A volte le acque del lago si agitano per...

A proposito: il mio MSN livespace...
Born Yesterday
Cheekygirl
Cybermoleskine
Dario - one man band
Elisina
Francesco, il violino e la balena
Gattosolitario
Giorgiariccia
Idras - idraproduction
Idrashow
Il cugino Gionn
Johnson il farmacista
La torre di Babelez
Merincontraria
Mucio
Paps
Pep - Norvegian wood
PleiadiElisewin
Rflessioni del Libraio
RobertoColorato
Silvietta
Sombra de Luna
SospesoNelTempo
Voa
















LEGGO...

°Marcela Serrano - L'albergo delle donne tristi°
°W.I.T.C.H.°
°Repubblica°

ASCOLTO...

°The Cure°
°The Smiths°


GUARDO...

°Troisi°



A Jane piace...

Il mare, le colline, soprattutto se può girarci in Vespa. Camilla, la sua cagnina appena deforme, i bambini e le cose da bambini, tutti i dolci con particolare predilezione per quelli molli e colorati, budini creme e gelatine. Le piace andare in vacanza in una enorme capitale europea e girarla in bicicletta o in metropolitana e accorgersi di capirla. Leggere e soprattutto scrivere. Capo Nord, e soprattutto arrivarci in macchina ascoltando Noi non ci saremo dei CSI. Gli scrittori sudamericani, Marquez, Allende, Serrano, Amado, ma anche Calvino, Baricco, Neruda e Ungaretti, Stephen King, Jonathan Coe, Neil Gaiman e le meravigliose graphic novel di Dave McKean. Il suo poeta preferito è Nazim Hikmet che però in questa fase si contende i primi posti con Pedro Salinas. Le piace il Corso e passeggiarci di pomeriggio, preferisce da sola, se deve scegliere. Le piace il caffè Roselli e la cioccolata calda al peperoncino, ma anche un tè alla vaniglia e, lì, parlare. Ama la complessità. Ama alla follia il cinema. Le piace da morire Buffy the Vampire Slayer, il telefilm più intelligente del mondo, e ha trovato ILLUMINANTE la visione di Evangelion. Le piace cantare. Le piace il rock ma anche la musica etnica, balcanica, sudamericana, il fado e il tango argentino, ama i Buena Vista Social Club e i cantautori italiani, De André, Rino Gaetano, De Gregori. Ama la musica indie che sta scoprendo poco a poco. Idolatra gli U2 e Tim Burton. Ama l'arte, i fumetti e il teatro. Le piacciono Monet, Rodin e i Peanuts (senza i quali non sarebbe mica stata la stessa persona). Le piace recitare. Le piace chiacchierare fino a tardi con le candele e la Nutella, come si faceva in quella casa piccola di Barcellona. Ama Barcellona, parlare spagnolo e viaggiare. Ama troppe altre cose e lo spazio qui è quello che è.

A Jane NON piace...

Sentirsi ansiosa, agitata (ma le succede spesso), litigare con qualcuno al telefono, essere costretta a vestirsi bene, fingere che le stia simpatico qualcuno che non le piace, dover dire di no alle persone. Andare ai matrimoni di chi non conosce, trovarsi in un ambiente dove tutti sono all'ultima moda e ballano i successi dell'estate, i caffè alla moda del Corso, l'aperitivo per farsi vedere. Non le piacciono l'estremismo e gli intellettuali che fanno gli intellettuali. A Jane non piace vedere allontanarsi le persone anche se spesso va così. Non le piacciono le verdure e nemmeno gli insaccati, fugge davanti al salame a fette. Non le piace rendersi conto di essere grande, crescere e via discorrendo. Non le piace sentirsi invisibile, anche se a volte sì. Non le piace rendersi conto che purtroppo, per l'ennesima volta, ha sopravvalutato. A Jane non piacciono le persone superficiali e poco sensibili, e i mediocri per scelta. Non le piacciono i silenzi pesanti, ma non le piace chi parla in continuazione. Non le piace dormire poco e sentirsi stordita. Non le piacciono le bevande alcooliche a parte la sangria e qualche vino rosso, fatta eccezione per certi goliardici rum e pera. Non le piacciono i ragni, i vestiti firmati e gli orecchini di oro giallo. Non le piace il gel nei capelli e chi fa il cinico per forza.

Che tempo fa oggi nella valle?

Counter


Vi siete tuffati in: *loading*


 



"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.

Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."

(Pablo Neruda)


°Gein°
°BecckOnFlickr°


PERSONAGGI e INTERPRETI:

IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.

COLEI CHE E'
NEL MARE

Nel ruolo di quelbruco.

G.
Nel ruolo di SISTER

L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR

I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.

LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA

Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.

IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.

CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.

CONTINUA...

Nei dintorni del lago c'è questo di bello:































































































domenica, luglio 30, 2006



Domani mattina, 10.25, si parte. Si arriva a Stoccolma dopodomani e poi, dopo X giorni, qui. Nordkapp.
Dove troveremo 3 gradi e l'aria giusta per sbollire gli spiriti bollenti. Un viaggio assurdo, in posti che non riesco nemmeno ad immaginare, con tende da poco prezzo che non ci aiuteranno, se farà per davvero 3 gradi. Suppongo che non sembrerà estate. Il giorno prima di partire io non ho mai voglia di partire, ma poi mi viene, appena metto piede in stazione. E niente, si parte, si va al Circolo Polare Artico. Tutti ci chiedono perché ci andiamo ma io penso che poi lo capiremo lì.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 15:01 | link | commenti (13)
categorie:
martedì, luglio 25, 2006

La settimana di fuoco è finita, lasciandomi una scia di intensità e di autostima che durerà a lungo. Non è una cosa che spero, ma una cosa che so, come si sanno le cose che senti con una chiarezza tale che, insomma, le sai. L'autostima è stata una parte fondamentale di questa settimana, e più ci ripenso più me ne rendo conto. Sì, la considerazione degli altri, la considerazione in qualche momento eccessiva degli altri, l'ammirazione degli altri. Sono cose che ci sono state. Ma soprattutto la considerazione MIA, questa cosa la so fare, quest'altra cosa pensavo proprio di non riuscirci e invece guarda te, la so fare. E pensa che perfino questa cosa, che proprio avrei voluto spararmi piuttosto che farla, la so fare. Ogni sera torno a casa consapevole di qualcosa di nuovo che so fare. E non credevo. Perché in linea di massima ho sempre avuto autostima per determinate cose, meno per altre, zero per altre. Poi ci sono certe situazioni in cui ti senti una botta di autostima. Tanto che, lo ammetto, sto cercando di controllarla perché non mi pare una cosa buona neanche che salga a livelli altissimi. E poi, non ultima, di questa settimana mi è rimasta ironia. E leggerezza. Che, se uno sta per mettersi a fare quello che vuol fare nella propria vita, e sta pure per partire per Capo Nord, non è poco.
Un avviso per voi cinefili: ho delle foto che dire splendide e ravvicinate è poco di Elijah Wood, Jessica Biel, Anna Paquin e Giorgio Pasotti. Le posterò alla prossima perché ora vado di fretta.
Sto ascoltando molto i Gotan Project anche se ci sono giornate in cui ascoltare del tango può soltanto rendere le cose più elettriche di quanto già non siano. E questa non ve la spiego.



like electricity through a body, that one thing that can make one happy (Elisa)
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 20:30 | link | commenti (14)
categorie:
venerdì, luglio 21, 2006

dalla vostra inviata speciale in sala stampa

Al Convento dove sta il covo dei giornalisti la giornata viene scandita da ritmi molto naturali, come nelle case dei nonni di una volta. Vale a dire: dal CALDO. Ebbene sì, fa caldo anche qui, in culo al mondo, nella Cannes dei poveri che sì è piena di gente e di vita per otto giorni l’anno, ma mi assale il terrore nell’immaginare come deve essere gli altri trecentocinquantasette, per saperlo comunque basta chiedere a mucio.

Ma al convento, dicevo, i ritmi si adattano al caldo e al sole che gira, e basta saper cogliere l’andamento climatico della giornata e sapere dove devi stare e quando e in che momento è opportuno fuggire e dove andare. La mattina c’è sempre la meravigliosa sala stampa, di cui pubblicherò una foto alla fine del Festival perché ormai mi sono proprio innamorata di questo posto. Basterebbe solo mettersi da una parte a guardare il passaggio e a cogliere le chiacchiere tra le persone, ma di questo ne ho già parlato abbondantemente e ora smetto se no cambiate subito blog. Quello che ancora non sapete è che il bello della giornata arriva alle quattro, quattro e trenta del pomeriggio. Allora comincia il movimento di sotto, il chiostro all’aperto (anche quello un posto delizioso) si anima e si allestisce per l’arrivo dell’ospite del giorno, e allora entrano in gioco i ragazzi del catering: si apparecchiano tavoli e si incolonnano bicchieri di vetro, ed ecco che l’aria si è già fatta più fresca e tutto si muove, e la sonnolenza del pomeriggio è scomparsa. I ragazzi del catering, per sopravvivere, mettono la musica. Che si sente dappertutto, fino in sala stampa. Ci dev’essere qualcuno con dei gusti magnifici a scegliere quei cd, perché ogni pomeriggio alle quattro parte qualcosa che ci sta magistralmente bene, un Bob Marley and the Wailers, i Pink Floyd, il rock americano anni ’70, il primo Ligabue, quello che non faceva schifo. Allora la cosa migliore che tu possa fare è scendere nel chiostro, che al momento si sta affollando di bambini, prendere i soliti tre o quattro lecca lecca dal tavolo Chupa Chups, e sederti su un muretto a goderti il fresco. E posso garantire che ci tornereste la seconda volta.

 

Però forse niente, dico niente, supera quando sono le sei e mezza, le sette, e il chiostro si è svuotato, e non c’è più nessuno e si aspetta solo l’ora della cena di gala, e i ragazzi del catering alzano il volume dei Pink Floyd e ormai fa freschissimo e si stendono sui muretti a riposare con q   uelle loro magliette rosse, e tu scendi, e per caso ti imbatti in questa scena di pace, e prendi la macchina fotografica per rirpendere un po’. E poi magarri arriva qualcuno a chiacchierare, gli amichetti dell’ufficio stampa, oppure quell’attore carino di cui vi dicevo, con cui si parla di teatro e corsi di recitazione.

 

Quello che mi diverte di più di questo strano lavoro similgiornalistico è che col passare dei giorni mi accorgo di non essere certo l’unica a ritenere che l’Utile Idiota sia, appunto, un idiota. Sono appena rientrata nel posticino delizioso chiamato sala stampa, me ne stavo fuori in veranda a mangiare una barretta special K e un paio di colleghi intraprendenti mi hanno fatto domande divertite sul nostro comune amico, curiosi di scoprire se qualcosa in lui fosse cambiato rispetto agli anni passati. Constatato che non è cambiato niente, ipotizzato che io forse stia facendo “anche il suo lavoro”, sparate a raffica un paio di battute da persone intelligenti su una persona idiota, la veranda è stata ufficialmente trasformata nel Salottino delle Comari, e sono stata ufficialmente invitata a farne parte qualora mi andasse di continuare a spettegolare. Mi è venuto da ridere, da ridere, mi viene enormemente da ridere un sacco di volte, e visto che è almeno una volta per ogni incazzatura che mi fa prendere l’Idiota, suppongo che il bilancio sia abbondantemente in pareggio e allora non c’è niente da prendesela, anzi.

Diciamo che il più del tempo me la godo. Anche se ci sono un sacco di cose da fare mi godo l’atmosfera, mi godo il mio pass con scritto Press, mi godo le battute veloci delle persone che ormai conosco che mi salutano nei corridoi e può capitare che mi offrano un gelato che si sta spartendo (arrivato da chissà dove) all’Ufficio Stampa, fette di ananas e di anguria, solidarietà quando sono veramente incazzata.

I sorrisetti complici che colgo quando l’Idiota ne spara qualcuna grossa mi fanno veramente andare in visibilio. Prima gli ho risposto a tono, alla Jane diciamo, con quel tocco in più di veleno che si sente e non si sente (credo questo si sentisse), e il ragazzo con gli occhi blu del primo computer a destra mi ha stretto solennemente la mano ridendosela almeno quanto me. Sono soddisfazioni.

 

Per il resto continuo a bere acqua, tanta acqua gratis, è comparsa nel frigorifero anche quella frizzante ma devo dire che rispetto a quella liscia fa decisamente pena. Acqua e lecca-lecca (la Chupa Chups è lo sponsor sovrano) sono il pasto principale del giornalista che trascorre la sua giornata in sala stampa qui al Convento di S.Francesco. Io comunque non sono una giornalista né tantomeno credo che lo diventerò, ma passare per giornalista è un’altra di quelle cose che mi stanno divertendo a pazzi. Perché alla fine quando uno passa la sua giornata in sala stampa è chiaro che tutti gli altri, che sono giornalisti, pensano che tu sia, minimo, una giornalista. Ti vengono ad avvertire perché inizia la conferenza stampa, ti chiedono per quale giornale lavori. Potrei spararne di grossissime tipo “Per XL di Repubblica”, ma sono troppo una brava ragazza e allora dico “Ufficio stampa interno”, e fa comunque il suo effetto. Quelli più grandi, i signori a cui darei del lei, o quantomeno del voi, e che invece mi dicono dammi del tu, quando capiscono che sono una novellina-ina mi chiedono se mi sono appena laureata, e io gli dico di sì, e loro diventano un pochino più paterni e mi fanno brava, brava, è un’ottimo inizio, stai andando bene, brava.

Credo che tutti pensino che sto lavorando bene. Deve essere perché cammino sempre molto veloce.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 12:26 | link | commenti (7)
categorie:
lunedì, luglio 17, 2006

Qualche parola in più sul tipo a cui dovrei fare da assistente è francamente doverosa. Ieri in macchina ho avuto un'illuminazione e ho cominciato a parlarne tra me e me come de "il mio assistito". Il gergo legale mi diverte assai perché, se ancora non avesse avuto bisogno di un avvocato, è ovvio che il mio assistito né avrà bisogni presto, molto presto. Prevedo per lui un roseo futuro di intrallazzi che culmineranno in qualcosa di losco, di molto losco, e mi auguro in un arrestino, anche piccolo, anche qualche settimana mi farebbe felice.

Il fatto è che il tipo non solo non ha assolutamente idea non dico di cosa sia il giornalismo ma neanche di cosa sia scrivere, credo in effetti le sue competenze non vadano molto oltre l'effettuare telefonate inconcludenti occupando il telefono per alcuni preziosi minuti, non solo dicevo, ma il tipo, conosciuto anche come "L'utile idiota", è di un losco che non potete avere idea. A parte che va girando con occhiali fumé, mezzi da vista e mezzi da sole, per tutta la giornata. E non è che ci sia il sole nell'ufficio stampa. Poi è il classico tipo che comunica con gli altri esseri umani solo tramite un telefono cellulare, ma che comunicazioni. Nelle telefonate che riesco a carpire (attenzione, non è che io mi metta a origliare, è proprio che lui è spudorato e si fa le sue telefonate tranquillamente dall'ufficio stampa) si accenna continuamente a ragazze, donnine di ogni genere, perché dovete sapere che il nostro organizza concorsi di bellezza dai titoli suggestivi tipo Fotomodella 2000, e credo che la sua principale preoccupazione in questi giorni di Festival sia, appunto, cercare le fotomodelle del 2000. Se mi capita di alzarmi dalla mia postazione al pc per qualche minuto è molto probabile che me lo ritroverò lì, ad occupare il mio posto (diciamo che è l'unico momento della giornata in cui mette mano alla tastiera, e questo s'era già capito), e quando torno il minimo che possa succedere è di trovare innumerevoli finestre lasciate aperte, i cui toccanti argomenti vanno dai form di ammissione per aspiranti fotomodelle al gran premio di motociclismo agli scandali di calciopoli (e non credo per ragioni di interesse giornalistico).

Io, comunque, ormai ho capito come funziona, e semplicemente lo bypasso. Tra l'altro da quando sto facendo così sto finendo il lavoro in metà del tempo. Adesso mi ha appena avvisato che scende una mezzoretta giù. ahahah.

Ma passiamo alle cose interessanti di queste intense e stimolanti giornate di lavoro:

- ELIJAH WOOD! ripeto: ELIJAH WOOD! ahem, lo ripeto: ELIJAH WOOD!!!!!!!!

- la sala stampa: per stare il più lontano possibile dal brutto muso dell'Utile Idiota sono migrata qui in sala stampa, con la scusa che l'Ufficio stampa è più caldo, cosa peraltro vera. La sala stampa è di una frescura magnifica, è una vecchia sala di convento che dà sulle colline, le finestre sono sempre aperte e c'è un sacco di gente, e ti capita di vedere ogni genere di personaggi e di cose. Adesso per esempio una che sarà tipo del Mattino ha appena preso in prestito la mia penna di Diddle. C'è un ragazzo siciliano che sembra completamente nel pallone e continuano ad uscirgli fogli su fogli dalla stampante, credo che tra poco gli offrirò un kinder cereali. Ah, poi c'è un enorme frigorifero pieno di bottigliette d'acqua fredda e possiamo prenderne a man bassa, la cosa mi diverte perché anche se è soltanto acqua è troppo stimolante in una società consumistica avere qualcosa che puoi prendre gratis e quanto ne vuoi. Per dire, solo ieri ho bevuto tre litri d'acqua in un pomeriggio. C'è un tipo con un sigaro, un vecchio giornalista che nonostante ci siano qualcosa come 20 pc, scrive al taccuino. E poi mi piace il fatto che ci sia un grosso tavolo dove di mezz'ora in mezz'ora compaiono nuovi comunicati stampa, ti dà l'impressione che da qualche parte ci sia una fonte di notizie inesauribile e se aspetti prima o poi arriverà qualcosa che ti interessa.

- ho trovato una verandina deliziosa in cui passare le pause pranzo: e vai con panino alla mortadella, bottiglina di acqua Sorbello (sponsor ufficiale del GFF, l'acqua con il residuo fisso più basso della campania, è un'acqua unica, provala!), e Festa mobile di Heamingway con matitina per sottolineare i passi più belli. Tipo: "Era quel che si dice trapiantarsi, pensavo, e poteva essere necessario alle persone come ad altri generi di cose che crescono".

- persone che al momento preferisco: Luca dell'Ufficio stampa, perché è gentile ed efficiente e quando va in giro di continuo è perché è veramente impegnato. E poi ti aiuta in tre secondi e ti manda per e-mail quello che ti serviva senza fare la faccia scocciata perché gliel'hai chiesto. Marco, assistente del direttore, uno dei mammasantissima del Festival ma cordiale e disponibile come pochi. Tra l'altro l'ufficio di Marco (che in realtà si chiama Marco C., e qui scende la privacy sul suo cognome), nel palazzo del mammasantissima, è un ufficio bellissimo, ma tutto il corridoio è bellissimo e tappezzato di loghi del Festival e manifesti di cinema, con l'aria condizionata e pieno di persone che, almeno apparentemente, fanno cose belle. Marco comunque mi aiuta volentieri e io gli dò del tu perché ormai sono lanciatissima nel mio ruolo di addetta stampa, oggi mi sono scusata del disturbo perché mi sentivo veramente un'importuna e lui mi fa "ma figurati, fai il tuo lavoro e lo fai bene", da pari a pari. eheheh. goduria.

adesso scappo perché devo scrivere una cosa che forse andrà a finire sul Mattino estate. non chiedetemi chi, come e perché me l'abbia affidata, perché non ne ho idea nemmeno io. Un tizio per cui dovevo scrivere una cosa sul sale iodato mi ha presentata a un tizio vecchio col sigaro, e niente.

a domani con altre fantastiche avventure dalla sala stampa.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 17:07 | link | commenti (11)
categorie:
domenica, luglio 16, 2006

Primo giorno di lavoro all'Ufficio Stampa del Giffoni Film Festival. Il suddetto ufficio è situato all'ultimo piano di un grazioso convento, un bel posticino fresco per quasi tutto il giorno e che invece, senza che tu te ne accorga, subodlamente assorbe il calore per ore per poi rigettarlo tutti insieme verso le sei, le sette di sera: allora il bagno turco è garantito e non puoi scappare, perché è come se il mezzogiorno fosse arrivato in ritardo. Stupita da queste peculiari condizioni climatiche mi sono fatta questo primo giorno di lavoro, senza sapere bene cosa avrei dovuto fare: ma fatto sta che l'ho capito subito, perché trattasi di una di quelle cose in cui devi andare a leggere appena appena sotto la superficie. E qui ci sono almeno DUE grosse cose da capire, se sei almeno un pochino sveglio.
Ufficialmente sono l'assistente di un tizio che prepara i testi per un programma televisivo (Salotto Giffoni) che va in onda in diretta alle otto su una tristissima tv locale (Lira TV, che per fortuna voi NON ricevete). Al Salotto vengono ricevuti degli ospiti: noi durante la giornata dobbiamo contattarli e, in pratica, capire cosa vogliono che venga detto di loro per poi passare le schede così compilate ai conduttori di Lira TV. Fin qui. Ed ecco quello che sono riuscita a leggere tra le righe in non più di una giornata.
UNO: il programma è una sorta di Corte dei Miracoli dove vengono riversati tutti i tizi inutili, quelli che ci devono stare per forza, quelli invitati perché conoscono qualcuno ma che in sostanza non interessano a nessuno e quindi avrebbero magistralmente rotto se piazzati nello spettacolo principale (quello che va in onda alle nove e mezza dal luogo che ha il suggestivo nome di Arena Alberto Sordi). Quindi abbiamo a che fare con personaggi più o meno sconosciuti che però vengono trattati come se a qualcuno importasse di loro. Ma sopratutto DUE, significato più profondo della prima giornata: ho compreso che sì, dico noi, noi dovremmo, noi facciamo, ma in realtà questo tizio non fa NIENTE, e quando dico niente nei miei occhi si accende uno sguardo sconcertato perché non riesco neanche a concepire come si possa passare la giornata in una nullafacenza più totale. Praticamente mi è parso di capire che lui ha richiesto una persona che facesse il lavoro che spetterebbe a lui, lui non è che ne fa una parte, no no, lui non fa proprio NIENTE, mi fa fare pure le sue telefonate anche se lui sta a mezzo metro di distanza, nel frattempo sfumacchia, si lamenta del caldo e del fatto che la giornata è molto molto piena. Devo dire che prendo la cosa sportivamente, perché in fondo mi fa ridere e perché il lavoro non è per niente difficile, basta solo ignorare il tipo (che se ci si mette ti fa pure perdere tempo) ed organizzarsi autonomamente.

Detto questo, ecco le cose che mi sono piaciute di ieri:

- E' venuta Sabrina Ferilli e io mi sono aggirata con il mio pass dello Staff tra i fotografi e i giornalisti e le ho fatto una foto col cellulare per mio fratello
- Ho commentato con una ragazza che Marco Liorni è più basso di quello che sembra
- Nell'ufficio ci sono comunque delle persone simpatiche, tra cui un ragazzo che dev'essersi impietosito e mi ha chiesto come stava andando, e poi ho fregato una pila di post-it colorati e un tubetto di colla
- E' comunque un ambiente divertente, passa gente di tutti i tipi, e fa un po' Hollywood di noantri
- Verso le sette stavano preparando una sorta di cena di gala nel chiostro, all'aperto, io sono scappata dall'ufficio stampa e succhiando un paio di Chupa-chups mi sono appostata in un angolo fresco a sentire Bob Marley in filodiffusione e a guardare il passaggio
- Mi sono fatta fare delle fotocopie da uno che poi ho scoperto essere un attore protagonista, un ragazzo di Firenze di un carino spropositato con cui ho scambiato qualche battuta pensando che fosse bassa manovalanza almeno quanto me
- Una volta avuto il mio magico pass la mia personalità si è trasformata: ho cominciato a fare telefonarte a tutto spiano entrando appieno nel ruolo di Jane dall'Ufficio Stampa
- Il tizio degli sponsor è molto simpatico
- Ho rassicurato per telefono la figlia di un onorevole che era mortificata di non poter venire e continuava a scusarsi con me (eheheh)

vi lascio, e vado dritta dritta verso la mia seconda giornata. mi porto la digitale, perché oggi pomeriggio alle 17.00 al chiostro viene Frodo!


Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 11:15 | link | commenti (6)
categorie:
giovedì, luglio 13, 2006

Stavolta non ci sono santi, mi sono scelta degli eroi. Potete dire tutto su di loro, e potete dire tutto su di me. Voglio fare come i bambini, che si mettono il poster di Maradona nella stanza e si fanno il codino come Roby Baggio. Mio fratello se lo fece. Voglio fare come Holly e Benji e soprattutto come i bambini che si vedono Holly e Benji, come i bambini che eravamo che guardavamo Holly e Benji (lo guardavo anch'io, tra una Pollon e una Stella della Senna), e pensavamo che si potessero parare dei rigori pazzeschi e che ogni cosa nella vita si potesse ottenere se ti allenavi e ci credevi.
Così stavolta mi sono scelta degli eroi, per la semplice ragione che alcune cose, di me, non sono cambiate da allora, perché non ho mai dimenticato il testo di Notti Magiche Inseguendo Un Gol da quando a nove anni l'ho imparato, e perché li ho visti domenica sera nel momento più importante della loro vita ballicchiare, ridere, farsi stupidi scherzi in diretta mondiale, tagliare i capelli a quello che gliel'avevo giurato, tirare i capelli al mister (che mi ha fatto battere un rigore e io gli ho chiesto "è sicuro?" e poi ho guardato il cielo all'ultimo secondo), mettersi in testa un enorme cappello e poi metterlo in testa alla Coppa, e fare il solletico alla Coppa più importante del mondo e poi rubarla da mano al Capitano e scappare, e farmela rubare da un altro a cui poi un altro fa lo sgambetto e la prende, e se la nasconde sotto la maglietta, e andare a ritirare le medaglie in mano agli uomini più importanti del calcio del mondo ancora ballicchiando, con il mantello e il cappello e la faccia di Carnevale, incoscienti come solo dei ragazzini sanno. Come fossero ragazzini.
Ancora di più, mi sono scelta degli eroi perché sono stati sempre così, perché ogni momento, anche quelli peggiori, anche quando io ero piegata in due dal calo di zuccheri sulla sedia, se inquadravano loro, loro ridevano. Si spruzzavano l'acqua, si rialzavano mezzi ammaccati e ridevano.



(p.s. quando ero piccola non era mai il giorno giusto per far volare l'aquilone. ci voleva che ci fosse papà, che avesse tempo, che ci portasse lui, magari al mare, o su su in collina, e questo, capirete, non succedeva quasi mai. a me sarebbe piaciuto ma l'aquilone lo tenevo in ripostiglio, e pensavo che il giorno dell'aquilone sarebbe stato il più bello, quello che aspettavo, aspettavo, e una volta arrivato sarebbe stato una meraviglia. domenica mattina sono andata in spiaggia, ed ero molto tesa, e lì qualcuno faceva volare due aquiloni. e io ho pensato che era il giorno dell'aquilone.)
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 17:31 | link | commenti (5)
categorie:
martedì, luglio 11, 2006



COSI' LA VITTORIA
LE PORSE LA CHIOMA
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 15:48 | link | commenti (9)
categorie:
giovedì, luglio 06, 2006

 

E se questa non è storia. Se non è storia quando il pomeriggio del compleanno di mia mamma è lungo, lungo, e sembra che non debba finire mai e insieme è un lampo, sono le sei e sono a lezione di recitazione e poi sono le otto, arrivano tutti a casa mia ci sistemiamo sul solito divano e poi sono le nove meno un quarto, e io ho mal di pancia. Cominciano gli inni, e io ho mal di pancia.
Se non è storia una serata piena di bandiere, la mia città piena di bandiere e la mia bandiera tra le bandiere legata al balcone, che spero di slegare più tardi, spero di slegare la bandiera e intanto ho mal di pancia. E curiosamente, ho caldo e ho freddo, faccio chiudere solo metà balcone. Mamma offre panini alla nutella e io non ne mangio, ho caldo ed ho freddo. Se non è storia quando cantiamo l'inno anche noi seduti in salotto, ai soliti posti. Se non è storia quando capisci che c'è qualcosa di diverso dalle altre volte, perché qualcuno si alza e va in cucina come a non poterne più di guardare, e ad un certo punto rimanete in pochi in salotto con la pancia contorta, stasera ho mal di pancia e non se ne va più, e mi accascio sulla spalla di mio fratello, seduto vicino a me. E penso che odio il calcio, mi irrita e mi infastidisce durante tutta la mia vita normale ma poi, la Nazionale, è una cosa che va oltre la mia vita normale e sempre seduta in salotto ho perfino il tempo di chiedermi perché, ed è allora che presumibilmente mi ricordo che ero piccola, e c'era quella bellissima canzone Notti Magiche, che mio padre gridava nella famosa cucina di nonna vicino ai binari del treno, che Salerno esplodeva e che Baresi piangeva, che Maldini zoppicava e che Baggio inginocchiato chiamava Signori per nome, e concludo che non è il caso di provare a capire perché, in questo Paese, c'è una sola cosa che amiamo tutti quanti, svisceratamente, incondizionatamente. Se non è storia quando il telecronista di rai uno è impazzito, non ne può più, e grida "Del Piero, Del Piero, Del Piero girati, girati, girati!" e prendiamo un palo e poi una traversa e lui grida "MA QUESTA E' UNA MALEDIZIONE" e se non è storia quando sembra sia finita, sembra sia finita, poi un pallone sul piede di Pirlo e due secondi dopo il telecronista pazzo grida "GROSSO, GROSSO, MIO DIO, MIO DIO FABIO GROSSO", ma noi non lo sentiamo perché siamo altrove, ai confini della realtà, nel Paese Dove Vinciamo La Semifinale Non E' Possibile, e quella che grida di più, pensa te, è mia mamma. Il resto è me che salto al collo di mio fratello, quelli che erano migrati in cucina che tornano, io che salto al collo di tutti, una certa canzone che parte allora e non finisce mai più, fino a notte, fino a quasi mattina. La maglietta di Buffon, e la bandiera slegata. Le strade di una città piccola come le strade dell'Italia Tutta. L'unica volta che c'ero, avevo tredici anni, non potevo uscire a cantare siam pronti alla morte, non potevo far casino nella fontana, dal finestrino, sul monumento ai caduti. Anzi no, aspetta, l'altra volta che c'ero, c'è stata una volta che c'ero, e avevo un anno e un mese e non ricordo niente. Però l'ho visto tante volte in tv, e l'ho sentito raccontare tante volte, e se non è storia quando Fabio Grosso, dopo il famoso gol, si mette a correre e piange e io mi ricordo tale e quale quella cosa che ho visto, Tardelli, un urlo che non finiva mai.
Se non è storia è una notte che "una notte così neanche nei sogni", era scritto in un sms che ho letto quando la notte era la più magica che potevo immaginare. Se non è storia era un sogno mio o un sogno di qualcun altro, in cui dentro però c'ero io.
Probabile, non lo so, che mio padre, con la moto parcheggiata fuori, una notte in cui io non ero neanche prevista, guardando Italia-Germania, abbia sognato una notte così, un giorno, per i suoi figli.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 16:03 | link | commenti (6)
categorie:
martedì, luglio 04, 2006

Mentre le ore passano

Mentre le ore loro e mio malgrado passano, e finalmente fa un po' meno caldo, a casa mia si trovano maniere per passare il tempo e si aspetta, come già si era capito. Però quest'attesa è un'attesa diversa, lo avverto e lo avvertiamo tutti che è diversa da quella delle altre partite, non solo perché questa è più importante ma anche perché questa pare sottintendere e comprendere tante cose, alcune delle quali hanno poco a che fare con il calcio.
Per questo motivo ho elaborato tutta una mia visione personale della cosa, in realtà più per cercare di stare un po' tranquilla e ingannare il tempo e la tensione che per altro, però ve la dico. E' chiaro che non ci giochiamo solo una partita, ed è chiaro che non ci giochiamo neanche solo la finale dei Mondiali. In questi giorni ci hanno insultato di continuo, la si può mettere in molti modi ma la sostanza è questa, è vero che i giornali tedeschi non sono i tedeschi ma cinque anni di studi sulla comunicazione mi hanno istruita almeno a sospettare che i giornali tedeschi, un poco, dicono quello che i tedeschi amano sentirsi dire. Mi sono chiesta per quale motivo stia succedendo questo, e in realtà non so bene qual'è il motivo, e quando pensavo che fosse un caso isolato (indimenticabile la descrizione dei Luigi mammoni e parassiti) ho scoperto invece che si cercava di minimizzare perché poi, ininterrottamente, i titoli dei giornali tedeschi ci hanno chiamati spie, scorretti, usi ai mezzucci, pizza connection, camerieri, lavapiatti, ciao pizza, arrivederci pizza. Un po' sono sorpresa perché sono insuti di una tale bassezza, sfottò infantili che straripano stupidi luoghi comuni, e insomma non pensavo che si potesse ancora prendere in giro gli italiani con la pizza, sinceramente.
Il nostro calcio non ha fatto vedere belle cose ultimamente, lo so perfino io che non lo seguo mai e mi risveglio ogni due anni, infumandomi per un Mondiale o un Europeo. Non ha dato un bello spettacolo né fuori né dentro al campo, a casa mia sono volati solo insulti almeno fino all'ultima partita, dove ho visto delle cose molto migliori ma comunque qualche insulto c'è scappato. Anche i miei amici portoghesi dicono che compriamo le partite, c'è sempre un "mafia" o "mafiosi" dentro ogni sms che arriva alla fine di una partita che vinciamo, sono quasi sicura che lo fanno in buona fede, perché comunque ci vogliono bene e non credo vogliano essere cattivi, e magari non immaginano quanto fastidioso possa essere per un italiano questo stereotipo del mafioso. Però è un fatto che anche loro continuano a crederci a questa storia che siamo scorretti, che puntiamo solo sulle recite per guadagnarci un rigore e che comunque non saremmo in grado di vincere una partita senza mezzucci. Mezzucci, insomma.
Ecco, ho letto in giro su un po' di giornali che qualcuno si augura che risponderemo sul campo. Ovviamente me lo auguro anch'io, e vi dico, rispondiamo sul campo, battiamoli, ma se proprio non riusciamo a batterli rispondiamo sul campo lo stesso. Rispondiamo giocando una bella partita, sereni, facendo finta di non aver sentito. Lavorando anche se siamo affaticati, rialzandoci subito quando ci atterrano, anche se ci fa male. Stringendo i denti come ho visto i nostri giocatori fare quando ero piccola. Quando l'arbitro impose a Maldini di rientrare da centrocampo e lui dovette farsi tutto il campo, zoppicando. Quando restammo in dieci, in nove, e sembravamo comunque undici, dodici. Non protestiamo con l'arbitro, non protestiamo con nessuno, non accettiamo alcuna provocazione. Diamo una mano per rialzarsi a un tedesco che cade, non facciamoci spaventare dai fischi del pubblico, cantiamo l'inno nazionale come se in quello stadio ci fossero soltanto italiani vestiti d'azzurro. E se poi non vinciamo, incassiamo la sconfitta con la sicurezza e la dignità di aver fatto una buona partita, come nazionale di calcio ma anche come persone, e non ultimo, come italiani. Io, cari giocatori della Nazionale, oggi vi prego solo di questo. Vi prometto che, se lo fate, non risponderò nemmeno io. Agli sfottò dei portoghesi.

Comunque oggi a Cannavaro gli hanno detto: "Dicono i tedeschi sui giornali che boicotteranno la pizza". E lui ha risposto: "Ma perché, è così buona, chi v'o ffa fà."
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 15:01 | link | commenti (16)
categorie:
lunedì, luglio 03, 2006



Aspetto.
Fa sempre caldo, e come si è capito non ho voglia di parlare di altro che di calcio.
Ma magari ne parliamo dopo, perché già da adesso io aspetto.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 17:36 | link | commenti (3)
categorie:
sabato, luglio 01, 2006



L'Italia s'è DESTA
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 10:43 | link | commenti (2)
categorie: