notte senza una meta solo perché devi, si dice qui, sbariare. E visto che è un verbo che presuppone un complemento oggetto, pensi a cosa mai dovrai sbariare ma non lo sai, la realtà è che eri un po' più sicura di saperlo proprio prima di uscire, stasera. E poi niente, mi ricordo il mare cetara tutta blu le fotografie mio fratello in televisione una ragazza simpatica una vecchia famosissima partita di Risiko e il fatto che ci siano occhi, dicevo, che sono trapani.
Occhei: ho passato una settimana senza testa, è tempo di recuperarla.
IL GRANDE NORD - FINO A CAPO NORD E ALL'INGIU'
PAZZI COL PULMINO A SPASSO NELL'ESTATE 2006
Uno - Stoccolma
Si potrebbe andare a Stoccolma
tutti insieme andiamo a Stoccolma
tutti insieme ma con calma
sulla nave che porta a Stoccolma
donne bionde con fiori e ghirlande
tanti dischi tante bande
dai andiamo a Stoccolma
dove se mangi stai colma
dove potrai dire con calma
io sto colma a Stoccolma
sulle strade che vanno a Stoccolma
non c'è buche né fango né melma
sulle strade di Stoccolma
noi viviamo in un mondo di melma
dove ogni mattina è una salma
quindi andiamo a Stoccolma
dai andiamo a Stoccolma
dove se mangi stai colma
dove potrai dire con calma
io sto colma a Stoccolma
(Rino Gaetano)
Il viaggio di andata è allucinante, dura trentasei ore e non stiamo viaggiando sull'Orient Express. Ripromettendomi di evitare la Ryanair come la peste e di non sognarmi mai più di farmi organizzare le vacanze da terzi, bestemmio per le intere trentasei ore ma poi, alla fine, arrivo a Stoccolma.
Stoccolma mi piace: è piccola, è gentile, e si capisce in un attimo.
Stoccolma mi piace: l'ostello è di legno chiaro e anche l'aereoporto è di legno chiaro. Quando vai a prendere il caffè ti danno una grossa tazza dell'Ikea colorata di verde o blu scuro, piena di caffè lungo che faccio dolcissimo annegandoci sei, sette zollette di zucchero. Le zollette di zucchero sono piccole, la metà di una zolletta normale, e stanno in un portazollettedizucchero di ceramica o di paglia chiaro, messo al centro del tavolo. Vicino al caffè lungo ci metto sempre una fetta di torta di carote, arancio scuro e coperta di una glassa chiara appena granulosa. Penso che è una cosa bellissima, da paesi freddi, dove il caffè è lungo e caldissimo anche ad agosto e fa sempre abbastanza freddo per una fetta di torta molto dolce. Stoccolma mi piace.
La prima mattina che passeggio a Stoccolma c'è talmente poca gente, talmente poca gente per strada, che non ci posso pensare che è un lunedì mattina lavorativo. E' tutto tranquillo e rilassato come in una città piccola, e le strade sono grandi. Questo lo notiamo subito perché qualcuno, di fronte all'evidenza, fa "come fanno ad avere tutto questo spazio? a napoli in un incrocio del genere cia vrebbero messo minimo minimo un paio di quartieri".
Stoccolma ha l'accoglienza delle grandi capitali, le grandi capitali belle, moderne, moderne nel senso che la modernità sta nella testa delle persone che sono civili e comprensive, e quando vedono i turisti per strada sono contente che sono venuti da fuori a vedere la loro bella città. Questa cosa delle grandi capitali è una cosa che ho scoperto poco alla volta, andando in giro. Le grandi capitali hanno qualcosa in comune ed è la loro consapevolezza di essere grandi capitali, belle e moderne. Non ce l'hanno tutte, e per alcune non averla è motivo di fascino. Non ce l'ha Praga. Ce l'ha Parigi, ce l'ha Barcellona, ce l'hanno Londra e Bruxelles. Non ce l'ha Lisbona, che se ne sta spalle alla terra e occhi incollati al mare ad aspettare qualcuno che è lontano e che non sai quando tornerà. Stoccolma ce l'ha e se ne fa vanto. Stoccolma mi piace, distesa su tremila isolette e piena di ponti e di vedute dal ponte. Ti fa credere che siano fiumi, ma in realtà è tutto mare, e ad un certo punto ci arrivi perché i gabbiani, infiniti, ti volano sulla testa e si posano sulle belle sporgenze dei tetti.
Dice la guida che Stoccolma è un'accozzaglia di antico e moderno: è vero, Stoccolma è un'accozzaglia, e questo mi piace da pazzi. Quando vedo le architetture bellissime dei palazzi nordici signorili, e intorno i cavi dei tram, il bianco del ponte autostradale, i colori diversi delle cime di certi palazzi pieni di antenne sullo sfondo, quello che penso è che mi piace. La dimensione di Stoccolma è abbastanza unica, è un equilibrio che ti fa pensare ad un'accozzaglia e subito dopo ti fa dire sì, ma quest'accozzaglia è bella.
Niente stona e c'è un'aria bella. Dev'essere quella di un'estate corta e anomala che non le appartiene, a Stoccolma, ma che le fa venir voglia di tavolini all'aperto come hanno voglia, d'estate, tutte le città. Ma a Stoccolma fa freddo e allora, all'aperto, mentre mangiamo carne e composta di mirtilli, vediamo cestoni di coperte colorate, ed è assurdo mangiare all'aperto se ti devi mettere addosso una coperta ma è quello che si fa a Stoccolma, e a me fa tenerezza.
Di Stoccolma mi piace: le coperte, il caffè, la torta di carote, l'accozzaglia, la città vecchia, i ponti, i baretti finti-irlandesi, il fatto che parlano tutti inglese, mangiare i pancakes con la marmellata e il succo di mela a colazione in riva al canale, la metropolitana pulita e semivuota, che sono tutti biondi come nelle favole, che si vestono leggeri anche se fa freddo perché è estate, che al supermercato hanno i carrelli in miniatura per i bambini, che al supermercato hanno i biscotti allo zenzero.
A Stoccolma ci infiliamo nel vicolo più stretto di Stoccolma e cerchiamo di entrarci dentro in cinque.
Dopo due giorni di Stoccolma siamo pronti: facciamo conoscenza con Hyrbilen il pulmino, e partiamo alla volta del Grande Nord.
Auguri.
Ho sognato che il vento dell'ovest mi prendeva leggero per mano,
mi posava alla fine del mondo tra isole e terre lontane.
Camminavo al tuo fianco sul molo, guardavamo le barche passare,
mi cantavi una musica dolce più dolce del canto del mare.
E i giorni correvano, e il tempo nel sogno volava,
stringevo la donna delle isole, ballavamo leggeri nell'aria.
E i giorni passavano e l'oceano li stava a cullare
e il vento alla fine del mondo portava un canto dal mare.

Chi l'avrebbe detto. Chi l'avrebbe detto qualche mese fa che partivo, e andavo alla fine del mondo. E che poi tornavo e senza sapere da dove cominciare a raccontare decidevo di pensarci prima un po' su, e intanto scaricare foto e filmati da pubblicare, della fine del mondo. E che poi, tornata, trovavo sullo scaffale "Mundo del fin del mundo" di Sepulveda, comprato in spagnolo a Barcellona molti mesi fa, senza sapere che poi ci sarei proprio andata. Alla fine del mondo.