A volte le acque del lago si agitano per...

A proposito: il mio MSN livespace...
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LEGGO...

°Marcela Serrano - L'albergo delle donne tristi°
°W.I.T.C.H.°
°Repubblica°

ASCOLTO...

°The Cure°
°The Smiths°


GUARDO...

°Troisi°



A Jane piace...

Il mare, le colline, soprattutto se può girarci in Vespa. Camilla, la sua cagnina appena deforme, i bambini e le cose da bambini, tutti i dolci con particolare predilezione per quelli molli e colorati, budini creme e gelatine. Le piace andare in vacanza in una enorme capitale europea e girarla in bicicletta o in metropolitana e accorgersi di capirla. Leggere e soprattutto scrivere. Capo Nord, e soprattutto arrivarci in macchina ascoltando Noi non ci saremo dei CSI. Gli scrittori sudamericani, Marquez, Allende, Serrano, Amado, ma anche Calvino, Baricco, Neruda e Ungaretti, Stephen King, Jonathan Coe, Neil Gaiman e le meravigliose graphic novel di Dave McKean. Il suo poeta preferito è Nazim Hikmet che però in questa fase si contende i primi posti con Pedro Salinas. Le piace il Corso e passeggiarci di pomeriggio, preferisce da sola, se deve scegliere. Le piace il caffè Roselli e la cioccolata calda al peperoncino, ma anche un tè alla vaniglia e, lì, parlare. Ama la complessità. Ama alla follia il cinema. Le piace da morire Buffy the Vampire Slayer, il telefilm più intelligente del mondo, e ha trovato ILLUMINANTE la visione di Evangelion. Le piace cantare. Le piace il rock ma anche la musica etnica, balcanica, sudamericana, il fado e il tango argentino, ama i Buena Vista Social Club e i cantautori italiani, De André, Rino Gaetano, De Gregori. Ama la musica indie che sta scoprendo poco a poco. Idolatra gli U2 e Tim Burton. Ama l'arte, i fumetti e il teatro. Le piacciono Monet, Rodin e i Peanuts (senza i quali non sarebbe mica stata la stessa persona). Le piace recitare. Le piace chiacchierare fino a tardi con le candele e la Nutella, come si faceva in quella casa piccola di Barcellona. Ama Barcellona, parlare spagnolo e viaggiare. Ama troppe altre cose e lo spazio qui è quello che è.

A Jane NON piace...

Sentirsi ansiosa, agitata (ma le succede spesso), litigare con qualcuno al telefono, essere costretta a vestirsi bene, fingere che le stia simpatico qualcuno che non le piace, dover dire di no alle persone. Andare ai matrimoni di chi non conosce, trovarsi in un ambiente dove tutti sono all'ultima moda e ballano i successi dell'estate, i caffè alla moda del Corso, l'aperitivo per farsi vedere. Non le piacciono l'estremismo e gli intellettuali che fanno gli intellettuali. A Jane non piace vedere allontanarsi le persone anche se spesso va così. Non le piacciono le verdure e nemmeno gli insaccati, fugge davanti al salame a fette. Non le piace rendersi conto di essere grande, crescere e via discorrendo. Non le piace sentirsi invisibile, anche se a volte sì. Non le piace rendersi conto che purtroppo, per l'ennesima volta, ha sopravvalutato. A Jane non piacciono le persone superficiali e poco sensibili, e i mediocri per scelta. Non le piacciono i silenzi pesanti, ma non le piace chi parla in continuazione. Non le piace dormire poco e sentirsi stordita. Non le piacciono le bevande alcooliche a parte la sangria e qualche vino rosso, fatta eccezione per certi goliardici rum e pera. Non le piacciono i ragni, i vestiti firmati e gli orecchini di oro giallo. Non le piace il gel nei capelli e chi fa il cinico per forza.

Che tempo fa oggi nella valle?

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Vi siete tuffati in: *loading*


 



"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.

Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."

(Pablo Neruda)


°Gein°
°BecckOnFlickr°


PERSONAGGI e INTERPRETI:

IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.

COLEI CHE E'
NEL MARE

Nel ruolo di quelbruco.

G.
Nel ruolo di SISTER

L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR

I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.

LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA

Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.

IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.

CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.

CONTINUA...

Nei dintorni del lago c'è questo di bello:































































































martedì, gennaio 31, 2006

Come scrivere bene / Umberto Eco

Ho trovato in Internet una serie di istruzioni su come scrivere bene.
Le faccio mie, con qualche variazione, perché penso che possano essere utili a molti, specie a coloro che frequentano le scuole di scrittura.

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

4. Esprimiti siccome ti nutri.

5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

7. Stai attento a non fare... indigestione di puntini di sospensione.

8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

9. Non generalizzare mai.

10.Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

11.Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”

12.I paragoni sono come le frasi fatte.

13.Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

14.Solo gli stronzi usano parole volgari.

15.Sii sempre più o meno specifico.

16.La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.

17.Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

18.Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.

19.Metti, le virgole, al posto giusto.

20.Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.

21.Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso e! tacòn del buso.

22.Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

23.C’è davvero bisogno di domande retoriche?

24.Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

25.Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.

26.Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

27.Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

28.Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

29.Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.

30.Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.

31.All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

32.Cura puntiliosamente l’ortograffia.

33.Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.

34.Non andare troppo sovente a capo.

Almeno, non quando non serve.

35.Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

36.Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.

37.Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.

38.Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.

39.Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.

40. Una frase compiuta deve avere.


(tratto da: Umberto Eco, La Bustina di Minerva)



Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 15:40 | link | commenti (17)
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mercoledì, gennaio 25, 2006

...non è deliziosamente adolescenziale questa?

The Cure - Boys don't cry

I would say I'm sorry
If I thought that it would change your mind
But I know that this time
I've said too much
Been too unkind

I try to laugh about it
Cover it all up with lies
I try and
Laugh about it
Hiding the tears in my eyes
'cause boys don't cry
Boys don't cry

I would break down at your feet
And beg forgiveness
Plead with you
But I know that
It's too late
And now there's nothing I can do

So I try to laugh about it
Cover it all up with lies
I try to
laugh about it
Hiding the tears in my eyes
'cause boys don't cry

I would tell you
That I loved you
If I thought that you would stay
But I know that it's no use
That you've already
Gone away

Misjudged your limits
Pushed you too far
Took you for granted
I thought that you needed me more

Now I would do most anything
To get you back by my side
But I just
Keep on laughing
Hiding the tears in my eyes
'cause boys don't cry
Boys don't cry
Boys don't cry

 

non so a voi cosa ricordi...ma a me ricorda certe mattine, col freddo, mio padre che si incazzava ma io salivo a scuola in Vespa lo stesso. E per strada stava allora allora salendo il sole, io mi alzavo la sciarpa sugli occhi e speravo che il vento mi svegliasse, canticchiavo Mis-shapes dei Pulp e c'era una giornata splendida, davanti a me.

( nella pagina dove ho preso il testo ho trovato, vicino, la scritta: "because it reminds me of being very young." )

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 10:48 | link | commenti (22)
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martedì, gennaio 24, 2006

Dellavitaquotidiana

Ho mandato il portatile a quel paese e sono scesa a Salerno, anche se non avrei dovuto perdere la mattinata. Comunque ci sono andata perché dovevo passare al teatro Verdi, per vedere se erano rimasti biglietti per "Vacanze romane", un musical che danno in questi giorni, dove io e due amiche vogliamo andare a fare le gran signore. Gran signore nei nostri sogni, comunque, perché di tutte le tipolgie di biglietti esistenti, io ho chiesto all'annoiatissima e piuttosto scorbutica signorina del botteghino proprio quelli da QUINDICI EURO, posti incastrati in un angolo remoto del teatro, talmente indesiderabili che non me li aveva neanche nominati tra le scelte possibili, all'inizio. Suscitata l'ilarità dell'irritante signora, me ne sono andata a riprendere la macchina con i biglietti stretti in mano, perché coi guanti non mi riusciva di aprire la cerniera della borsa, e togliere i guanti con il clima che c'è oggi avrebbe significato perdita certa delle mani.

Il parcheggio è curiosamente vicino alla spiaggia, comunque, per cui in questa mattinata freddissima e pulita si vedeva Salerno, tutta, i palazzi belli e un po' dimenticati del lungomare e un gran pezzo di spiaggia davanti. Un piccolo molo isolato, giusto di fronte a me, e un mare azzurrissimo e, dalla faccia, estremamente freddo. Sopra tutto, vento a raffiche, e onde appena increspate.

Sono tornata a casa contenta di quei biglietti quasi ridicoli e bendisposta verso il portatile. Ma non immaginavo che, mentre parcheggiavo, si sarebbe scatenata la più grande nevicata di quest'inverno salernitano, che poi significa una neve sottile, fitta e leggera, che non ti lascia sperare neanche per un secondo che si poserà per terra. Ma era talmente bella che ho passeggiato verso la villa comunale, con le mani in tasca e la sciarpa quasi sugli occhi, sentendomi in una scena di un film. La neve se ne stava testarda per aria, inconsapevole di non essere una vera neve da paese freddo, e testardamente volteggiava senza direzione sulle teste della gente del sud, che non conosce la neve. Passeggiando, ho scoperto improvvisamente cosa mi piace tanto della neve: quando nevica, mi sembra sempre di sentire una musichetta nell'aria.

Così sono entrata nella villa e ho passeggiato fino al centro, dove gli alberi si aprono e c'è una piazzetta tonda, delle pietre, e una fontana. La neve era quasi immobile, nell'aria, e sembrava una radura del bosco di Narnia.

La neve dà un altro senso, ai posti.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 12:49 | link | commenti (19)
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domenica, gennaio 22, 2006

"E com'è? L'isola che non c'è?"

"Un giorno ti ci porterò."

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 01:27 | link | commenti (30)
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venerdì, gennaio 20, 2006

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

Mi sono messa fuori al balcone, perché avevo finito di leggere l'ultimo libro, l'ultimo, e poi comincerò a scrivere (se mai ne avrò il coraggio). C'era un sole meraviglioso, un sole da gridare ringraziamenti a casaccio, così ho preso gli occhiali da sole e mi sono messa lì, senza nient'altro da fare, volevo prendere un po' di colore perché sono bianca da far ridere, Camino sonnecchiava e io col lettore mp3 e il sole. E insomma il mio balcone si affaccia su questa montagna bellissima, che poi non è veramente una montagna ma visto che qui ci sono solo solo collinette basse per me sì: è una montagna. E poi a volte si riempie di neve, uno spettacolo. Oggi non c'era la neve ma solo questo sole stupendo e un cielo come non lo ricordavo da settimane. Forse è che avevo finito di leggere, forse è che avevo appena avuto un mezzo colpo di genio, forse è quello che stavo ascoltando,  insomma mi sono messa a fare pensieri sconnessi come sempre e ho avuto come una folgorazione: va tutto bene. Questo non vuol dire che mi stiano succedendo cose chissà quanto esaltanti, forse non mi sta succedendo proprio niente, e domani potrebbe succedermi qualcosa di estremamente fastidioso, ma il fatto è che va tutto bene dentro di me, ed è stato così folgorante scoprirlo perché mi sono sempre sentita come piena di rovi spinosi, da che mi ricordo. Ma adesso va tutto bene. Non dipende da quello che mi succede, è una cosa più profonda e forse anche molto più semplice di quanto io avessi mai capito durante la mia adolescenza. Va tutto bene, e stancarsi e impazzire sui libri per mettere in piedi un discorso dignitoso su una cosa che mi piace, forse, è il coronamento migliore.

Così non posso far altro che dedicarvi questa bellissima canzone che stavo ascoltando stamattina.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 16:08 | link | commenti (9)
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lunedì, gennaio 16, 2006

 
Oggi si parla di una storia d’amore.
 
 E’ vero, sto letteralmente impazzendo sulla tesi, ma la terza parte, quella che mi sono inventata io per metterci qualcosa che mi piacesse veramente, parla di due persone che mi stanno coinvolgendo proprio tanto in questi giorni, e una la conoscete di certo ma l’altra quasi di certo no. Questi due tizi sono Tim Burton ed Edward D.Wood, “il peggiore regista della storia del cinema”. Se ce li ho infilati, è perché in modi molto diversi sono due che amano profondamente quello che fanno. Così, mi sono ricordata che c’è una cosa che io amo davvero, profondamente.
 
 
Ho imparato a leggere e scrivere prima di andare a scuola. Questo perché i miei mi misero in un asilo di suore, non capirò mai come gli venne in mente, e là ai bambini di quattro anni si insegnava a leggere e a copiare pagine e pagine di letterine. Così, a cinque anni leggevo perfettamente Topolino e scrivevo e quando inziai la prima elementare non avevo niente da fare, e la maestra inziò ad assegnarmi compiti a parte, pensierini e piccoli temi mentre gli altri bambini imparavano le lettere. Questa maestra era proprio una bella maestra, di quando ancora ogni bambino aveva una sola maestra che lo seguiva per tutti e cinque gli anni, e adesso solo mi rendo conto che avere una maestra così a sei, sette anni, significava avere un po’ una seconda mamma, e per lei venticinque bambini suoi. Era brava la mia maestra. Io non so se si facesse in altre scuole, o se si fa oggi, ma lei fece una cosa che se adesso ci penso, tanti anni dopo, mi sembra coraggiosa e surreale insieme. Cioè, la maestra decise di insegnarci a scrivere. Di insegnarci le tecniche narrative. Così quando avevo sette, otto anni imparai la differenza tra un testo connotativo e uno denotativo, il flash-back e il flash forward, imparai che puoi scrivere qualunque cosa se impari a contestualizzarla. Mi ricordo ancora un esercizio, c’era una frase, “il pesce cadde e si ruppe”, e noi dovevamo scrivere un racconto in cui la frase poteva essere verosimile. La maestra aveva capelli ricci, corti e scuri, grossi occhiali, maglioncini di lana e gonne da maestra. Le davamo tutti del tu, facevamo la sua imitazione davanti a lei che rideva, e credo sia stata proprio lei che mi ha fatto innamorare della scrittura.
Ci faceva scrivere racconti di fantascienza, poesie. Ne ho trovata una, anni dopo, forse la prima che ho scritto in tutta la mia vita.
 
“La farfalla vola leggera
dalla mattina alla sera
Verso sera, però, quando è stanca,
si riposa sopra una panca
La panca è bianca e nera
si trova in un giardino a primavera
La mattina la farfalla ricomincia a volare,
si posa sulle rose e sulle giovani spose.”
1988.
 
 Così per dire, avevo una professoressa alle medie che sembrava uscita da un libro di Salinger. Non ho mai capito di che colore avesse i capelli, perché erano argentati in una maniera irreale per una donna ancora così giovane. Sempre raccolti in crocchie pittoresche. Viso allungato, sorriso testardo, lunghe gonne e stivali di pelle, residui degli anni ’70. Si chiamava Armida. La professoressa Armida Lisi, distratta e anticonformista, che un giorno ci fece disegnare Paperino e poi ci lesse la favola dei vestiti nuovi dell’imperatore e ci fece disegnare l’imperatore, e lo fece perché voleva dimostrarci che i nostri Paperino erano tutti uguali, mentre l’imperatore, che usciva dritto dritto dalla nostra testa, era sempre diverso. Perché lei credeva che la fantasia fosse una cosa potente. La professoressa Armida Lisi che ascoltava le piccole beghe tra ragazzini e consigliava sulle piccole storie d’amore e trovava sempre un paragone in Dante o nella letteratura dell’antica Grecia, perché capissimo le cose che ci succedevano. Lei ci fece scrivere poesie. Ce ne fece scrivere tantissime, e ogni volta trovava un titolo più assurdo e improbabile, il rubinetto che gocciola, una pietra, il telefono. Lo faceva perché voleva che capissimo che la poesia non sta nelle belle parole e nemmeno nelle cose che tutti penserebbero facilmente “belle”. Voleva che imparassimo a scovarla, ad andarla a pescare nelle pieghe delle banalità e dell’ovvietà che avremmo conosciuto, di certo, da grandi. Credo sia per questo che adesso che ho ventiquattro anni me ne sento dodici, con i capelli corti sempre lì a cercare di scovare la poesia nelle cose, cocciuta. Per mostrare a lei con le sue lunghe gonne che ha ragione.
 
 
Poi la storia cambia e diventa quella di questa ragazzina del liceo, che tutti credono impazzita per questi capelli cortissimi viola, i vestiti come un pugno in un occhio, e perché nell’intervallo sta seduta sulla scala antincendio con tre, quattro tipi ancora più strani, i tipi strambi e sfigati della scuola, ancora oggi i migliori amici che abbia mai avuto. Io adoravo fare i temi in classe. Credo che chiunque altro avrebbe ucciso per evitare il tema in classe, io lo adoravo e lo aspettavo veramente contenta, mi compravo una Staedtler blu nuova per l’occasione. Poi succedeva che il prof.dettava le tracce, tutti scrivevano, non si sentiva un fiato, e io guardavo da un’altra parte. Giuro, non ho mai lasciato passare meno di due ore prima di cominciare a scrivere qualcosa. Perché lasciavo vagare la mente dove le pareva, e così girovagando lei trovava le cose, quello che le serviva, e le rimetteva insieme, e poi cuciva tutto con un filo conduttore e ricordava frammenti di cose letti e altri visti e aggiungeva, e quando tutto sembrava fluido allora scorreva, dalla mente alla Staedtler e sul foglio, tranquillo tranquillo come il fiume di Praga. Non sceglievo mai i temi di letteratura, perché non volevo scrivere di quello che avevo studiato, quell’occasione era troppo ghiotta per me per limitarmi a questo. Perché adoravo lasciar vagare la mente, e poi adoravo quel momento in cui la mente ritornava e tutto usciva fuori, e quel fluire tranquillo e quell’emozione, autentica, mentre le cose prendevano forma. Arrivavo alla fine e non ricopiavo in bella, e comunque non ne avrei avuto il tempo.
 
 
Ieri è venuta mia zia Gabriella e mi ha portato una gonna nera, bellissima, di raso. L’ho mostrata a Miss F. e mentre le dicevo che era la gonna per la laurea la cosa suonava così improbabile. A Miss F., seduta due file dietro di me, a mandarmi bigliettini pieni di prese in giro per finta. Ma andiamo! E così ce ne siamo andate in cucina, a farci un caffè e sfogliare un Top Girl che, giuro, si trovava in casa mia per puro caso. Guardiamo i servizi di moda e le scemenze di ogni tipo, ed è chiaro che no, non è passato affatto tutto il tempo che vogliono farci credere.
 
Ovviamente, Miss F. era una di quelle che si sedevano con me, sulla scala antincendio.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 20:03 | link | commenti (19)
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sabato, gennaio 14, 2006

Incantevole - Subsonica

Se leggera ti farai
io sarò vento
per darti il mio sostegno
senza fingere

se distanza ti farai
io sarò asfalto
impronta sui tuoi passi
senza stringere mai.

Se battaglia ti farai
io starò al fianco
per darti il mio sorriso
senza fingere 

se dolore ti farai
io starò attento
a ricucire i tagli
senza stringere mai.

Fuori è un giorno fragile
ma tutto qui cade incantevole
come quando resti con me
Fuori è un giorno fragile
ma tutto qui cade incantevole
come quando resti con me

Se innocenza ti farai
io sarò fango
che tenta la tua pelle
senza bruciare.

Se destino ti farai
io sarò pronto
per tutto ciò che è stato
a non rimpiangere mai. 

Fuori è un giorno fragile
ma tutto qui cade incantevole
come quando resti con me
Fuori è un mondo fragile
ma tutto qui cade incantevole
come quando resti con me


Fuori è un giorno fragile
fuori è un giorno fragile.

Fuori è un giorno fragile
ma tutto qui cade incantevole
come quando resti con me
Fuori è un mondo fragile
ma tutto qui cade incantevole
come quando resti con me

 

"Incantevole" è una parola che mi è sempre piaciuta. Perché è una parola semplice, e scivola su vocali e soprattutto su consonanti senza stridere, rotolando. Perché sa anche un po' di vecchie fiabe, e castelli. Incantevole è una cosa quando racconta di cose semplici, di strade della città, racconti di racconti, briciole di ricordi e passeggiate. Aria fresca, panorami.

Ops, dovrei proprio scrivere di cinque mie strane abitudini.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 15:29 | link | commenti (10)
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venerdì, gennaio 13, 2006

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 00:58 | link | commenti (5)
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mercoledì, gennaio 11, 2006

Gein Poppart

...di che colore sarà, poi, 'sto cappello?

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 15:04 | link | commenti (15)
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lunedì, gennaio 09, 2006

...ho bisogno di un pensatoio.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 15:33 | link | commenti (13)
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venerdì, gennaio 06, 2006

GeinEpifanie

La Befana discute con Jane di letteratura...

 

Poi passa da casa e lascia, come promesso, un regalo per Camino...

...e cioccolata allucinogena per il Janefratello, e Jane.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 23:17 | link | commenti (9)
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giovedì, gennaio 05, 2006

Anche se durante l'anno non farei altro che viaggiare, qualche giorno fa passeggiando per il Corso ho pensato che non potrei mai passare le vacanze di Natale lontano dall'Italia. Anzi, lontano dal Sud Italia. Anzi, lontano dalla provincia di Salerno, dalle due, tre cittadine tra cui mi aggiro durante le feste, girandolando tra casa mia, case di zii e nonna, e Corsi varii da spulciare per l'acquisto regali. C'è dove abito io, Cava de'Tirreni (cittadina dal nome alquanto solenne), racchiusa dentro una valle verdina e piena di pioggia, con un delizioso borgo medievale e piccola che si gira in mezzoretta. C'è dove stanno i miei zii, San Cipriano Picentino, paesello disperso tra le colline dove tutti si conoscono e dove mia zia coltiva l'orto e mette le ghirlande sulle scale di legno. E poi c'è Salerno, Salerno con il mare d'inverno, Salerno con la libreria Feltrinelli e la via antica dei Mercanti e i vicoli del centro e il gelato sul lungomare e il quartiere del Carmine dove abitano gli studenti e dove abiterei volentieri pure io e i quartieri in periferia, Torrione Pastena Mercatello. Torrione dove abitava la nonna e si stava tutti insieme, a Natale. Si stava lì tutto il tempo, finché c'era lei. Vicino, c'era il mare e c'erano le giostre. Mia zia ci portava e prendevamo il gelato, fragola e limone io, cioccolato e nocciola mio cugino Francesco.

 

Ecco, quando ci sono le feste di Natale non potrei mai stare lontana da qui, anche se poi sogno davanti alla tv i grandi centri commerciali dove i bambini si siedono sulle ginocchia di Santa Claus e le ragazze sono vestite da elfi, le case a due piani con le lucette appese, la neve (la neve!), e soprattutto quel lago ghiacciato al Central Park, e la pista di pattinaggio davanti al Rockfeller center, e quell'albero enorme, e lucette dappertutto. Sogno, ma poi in realtà non potrei stare che qui. Perché al di là di tutto mi sembra che la verità delle feste di Natale sta in cose insospettabili. Sta nelle borse delle signore che i giorni di vigilia passano dal fruttivendolo, e comprano broccoli, cicorie, comprano ananas e mele annurche e comprano olive e peperoni sottolio, perché si mangia questo da noi. Il fruttivendolo, il più delle volte, tiene grossi barattoli di olive e grandi casse di baccalà sotto sale, che non è frutta e non è nemmeno vegetale ma qui, il fruttivendolo lo vende. Le signore (che poi sono mia nonna, ognuna di quelle signore è mia nonna che fa la spesa a Torrione, attenta e ostinata, per noi tutti ancora bambini e io la più grande, la nipote grande), loro comprano baccalà e olive e i broccoli di Natale, di solito sono vestite con scialli e cappelli e chiacchierano con il fruttivendolo e fanno qualche commento spiccio, in dialetto. Comprano mele annurche che piacciono ai bambini. Io, a Natale, non potrei mai stare lontana dalle chiacchiere spiccie in dialetto degli anziani per strada, dalle mele annurche piccolissime e fredde, dal suono lontano degli zampognari che senti ogni tanto mentre cammini per i fatti tuoi e allora sai che stanno suonando nel palazzo sopra di te, nel bar all'angolo, davanti a una chiesa. Non potrei stare da nessun'altra parte se non dove mia madre prepara i dolci: e sono gli struffoli e le zeppole con zucchero e cannella e i rococò e i mostacciuoli che non riescono quasi mai bene, e calzoncini ripieni di crema a castagna e fichi secchi e noci: perché qui il pandoro e il panettone si aprono per lo più per fare scena e si regalano ai conoscenti così "accumparisci", ma non sono i dolci veri. E anche se mi lamento, in realtà è Natale solo se pioviggina, se il cielo non è mai perfettamente limpido, e c'è una specie di nebbiolina sottile, una roba umida che si appoggia sulle cose e attenua i colori, e fa venire voglia di cappelli di lana, di caffè e schiaccianoci.

Intanto è quasi la Befana, ed è la prima giornata di sole del 2006 al Sud. Io da piccola avevo una gran paura della Befana, ed era per questo che mi piaceva un sacco. La Befana, lei, è una di quelle che chiacchierano dal fruttivendolo. Modi spicci, dialetto stretto. Potete scommetterci.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 11:13 | link | commenti (5)
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martedì, gennaio 03, 2006

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 13:32 | link | commenti (2)
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lunedì, gennaio 02, 2006

HAPPY NEW YEAR!!!

"Un incontro al vertice, al vertice dell'anno" (Repubblica)

Starring: Gein, Ccuelbruco e i biscotti svedesi allo zenzero.

      

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 14:45 | link | commenti (5)
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