"Continuavo a pensarci. Dove diavolo vanno le anatre di Central Park in inverno, quando il lago è ghiacciato?" (Holden Caufield)
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"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.
Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."
(Pablo Neruda)
PERSONAGGI e INTERPRETI:
IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.
COLEI CHE E'
NEL MARE
Nel ruolo di quelbruco.
G.
Nel ruolo di SISTER
L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR
I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.
LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA
Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.
IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.
CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.
CONTINUA...

dalla vostra inviata speciale in sala stampa
Al Convento dove sta il covo dei giornalisti la giornata viene scandita da ritmi molto naturali, come nelle case dei nonni di una volta. Vale a dire: dal CALDO. Ebbene sì, fa caldo anche qui, in culo al mondo, nella Cannes dei poveri che sì è piena di gente e di vita per otto giorni l’anno, ma mi assale il terrore nell’immaginare come deve essere gli altri trecentocinquantasette, per saperlo comunque basta chiedere a mucio.
Ma al convento, dicevo, i ritmi si adattano al caldo e al sole che gira, e basta saper cogliere l’andamento climatico della giornata e sapere dove devi stare e quando e in che momento è opportuno fuggire e dove andare. La mattina c’è sempre la meravigliosa sala stampa, di cui pubblicherò una foto alla fine del Festival perché ormai mi sono proprio innamorata di questo posto. Basterebbe solo mettersi da una parte a guardare il passaggio e a cogliere le chiacchiere tra le persone, ma di questo ne ho già parlato abbondantemente e ora smetto se no cambiate subito blog. Quello che ancora non sapete è che il bello della giornata arriva alle quattro, quattro e trenta del pomeriggio. Allora comincia il movimento di sotto, il chiostro all’aperto (anche quello un posto delizioso) si anima e si allestisce per l’arrivo dell’ospite del giorno, e allora entrano in gioco i ragazzi del catering: si apparecchiano tavoli e si incolonnano bicchieri di vetro, ed ecco che l’aria si è già fatta più fresca e tutto si muove, e la sonnolenza del pomeriggio è scomparsa. I ragazzi del catering, per sopravvivere, mettono la musica. Che si sente dappertutto, fino in sala stampa. Ci dev’essere qualcuno con dei gusti magnifici a scegliere quei cd, perché ogni pomeriggio alle quattro parte qualcosa che ci sta magistralmente bene, un Bob Marley and the Wailers, i Pink Floyd, il rock americano anni ’70, il primo Ligabue, quello che non faceva schifo. Allora la cosa migliore che tu possa fare è scendere nel chiostro, che al momento si sta affollando di bambini, prendere i soliti tre o quattro lecca lecca dal tavolo Chupa Chups, e sederti su un muretto a goderti il fresco. E posso garantire che ci tornereste la seconda volta.
Però forse niente, dico niente, supera quando sono le sei e mezza, le sette, e il chiostro si è svuotato, e non c’è più nessuno e si aspetta solo l’ora della cena di gala, e i ragazzi del catering alzano il volume dei Pink Floyd e ormai fa freschissimo e si stendono sui muretti a riposare con q uelle loro magliette rosse, e tu scendi, e per caso ti imbatti in questa scena di pace, e prendi la macchina fotografica per rirpendere un po’. E poi magarri arriva qualcuno a chiacchierare, gli amichetti dell’ufficio stampa, oppure quell’attore carino di cui vi dicevo, con cui si parla di teatro e corsi di recitazione.
Quello che mi diverte di più di questo strano lavoro similgiornalistico è che col passare dei giorni mi accorgo di non essere certo l’unica a ritenere che l’Utile Idiota sia, appunto, un idiota. Sono appena rientrata nel posticino delizioso chiamato sala stampa, me ne stavo fuori in veranda a mangiare una barretta special K e un paio di colleghi intraprendenti mi hanno fatto domande divertite sul nostro comune amico, curiosi di scoprire se qualcosa in lui fosse cambiato rispetto agli anni passati. Constatato che non è cambiato niente, ipotizzato che io forse stia facendo “anche il suo lavoro”, sparate a raffica un paio di battute da persone intelligenti su una persona idiota, la veranda è stata ufficialmente trasformata nel Salottino delle Comari, e sono stata ufficialmente invitata a farne parte qualora mi andasse di continuare a spettegolare. Mi è venuto da ridere, da ridere, mi viene enormemente da ridere un sacco di volte, e visto che è almeno una volta per ogni incazzatura che mi fa prendere l’Idiota, suppongo che il bilancio sia abbondantemente in pareggio e allora non c’è niente da prendesela, anzi.
Diciamo che il più del tempo me la godo. Anche se ci sono un sacco di cose da fare mi godo l’atmosfera, mi godo il mio pass con scritto Press, mi godo le battute veloci delle persone che ormai conosco che mi salutano nei corridoi e può capitare che mi offrano un gelato che si sta spartendo (arrivato da chissà dove) all’Ufficio Stampa, fette di ananas e di anguria, solidarietà quando sono veramente incazzata.
I sorrisetti complici che colgo quando l’Idiota ne spara qualcuna grossa mi fanno veramente andare in visibilio. Prima gli ho risposto a tono, alla Jane diciamo, con quel tocco in più di veleno che si sente e non si sente (credo questo si sentisse), e il ragazzo con gli occhi blu del primo computer a destra mi ha stretto solennemente la mano ridendosela almeno quanto me. Sono soddisfazioni.
Per il resto continuo a bere acqua, tanta acqua gratis, è comparsa nel frigorifero anche quella frizzante ma devo dire che rispetto a quella liscia fa decisamente pena. Acqua e lecca-lecca (
Credo che tutti pensino che sto lavorando bene. Deve essere perché cammino sempre molto veloce.
Qualche parola in più sul tipo a cui dovrei fare da assistente è francamente doverosa. Ieri in macchina ho avuto un'illuminazione e ho cominciato a parlarne tra me e me come de "il mio assistito". Il gergo legale mi diverte assai perché, se ancora non avesse avuto bisogno di un avvocato, è ovvio che il mio assistito né avrà bisogni presto, molto presto. Prevedo per lui un roseo futuro di intrallazzi che culmineranno in qualcosa di losco, di molto losco, e mi auguro in un arrestino, anche piccolo, anche qualche settimana mi farebbe felice.
Il fatto è che il tipo non solo non ha assolutamente idea non dico di cosa sia il giornalismo ma neanche di cosa sia scrivere, credo in effetti le sue competenze non vadano molto oltre l'effettuare telefonate inconcludenti occupando il telefono per alcuni preziosi minuti, non solo dicevo, ma il tipo, conosciuto anche come "L'utile idiota", è di un losco che non potete avere idea. A parte che va girando con occhiali fumé, mezzi da vista e mezzi da sole, per tutta la giornata. E non è che ci sia il sole nell'ufficio stampa. Poi è il classico tipo che comunica con gli altri esseri umani solo tramite un telefono cellulare, ma che comunicazioni. Nelle telefonate che riesco a carpire (attenzione, non è che io mi metta a origliare, è proprio che lui è spudorato e si fa le sue telefonate tranquillamente dall'ufficio stampa) si accenna continuamente a ragazze, donnine di ogni genere, perché dovete sapere che il nostro organizza concorsi di bellezza dai titoli suggestivi tipo Fotomodella 2000, e credo che la sua principale preoccupazione in questi giorni di Festival sia, appunto, cercare le fotomodelle del 2000. Se mi capita di alzarmi dalla mia postazione al pc per qualche minuto è molto probabile che me lo ritroverò lì, ad occupare il mio posto (diciamo che è l'unico momento della giornata in cui mette mano alla tastiera, e questo s'era già capito), e quando torno il minimo che possa succedere è di trovare innumerevoli finestre lasciate aperte, i cui toccanti argomenti vanno dai form di ammissione per aspiranti fotomodelle al gran premio di motociclismo agli scandali di calciopoli (e non credo per ragioni di interesse giornalistico).
Io, comunque, ormai ho capito come funziona, e semplicemente lo bypasso. Tra l'altro da quando sto facendo così sto finendo il lavoro in metà del tempo. Adesso mi ha appena avvisato che scende una mezzoretta giù. ahahah.
Ma passiamo alle cose interessanti di queste intense e stimolanti giornate di lavoro:
- ELIJAH WOOD! ripeto: ELIJAH WOOD! ahem, lo ripeto: ELIJAH WOOD!!!!!!!!
- la sala stampa: per stare il più lontano possibile dal brutto muso dell'Utile Idiota sono migrata qui in sala stampa, con la scusa che l'Ufficio stampa è più caldo, cosa peraltro vera. La sala stampa è di una frescura magnifica, è una vecchia sala di convento che dà sulle colline, le finestre sono sempre aperte e c'è un sacco di gente, e ti capita di vedere ogni genere di personaggi e di cose. Adesso per esempio una che sarà tipo del Mattino ha appena preso in prestito la mia penna di Diddle. C'è un ragazzo siciliano che sembra completamente nel pallone e continuano ad uscirgli fogli su fogli dalla stampante, credo che tra poco gli offrirò un kinder cereali. Ah, poi c'è un enorme frigorifero pieno di bottigliette d'acqua fredda e possiamo prenderne a man bassa, la cosa mi diverte perché anche se è soltanto acqua è troppo stimolante in una società consumistica avere qualcosa che puoi prendre gratis e quanto ne vuoi. Per dire, solo ieri ho bevuto tre litri d'acqua in un pomeriggio. C'è un tipo con un sigaro, un vecchio giornalista che nonostante ci siano qualcosa come 20 pc, scrive al taccuino. E poi mi piace il fatto che ci sia un grosso tavolo dove di mezz'ora in mezz'ora compaiono nuovi comunicati stampa, ti dà l'impressione che da qualche parte ci sia una fonte di notizie inesauribile e se aspetti prima o poi arriverà qualcosa che ti interessa.
- ho trovato una verandina deliziosa in cui passare le pause pranzo: e vai con panino alla mortadella, bottiglina di acqua Sorbello (sponsor ufficiale del GFF, l'acqua con il residuo fisso più basso della campania, è un'acqua unica, provala!), e Festa mobile di Heamingway con matitina per sottolineare i passi più belli. Tipo: "Era quel che si dice trapiantarsi, pensavo, e poteva essere necessario alle persone come ad altri generi di cose che crescono".
- persone che al momento preferisco: Luca dell'Ufficio stampa, perché è gentile ed efficiente e quando va in giro di continuo è perché è veramente impegnato. E poi ti aiuta in tre secondi e ti manda per e-mail quello che ti serviva senza fare la faccia scocciata perché gliel'hai chiesto. Marco, assistente del direttore, uno dei mammasantissima del Festival ma cordiale e disponibile come pochi. Tra l'altro l'ufficio di Marco (che in realtà si chiama Marco C., e qui scende la privacy sul suo cognome), nel palazzo del mammasantissima, è un ufficio bellissimo, ma tutto il corridoio è bellissimo e tappezzato di loghi del Festival e manifesti di cinema, con l'aria condizionata e pieno di persone che, almeno apparentemente, fanno cose belle. Marco comunque mi aiuta volentieri e io gli dò del tu perché ormai sono lanciatissima nel mio ruolo di addetta stampa, oggi mi sono scusata del disturbo perché mi sentivo veramente un'importuna e lui mi fa "ma figurati, fai il tuo lavoro e lo fai bene", da pari a pari. eheheh. goduria.
adesso scappo perché devo scrivere una cosa che forse andrà a finire sul Mattino estate. non chiedetemi chi, come e perché me l'abbia affidata, perché non ne ho idea nemmeno io. Un tizio per cui dovevo scrivere una cosa sul sale iodato mi ha presentata a un tizio vecchio col sigaro, e niente.
a domani con altre fantastiche avventure dalla sala stampa.


