A volte le acque del lago si agitano per...

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LEGGO...

°Marcela Serrano - L'albergo delle donne tristi°
°W.I.T.C.H.°
°Repubblica°

ASCOLTO...

°The Cure°
°The Smiths°


GUARDO...

°Troisi°



A Jane piace...

Il mare, le colline, soprattutto se può girarci in Vespa. Camilla, la sua cagnina appena deforme, i bambini e le cose da bambini, tutti i dolci con particolare predilezione per quelli molli e colorati, budini creme e gelatine. Le piace andare in vacanza in una enorme capitale europea e girarla in bicicletta o in metropolitana e accorgersi di capirla. Leggere e soprattutto scrivere. Capo Nord, e soprattutto arrivarci in macchina ascoltando Noi non ci saremo dei CSI. Gli scrittori sudamericani, Marquez, Allende, Serrano, Amado, ma anche Calvino, Baricco, Neruda e Ungaretti, Stephen King, Jonathan Coe, Neil Gaiman e le meravigliose graphic novel di Dave McKean. Il suo poeta preferito è Nazim Hikmet che però in questa fase si contende i primi posti con Pedro Salinas. Le piace il Corso e passeggiarci di pomeriggio, preferisce da sola, se deve scegliere. Le piace il caffè Roselli e la cioccolata calda al peperoncino, ma anche un tè alla vaniglia e, lì, parlare. Ama la complessità. Ama alla follia il cinema. Le piace da morire Buffy the Vampire Slayer, il telefilm più intelligente del mondo, e ha trovato ILLUMINANTE la visione di Evangelion. Le piace cantare. Le piace il rock ma anche la musica etnica, balcanica, sudamericana, il fado e il tango argentino, ama i Buena Vista Social Club e i cantautori italiani, De André, Rino Gaetano, De Gregori. Ama la musica indie che sta scoprendo poco a poco. Idolatra gli U2 e Tim Burton. Ama l'arte, i fumetti e il teatro. Le piacciono Monet, Rodin e i Peanuts (senza i quali non sarebbe mica stata la stessa persona). Le piace recitare. Le piace chiacchierare fino a tardi con le candele e la Nutella, come si faceva in quella casa piccola di Barcellona. Ama Barcellona, parlare spagnolo e viaggiare. Ama troppe altre cose e lo spazio qui è quello che è.

A Jane NON piace...

Sentirsi ansiosa, agitata (ma le succede spesso), litigare con qualcuno al telefono, essere costretta a vestirsi bene, fingere che le stia simpatico qualcuno che non le piace, dover dire di no alle persone. Andare ai matrimoni di chi non conosce, trovarsi in un ambiente dove tutti sono all'ultima moda e ballano i successi dell'estate, i caffè alla moda del Corso, l'aperitivo per farsi vedere. Non le piacciono l'estremismo e gli intellettuali che fanno gli intellettuali. A Jane non piace vedere allontanarsi le persone anche se spesso va così. Non le piacciono le verdure e nemmeno gli insaccati, fugge davanti al salame a fette. Non le piace rendersi conto di essere grande, crescere e via discorrendo. Non le piace sentirsi invisibile, anche se a volte sì. Non le piace rendersi conto che purtroppo, per l'ennesima volta, ha sopravvalutato. A Jane non piacciono le persone superficiali e poco sensibili, e i mediocri per scelta. Non le piacciono i silenzi pesanti, ma non le piace chi parla in continuazione. Non le piace dormire poco e sentirsi stordita. Non le piacciono le bevande alcooliche a parte la sangria e qualche vino rosso, fatta eccezione per certi goliardici rum e pera. Non le piacciono i ragni, i vestiti firmati e gli orecchini di oro giallo. Non le piace il gel nei capelli e chi fa il cinico per forza.

Che tempo fa oggi nella valle?

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Vi siete tuffati in: *loading*


 



"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.

Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."

(Pablo Neruda)


°Gein°
°BecckOnFlickr°


PERSONAGGI e INTERPRETI:

IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.

COLEI CHE E'
NEL MARE

Nel ruolo di quelbruco.

G.
Nel ruolo di SISTER

L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR

I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.

LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA

Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.

IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.

CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.

CONTINUA...

Nei dintorni del lago c'è questo di bello:































































































mercoledì, maggio 31, 2006

Al mercato

Al mercato c'è il signore che vende il gelato che è sempre lo stesso, da quando ero piccola e si andava al mercato con mamma. Il signore del gelato al mercato ha i capelli bianchi, e io giurerei che li ha sempre avuti, anche vent'anni fa quando presumibilmente si andava al mercato con mamma.

Il signore che vende il gelato lo vende su un Ape trerruote azzurro, in mezzo al crocevia del mercato dove quando ci arrivi hai già fatto mezzo mercato, e di solito hai caldo o perlomeno io, quando andavo con mamma, avevo sempre caldo arrivata lì. Perciò puntualmente quando arrivi al crocevia vuoi comprare il gelato oppure chiedi alla mamma di comprartelo. Ma il signore del gelato al mercato ha un cappello blu da gelataio e una camicia bianca pulitissima, e ha solo due gusti: limone o misto. Mi ricordo che mamma voleva sempre comprarci il limone e invece noi sceglievamo sempre il misto, che sapeva di tutto e di niente e ogni leccata cambiava, c'era caffè e cioccolato e stracciatella e forse c'era anche la fragola, assaggiavamo uno quello dell'altra anche se erano uguali perché c'era dentro tutto e niente.
Stamattina al mercato c'era ancora il signore del gelato, con il cappello e il trerruote azzurro, che vendeva il gelato al limone e misto, e le mamme si fermavano coi passeggini e le signore con le buste di plastica si fermavano e compravano un cono al limone. Non lo so perché, ma il limone è una cosa da signora, forse una mamma è convinta che il limone fa bene al bambino, perciò cerca di comprarglielo. Io però giurerei di aver incrociato lo sguardo di un bambino che là nello spiazzo del mercato dove c'è quel signore del gelato che mette allegria, leccava il suo cono misto. E ci siamo fatti l'occhiolino.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 15:07 | link | commenti (8)
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lunedì, maggio 29, 2006



Barcelona Anno Zero - due
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 11:05 | link | commenti (5)
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sabato, maggio 27, 2006

Parte Primera


Noi abbiamo...

Abbiamo camminato per Barcellona come dentro ad una sorella, ad una cosa che conosci talmente bene che non hai più bisogno di camminare per capirla

Abbiamo incontrato solo persone incredibilmente gentili ed avuto incrdibili colpi di fortuna, e poi incredibili colpi di sfortuna in un'unica serata in cui la chiave non apriva, i taxi ci rifiutavano, la polizia ci inseguiva, la chiave restava incastrata nella serratura, la mia mano si graffiava e Miss F. riprendeva tutto in corsa come in una puntata di un programma americano

Abbiamo conosciuto un sacco di persone, tantissimi brasiliani, parlato tre, quattro lingue nel corso della stessa conversazione

Abbiamo ballato la salsa

Abbiamo fatto un gioco dove ognuno raccontava una barzelletta nella sua lingua cercando di far ridere gli altri, ma a me e Miss F. non ne è venuta nessuna in mente e intanto un tipo di Chicago raccontava storie sul suo cane El Butcho

Abbiamo passato un'intera giornata al Parc Guell solo godendo del sole e dell'aria (l'aria del Parc Guell che non è come l'aria nel resto della città), e poi della musica e dell'allegria dell'atmosfera in un modo che rendeva la scena irreale e degna di un film

Abbiamo guardato la fontana magica del Montjuic sedute sul bordo in mezzo al vento e agli spruzzi d'acqua e dieci secondi dopo esserci sedute è partita Barcelona dei Queen che io in sei mesi non ero mai riuscita a sentirla e lì ho avuto la pelle d'oca per alcuni minuti anche perché tirava del vento al Montjuic

Abbiamo passato lunghe mattinate alla Barceloneta con il sole e il vento e le palme sullo sfondo come se fosse un'inattesa pulita spiaggia dei Caraibi

Abbiamo parlato con la città, da sopra la collinetta delle tre croci, le nostre teste con la città (separatamente), e alla fine Miss F. ha detto che pensa che Leopardi ha scritto lì "L'infinito"

Io sopra quella collina ad occhi chiusi bevendo l'acqua dalla bottiglietta ho pensato che sì è Barcellona, ma non è solo Barcellona, sono io

Abbiamo camminato nel Born e scattato foto in posti visti mille volte, abbiamo visto noi stesse in bicicletta proprio lì con i capelli appena più corti

Abbiamo rivisto le nostre case e rivisto nostri amici, li abbiamo salutati in un abbraccio in un bar o davanti alla stazione di una metropolitana sapendo che ci rivedremo davvero

Abbiamo comprato magliette a righe e ogni paio di orecchini capitato sotto il nostro sguardo

Abbiamo conosciuto Fabio Volo in una mattina inverosimile e ci siamo appostate sotto casa sua da brave italiane chiassone

Abbiamo risaputo rivissuto risentito com'è essere in quella città, ma anche com'è essere quella città e tutte le vite possibili che in quella città hai il coraggio di sognare e perfino di vivere e la nostra vita possibile che è stata possibile una volta, non vedo perché non dovrebbe essere possibile di nuovo.



Barcelona Anno Zero -
uno
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 23:22 | link | commenti (6)
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venerdì, maggio 26, 2006

Cambiar faccia

 

"Cla e allora, come è andata là?"

"Bene, benissimo."

"Si vede, hai 'na faccia."

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 11:45 | link | commenti (4)
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domenica, maggio 21, 2006

Olha, que coisa mais linda,
Mais cheia de graça,
É ela, menina, que vem e que passa,
Num doce balanço, a caminho do mar.
Moça do corpo dourado,
Do sol de Ipanema,
O seu balançado
É mais que um poema
É a coisa mais linda
Que eu já vi passar
Ah, por que estou tão sozinho?
Ah, por que tudo é tão triste?
Ah, a beleza que existe
A beleza que não é só minha,
Que também passa sozinha.

Ah, se ela soubesse
Que quando ela passa,
O mundo inteirinho
Se enche de graça
E fica mais lindo
Por causa do amor.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 19:51 | link | commenti (7)
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lunedì, maggio 15, 2006

del prof. candidato

Oggi faccio una cosa un po' così: campagna elettorale. La faccio perché ho sentito dei discorsi bellissimi ultimamente, che mi hanno fatto venire il dubbio che qualcuno ancora creda nella politica e la faccia per ragioni nobili, e la faccio soprattutto perché il mio prof. di linguistica generale è candidato al consiglio comunale a Salerno, e Salerno, se uno la conosce, sa che è una città a grossissimo rischio, diononvoglia vincesse ancora chi l'ha governata gli ultimi anni atteggiandosi da Berlusconi-a-sinistra.

Vi chiedo solo, se siete di Salerno o avete possibilità di raggiungere persone di Salerno dal vostro blog, di cliccare sull'immagine, ovviamente disegnata dal prof. come tutte le altre che ci sono sul suo sito, e fare un giro nel suddetto sito, dove secondo me si respira quantomeno tanto senso critico e cultura, poi uno può essere d'accordo o meno con il prof. D'Agostino detto Lillo, e anzi può stargli anche legittimamente sulle palle se l'ha conosciuto, visto che è il classico tipo dal carattere che dire forte è poco, 'ntussecuso è una parola più consona, ma io personalmente lo adoravo allora e adesso, a mente fredda, lo trovo una persona ancora migliore rispetto a quando il mio voto in linguistica dipendeva effettivamente da lui.

E niente, se siete di Salerno o, dicevo, e siete d'accordo con il tutto, magari potete anche linkarlo. Io ci provo eh.

 


(post scriptum: bisogna votare anche questo qui)

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 12:19 | link | commenti (2)
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venerdì, maggio 12, 2006

Io vado a dormire.
Svegliatemi quando riuscirò ad usare le parole come questo qui.

(Gein consiglia: va ascoltata o canticchiata perché è tutta una questione di suono e non di visione).
(Gein impallata in mille pensieri dormira un po'. Un bel po'. Chi voglia provarsi a svegliarla scoprirà al momento se è beneaccetto.)


É arrivato sul pallone con il botto del cannone
É arrivato sul treruote con la gotta sulle gote
É arrivato in aerostato, coi forzuti del Caucaso
sul Mercedes cabinato è arrivato il Marajà

Col monocolo e il ciclofono
va in rivista il Marajà
s'alza l'asta del ginnasta
quando passa il Marajà
si sollevano i manubri
dei sollevatori bulgari
si spara l'uomo cannone
quando passa il faraone
apre il mazzo anche il pavone
se lo chiede il Marajà

si scompiscia si sganascia
si oscureggia il Marajà
raglia tutta la marmaglia
quando raglia il Marajà
sguaian forte i commensali
versan gli otri ed i boccali
il pascialato si stravacca
se stramazza il Marajà

ma zittiscono e squittiscono
se sternuta il Marajà
si stupiscono e svanisono
se si acciglia il marajà
i giannizzeri ottomani
fanno guardia ai suoi divani
col ventaglio e col serraglio
danno lustro al Marajà

la circassa su una stola
di ermellino si consola
gli occhi viola si ristora
sui cuscini di taftà
alle corse degli struzzi
fa la mostra dei suoi vizi
sognan tutti i suoi topazi
di diventare Marajà

Marajà! Marajà!

Astanblanfemininkutan
Melingheli stik e stuk
Malingut!

Con l'Uncino e la Phinanza
si rimpinza il Marajà
tutti accoglie tutti abbaglia
tutti ammalia il Marajà
fa da padre e da padrino
alza tutti al suo destino
non bisogna più pensare
pensa a tutto il marajà

ma t'attacca con riguardo
tutto il marcio del suo sguardo
se non credi più a nessuno
niente crede neanche a te

i miei sogni se li è presi
l'uomo nero e non li ha resi
l'uomo nero che li tiene
e ti trattiene un anno intero
m'han coperto tutto d'oro
e poi mi han lasciato solo
solo, solo qui a pensare
a diventare marajà

Marajà! Marajà!

Astanblanfemininkutan
Melingheli stik e stuk
Malingut!


(Vinicio Capossela)
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 21:10 | link | commenti (6)
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mercoledì, maggio 10, 2006

"El Presidente...Comunista! "
(Modena city ramblers,
El Presidente
)

    Giorgio Napolitano e Berlinguer al Congresso studentesco mondiale di Praga, 1946
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 16:57 | link | commenti (16)
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martedì, maggio 09, 2006

Del fantasma, dell'Occasione e del lago

C'è stato quel periodo in cui ero un fantasma, non so se ero morta o roba simile ma credo roba simile perché non mi vedeva più nessuno, a momenti non mi vedevo neanche io. Quando salivo in macchina la gente vedeva passare quest'auto vuota e chiamava la volante, erano nate certe leggende metropolitane che parlavano di Sleepy Hollow e dell'auto senza testa. Ero un fantasma per tutto quel lungo periodo e così il mio telefono non squillava e avevo tolto la suoneria dei messaggi per constatare che non faceva nessuna differenza. Quando stavo per strada ero un fantasma, lo so perché non comparivo nelle vetrine e non comparivo nei discorsi e a volte, se salutavo, chi salutavo guardava la parete dietro di me immerso in chissà quali pensieri.

Quel periodo che ero un fantasma non avevo ben chiaro dov'era la mia testa, che era diventata una testa fantasmatica e senza forma, e senza materia e senza neanche la testa, per cui i pensieri avendo forma di bolle non avevano difficoltà e stavolta scappavano dappertutto, e avendo forma di uccelli festeggiavano l'uscita finale dalla vecchia gabbia. Avevo la testa fantasmatica e il corpo fantasmatico, continuavo a spendere soldi fantasma per comprare oggetti fantasma di cui non mi ricordavo più il secondo dopo essere entrata dalla porta di casa. E aver salutato a vuoto.

Quel periodo che ero fantasma decisi di andarmene a casa del bruco che mi portò sulle rive del lago che non era quello delle anatre, e potrei giurare che là su quel lago smisi di essere fantasma e vidi nel lago la mia testa e il mio cappello verde, ci perdemmo tra le montagne in una giornata che poi racconterò. Parlammo delle scorribande dei vichinghi dell'altra sponda e io, per allora, non fui un fantasma.

Venne a prendermi con la macchina fredda mi hermano querido e passò qualche ora e cuidate, hermano querido.

E poi il giorno dopo fu quello dell'Occasione.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 16:42 | link | commenti (16)
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venerdì, maggio 05, 2006




"Parigi è un mare di spigoli

sbocciano ombrelli negli angoli"


(ricordo d'estate)

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 14:18 | link | commenti (6)
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giovedì, maggio 04, 2006

InCrescendo
All'una e zeroquattro circa



Piano per domani
Conservare bellezza corredata d’imperfezione
Coltivare l’imperfezione
 
Voglio provare domani
A non scordarmi di me
 
Vorrei ricordare che ho i capelli biondi lunghi e che non ho mai amato le scarpe coi tacchi
 
Eppure non sono certa di farcela
Perché non so cosa sia il denaro
 
Non sono certa di sapere
Cosa esattamente dire ad un bambino
 
Le mie persone preferite nella casa sono un cane dal carattere strano
E un ragazzo dal carattere ancor più strano
Che ha fatto vent’anni tre mesi fa ed è mio fratello
 
In libreria il più delle volte
Mi sento sola

Ma soltanto perché in libreria riconosco più forte la lontananza dei miei genitori da me

E se disimparassi a scrivere
Come già sento di avere iniziato
Da anni

Da ragazzina amavo fare questi lunghi temi pieni di parole ad effetto ma adesso non sono più brava con i sinonimi forse succedeva perché allora non sapevo esattamente cosa stessi dicendo

E’ facile in fondo dire che ami i cani la natura i bambini e che sei fondamentalmente pacifista

Qualcuno una volta ha scritto che saper usare le parole a volte ti lascia spossato. Suppongo che soltanto una persona o meglio soltanto due potrebbero capirmi se dico che in fondo sento di non essere mai tornata da Barcellona, non realmente.

Manca l’aria dei primi di maggio degli altri anni. Riconoscevo quell’aria dal rumore diverso e non perché fosse calda o chessò e questo non mi stancavo mai di scriverlo.

Insomma dicevo che un piano da fare per il domani è che vorrei ricordarmi, ricordare semplicemente di adesso, ricordarmi cristo sembra una cosa così facile e poi invece vai a vedere come sono finiti tutti gli altri e chi non ha rinnegato quello in cui credeva e chi è rimasto puro di animo e chi è riuscito a proteggere la grazia del suo cuore così è precisamente questo: ovunque proteggi la grazia del mio cuore, ovunque proteggi, proteggi, proteggi, e fa che io ricordi ti prego.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 01:06 | link | commenti (13)
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lunedì, maggio 01, 2006

PRIMOMAGGIO: racconto della Liberazione e di un concerto meraviglioso


L'anno scorso a quest'ora ero in un pullman pieno di gente strana, diretti verso il concertone di Roma, e questa cosa fatta una volta perché andava fatta non la farò mai più, essendo totalmente folle. In un certo senso è stato bello essere, per una volta, fisicamente lì; però mentre stavo là pensavo al mio salotto, guardare il concertone nel megatelevisore di papà, senza il caldo e senza la gente disumana appicicata addosso, che meraviglia. E comunque il Primo Maggio è una ricorrenza che mi piace, è la mia preferita per motivi che non so bene, ma che forse vanno ricercati solo in un accumulo di cose durante tutti i primimaggi dalla mia adolescenza ad oggi, di canzoni, gitarelle al mare con gli amici del tempo, el pueblo unido e sprazzi di cose di sinistra, zitti zitti nella stanza, per non fare sentire a papà.

Adesso che finalmente ho un po' di tempo c'è una cosa che muoio da giorni dalla voglia di raccontare, ed è della serata in cui ho deciso inequivocabilmente chi è il mio musicista italiano preferito. Questa serata è curiosamente caduta proprio il giorno della Liberazione, da me passato a sfoggiare una splendida maglietta blu, con un tricolore e la scritta "Viva l'Italia libera - Modena City Ramblers, Appunti partigiani", una maglietta che andava messa e che pure ha dato adito a innumerevoli battutine in casa. Poi bisognava andare a questo concerto per cui si era comprato il biglietto parecchi giorni prima, sgomitando in un'incredibile fila: incredibile perché mai avrei pensato che in un posto come Salerno tante persone volessero andare a sentire lui, Vinicio Capossela, il mio cantante italiano preferito.

E' necessaria qualcosa come una decina di secondi per avere l'intuizione nebulosa che il concerto di Vinicio Capossela non è un concerto. Dopo due-tre pezzi ne hai la percezione chiara e non hai più dubbi, non è un concerto, ora non pensatemi in grado di spiegarvi cosa realmente sia, non ci riuscirebbe uno stuolo di veri scrittori a meno che voi non prendiate e veniate al concerto di Vinicio Capossela, o meglio al concerto di Vinicio Capossela che sta nella mia memoria e non è un concerto: è un posto di ritrovo, un posto dove si incontrano figure del passato, dei mondi della magia e della poesia e dell'immaginazione e si ritrovano lì e si rassicurano vicendevolmente sul fatto che ci sono, che non sono scomparse schiacciate da tutto ciò che poteva schiacciarle.

Per alcuni attimi di questo concerto sei nella Grecia antica, avvolto tra inquietanti mostri pagani e tintinnii di sonagli che addormentano le fiere, e sei anche nella Roma imperiale (e crepi di risate perché lui presenta i musicisti in latino, vestito da centurione, ed è una cosa che ti lascia a pensare di avere a che fare con un pazzo), e poi sei in una nave pirata alla deriva, dove il capitano a lume di candela scrive memorie mentre si consuma nell'alcool e nella malattia e canta le glorie passate e le miserie presenti mentre il mare intorno crepita e culla (e giureresti di sentire che la sedia si muove) e quando dico che sei intendo proprio che sei, che non hai alcuna difficoltà a pensare che le poltrone del teatro siano frutto di un difetto della tua immaginazione.

Però le figure che tornano da qualche luogo del passato e dei mondi possibili e si rincontrano e si rassicurano sono anche e soprattutto altre. Lì al concerto-non concerto di Vinicio Capossela capisci che esistono ancora cose come il menestrello, come il cantastorie, come i vecchi uomini del circo e i capocomici e tutto questo lo capisci con una specie di meraviglia pulita mentre sullo sfondo del palco, su un tendone bianco, scorrono le ombre cinesi, due figurine che si salutano, una ballerina sulle punte, una maschera di drago, un balcone coi rampicanti e sotto figurine a coppie che ballano come in una festa di campo in Provenza, solo che se guardi bene le figurine sono scheletri, scheletri di signori e signorine perbene che ti fanno pensare a un amore del millenovecentocinque, e poi, su tutto, c'è la musica. Ora non penserete che io vi possa descrivere una musica con le parole, però vi posso dire che su tutto c'è questa voce di Vinicio Capossela che è ipnotica, che canta e che poi parla, parla a lungo tra una canzone e l'altra e non presenta, non introduce, ma racconta delle storie e sono storie bellissime, che iniziano prima che inizi la canzone e quando poi lui canta è per vedere quella storia come va a finire, e un pubblico di bambini sta lì a bocca aperta, a sentire.

Nella seconda parte di questa serata meravigliosa, mentre negli occhi hai ancora questo popolo di ballerine e nani e pirati e palloni blu e draghi e contastorie, partono quei pezzi che aspettavano tutti come il ballo di S.Vito, come Maraja, come Che coss'è l'amor, e il teatro, letteralmente, esplode. Si aprono le porte laterali e sul palco sale uan banda, una banda di paese con scritto nell'interno del trombone "banda di Pignola", che cavolo fa questo tipo con la banda sul palco? A questo punto tutto si trasforma in una specie di festa (e chi ha ascoltato l'abum intuisce il perché di quella banda e della corona di fiori che lui si mette in testa, e di perché si scateni una specie di festa di paese), ed è una roba che va avanti fino alla fine, festa festa festa ("gioia gioia gioia viva per noi"), la banda, tutti a ridere, lui che spara delle specie di pistole a coriandoli d'argento sul pubblico, gli inchini, lui che torna, altri inchini, lui che torna di nuovo, la banda, a un certo punto pensiamo se non ce ne andiamo noi, questo tipo tornerà altre ottanta volte perché si sta troppo divertendo. Poi sembra che se ne va davvero, e allora si accendono le luci e succede una cosa: tutto il teatro, iniziano dei ragazzi in fondo e poi tutti, in pochi secondi, a cantare Bella Ciao, che cantata così, in un teatro, il venticinque aprile, non so. Deve sentirla anche lui perché torna, stavolta da solo, e dice qualcosa tipo grazie, ma è troppo, non mi merito questo. Si siede al pianoforte (le luci tutte accese), e ci fa "adesso giacché ci siete abbracciatevi tutti". Così tutti si abbracciano davvero e lui suona Ovunque proteggi, che era ovvio che l'avrebbe fatta alla fine ma nessuno si apettava quella  fine, e di suonarla come se fosse a casa sua, per qualche decina di amici. Così il concerto più bello che io ricordi finisce.

E invece vi ho fregato perché il concerto non finisce. Un quarto d'ora dopo, mentre mangiamo un kebab e non sappiamo da dove iniziare a commentare, ci chiama la sorella di un amico perché sulla spiaggia di Santa Teresa, a due passi dal teatro, ci sono Capossela e la banda che continuano con questa specie di festa, così noi ci precipitiamo e quando arriviamo ci viene da ridere perché c'è del surreale: la spiaggia, una piccola folla, il capobanda che continua a urlare "pagina sette, "La ginestra", mosica!", e lui, Capossela, sta proprio là in mezzo a quel casino con tutti che vanno da lui e lo abbracciano, e lo portano in trionfo come il cristo di legno, e fa un giro di danza a braccetto con tutte le ragazze, così vinco gli indugi e gli regalo proprio il fiore di lana, quello che ho attaccato alla borsa. Gli spiego che va messo vicino alla giacca e lui mi chiede se glielo attacco io, così glielo attacco. Adesso con un fiore rosso alla giacca viene riportato in processione, sulla spiaggia si fanno trenini e balletti, il capobanda gli dà pacche sulle spalle. Da vicino, è molto più giovane di quanto avrei immaginato.

E' andata a finire che abbiamo scoperto, o almeno intuito, che è delle parti nostre Capossela, vicino Avellino, chi lo sa. Se, com'è probabile, dal racconto non avete capito granché, andate a sentirlo: soprattutto se pensate di essere grandi per credere a cose tipo fate, nani, mostri cinesi e vecchi pirati ubriachi.


Vi auguro, a tutti, un bel Primomaggio. Attenziò, concentraziò, ritmo e vitalità. Spero proprio di sentirla, questa, nel pomeriggio.

       
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 11:55 | link | commenti (12)
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