"Continuavo a pensarci. Dove diavolo vanno le anatre di Central Park in inverno, quando il lago è ghiacciato?" (Holden Caufield)
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"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.
Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."
(Pablo Neruda)
PERSONAGGI e INTERPRETI:
IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.
COLEI CHE E'
NEL MARE
Nel ruolo di quelbruco.
G.
Nel ruolo di SISTER
L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR
I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.
LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA
Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.
IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.
CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.
CONTINUA...
Gein instant photos

La sera della vigilia di Natale, mio fratello mi regala il Lego di Harry Potter, quello bellissimo con il drago e Harry che deve prendere l'uovo d'oro e perfino Albus Silente. Mentre tutti se ne vanno, perché vanno in chiesa e non restano mai a casa con noi fino alla fine, noi teniamo la tv accesa su Alla ricerca di Nemo, e montiamo il Lego di Harry Potter. E mio fratello è concentrato tale e quale come quando montava i suoi Lego a cinque, sei anni.
Poi arriva qualcuno (tenetevi forte, userò i nomi veri solo per una volta nelle vostre vite). Sono Nico, mio adorato amico-fratellino acquisito, Alessandra detta Rossa per via di un ovvio colore di capelli, e Giuseppe, un ragazzo dolcissimo che recita con me. Nico viene ogni notte di Natale a casa mia, per fare gli auguri a mia madre. Le porta un regalo e ne riceve uno bellissimo, di solito, perché anche mia madre lo adora.
Facciamo nascere il bambino e Nico pretende di cantare tutti insieme Tu scendi dalle stelle. Diciamo delle preghiere e lui pretende di dirne una in latino, ma sembra spagnolo.
Usciamo perchè tutta la città si ritrova in piazza, davanti al Duomo. Com'è bella questa piazza ma non se ne accorge nessuno, con quest'albero enorme che gli altri trovano brutto e l'aria freddissima, tanto che ho dovuto mettere il cappotto bianco, il cappello verde a righe rosse, la sciarpa rosa, gialla e celeste che con il cappello non c'entra assolutamente niente. Ma gli altri si sono vestiti tutti bene ed entrano in chiesa così gli altri vedono che ci sono andati, poi escono, ai piedi della scalinata, e dispensano baci, e inviano messaggini, così resteranno i più popolari, anche nella notte di Natale. Ahh, com'è bello quell'albero enorme.
Ma noi entriamo in chiesa perché la chiesa nella notte di Natale è luminosa e calda, e forse ci sarà dentro un'aria speciale. Diciamo una specie di preghiera e poi, io Nico Giuseppe e la Rossa, ci mettiamo in fila per andare a vedere il Bambino. Qualcuno canta Tu scendi dalle stelle e in tutta la chiesa si canta, cantano le signore con la pelliccia e quelle più piccole con il fazzoletto in testa, e canta pure il nostro vecchio professore di disegno, seduto a una panca in prima fila. Si canta Astro del ciel ed è così surreale, e pure così natalizio, in questa chiesa grandissima e tutta gialla com'è. Cantiamo pure noi e seguiamo le parole su un foglietto raccolto da una delle vecchie panche scure, però sono parole strane e così ci viene da ridere. E a un certo punto Giuseppe, che fa il parrucchiere, dice ad alta voce: "Uh guarda Nico, tutte le signore coi colpi di sole freschi freschi".
Il pranzo di Natale lo passo pieno di sonnolenza, fino a quando comincio a bere un sacco di coca-cola, e mi rendo conto che è davvero piena di caffeina.
Giochiamo a Trivial Pursuit coi miei: vinciamo, perché mia zia la ginecologa risponde a tutte le domande di "scienza e natura".
Mentre aspetto che vengano i miei amici a giocare a carte, la sera di Natale, guardo in TV Miracolo nella 34esima strada. E' un filmetto che mi è sempre piaciuto. Poi arrivano Nico e la Rossa di nuovo, e aspettando gli altri mettiamo la videocassetta di Mary Poppins. Come ogni Natale.
Poi si è rimesso a piovere, e io sogno di stare in una grande capitale del Nord, con la neve e il cielo azzurro, pulito. Capodanno mi piace poco ma mi divertirò lo stesso, Camilla detta Camino detta Schifo avrà un regalo dalla Befana, se sarà buona.
"You may say I'm a dreamer, but I'm not the only one"
...miei ospiti assidui, e anche a tutti gli altri! 
Gein teiks a wolk

Che meraviglia avere finalmente il tempo per fare una passeggiata, e siccome mi sono mossa per tempo e ho finito tutti i regali di Natale, me ne cammino calma e sorridente in mezzo alla folla indaffarata, saluto la mia amica che fa pacchetti nel suo negozio strapieno, mi sono messa il cappotto bianco e visto che lo spettacolo è fatto e ho finalmente il tempo per una passeggiata, semplicemente passeggio. Ho lo scaldacollo viola e i capelli molto ricci, e con questo cappotto bianco mi sento un'icona natalizia piuttosto tipica. E che meraviglia il corso illuminato, è sempre più bello e forse sopratutto io sono dell'umore giusto per farci caso, oggi. Incrocio qualche persona che conosco, indaffarata. Me ne sto due minuti sotto il grandissimo albero che c'è in piazza, dove un bambino eccitatissimo richiama l'attenzione del papà perché sta passando Babbo Natale. Poi scendo nel Borgo vecchio e lì, davanti alla chiesa, c'è il teatrino dei burattini. Li ho guardati per anni, con la mille lire di mia madre stretta nel pugno e mio fratello piccolo affidato a me, e mamma che aspettava a pochi metri dalle sedioline rosse. Riconosco la musichetta e lo spettacolo che sta per iniziare, l'avrò visto cento volte. Vado ancora più giù ed entro in libreria. La libreria è in fermento perché sta per uscire Harry Potter, lo prenoto e lascio cinque euro di acconto, lo comprerò a mezzanotte della notte della befana, la libreria resterà aperta apposta. Una signora cerca un libro per una ragazza di quindici anni, io le consiglio Jack Frusciante è uscito dal gruppo, perché la commessa le stava consigliando Tre metri sopra il cielo e non potevo restare a guardare. Chiacchiero con il commesso che è uguale uguale a Frodo Baggins. Tornando, mi fermo di nuovo al teatrino e mi compro lo zucchero filato, e mi appiccico le mani e mi appiccico sulle borse del negozio della mia amica. E in libreria mi hanno regalato le cartoline di Harry Potter, con i francobolli da venti zellini.
(eccola qua, guarda! la magia. E' sbucata da qualche parte. Sarà stata tutta quell'esaltazione teatrale, in pochi giorni. Sarà stato sapere che qualcun altro, non solo tu, lascerà latte e biscotti in cucina. E insalata per le renne.)
"Il caffè della memoria
ovvero
Quattro passi con il Signor Novecento"

Ieri sera la prima. Mi ricordo che quando, qualche giorno fa, abbiamo provato per la prima volta sul palco, mi sono venute le lacrime agli occhi. Erano due anni che non salivo sul palco e non mi aspettavo che mi facesse quell'effetto, o forse un po' sì. E poi ieri sera eravamo tutti frenetici, siamo più di venti persone e così il camerino ribolliva, ci si truccava e vestiva proprio come ho sempre sospettato che si fa in un vero teatro. Poi eravamo pronti e c'era ancora da aspettare, ancora del tempo da far passare. L'atmosfera era strana, esaltante. N., che come attore è eccezionale, in disparte faceva esercizi per concentrarsi e per "ripristinare tutti gli equilibri" (N. è un tipo veramente surreale), così mi sono seduta vicino e li ho fatti anch'io. La gente era arrivata e vociava. G., il protagonista, strabuzzava gli occhi e respirava profondo, e per un secondo ho temuto che svenisse. Non ne potevano più. In realtà nemmeno io. Ma nello stesso tempo era un'atmosfera bella. Renata, la nostra splendida insegnante-regista-coreografa, volava tra platea e camerino. Dico volava perché era una farfalla, ieri sera più che mai (dovreste vedere Renata quanto è splendida). Era la più emozionata di tutti ma era anche molto allegra e ha cosparso il camerino e le nostre teste di energia, e poi è uscita con un in bocca al lupo a tutti. E poi è cominciata. Ed è andata benissimo, perché era uno spettacolo veramente bello, perché gli attori principali sono bravissimi, perché noi ci divertivamo davvero proprio come Renata ci aveva detto di fare. La gente applaudiva e io mi sono goduta quell'atmosfera, tutta quanta, e ho vissuto davvero le cose che facevamo, e soprattutto le canzoni, che trascinavano le atmosfere dai registri più sognanti a quelli brillanti, così noi facevamo gli spiriti, le onde del mare, i menestrelli, i ballerini di cabaret, i soldati, i folletti, eravamo insomma delle strane figure. Ed è stata una bellissima prima. Dopo, sono rimasta a lungo in questo stato d'animo allegro, esaltato, soddisfatto.
E poi stamattina ho messo la videocassetta del 1990, la mia recita di Natale della quarta elementare, e mi sono ricordata (ma non l'avevo mai scordato) di quanto ero emozionata e di quanto mi era piaciuto quello spettacolo di bambini. E ho trovato che eravamo incredibilmente bravi. E mi sono ricordata tutto di quello spettacolo, i nostri vestiti, la maestra dietro le quinte, le persone che ridevano e le battute che dicevo, e soprattutto che eravamo emozionati, contentissimi.
Stasera si replica.
Piove, ma domani dicono che la temperatura scenderà e così, magari, arriva un po' di neve. Fa abbastanza freddo, motivo per cui mangio tanta, tantissima cioccolata. Le prove di teatro vanno avanti e sono faticose, ma mi emoziona pensare che martedì sarò di nuovo su un palco. E poi fare gli spettacoli sotto Natale è bello, sa di qualcosa di allegro e comunitario.
Mi sono lisciata i capelli, sto ingrassando di nuovo, temo, ma sto bene coi vestiti invernali, come al solito. Soprattutto con sciarpe e cappelli. Me la cavo a cantare e mi vengono bene i lavori manuali. I regali sono pronti. Ho fatto: una bambola, mobili di sughero e cuscini per la casetta, collane e orecchini, e poi ovviamente ho dipinto la casetta. Domani li fotografo e posto le foto, e mi vanto un po'. Ho inviato un po' di cose al mio relatore, che non mi ha risposto ancora e anche se l'ansia mi divora un po', sono contenta di quello che ho fatto. La città si è riempita di bellissime luci come al solito, io credo che quelli che mettono le decorazioni di natale qui abbiano un talento. Natale vicino al mare è strano, perché è una festa da montagna. Ho inventato un ennesima canzone per Camilla (il mio cane), e ho aggiunto un altro paio di nomi alla lista dei suoi nomi, che adesso comprende più o meno: Camilla, Camino, Muso, Coda, Codina, Bambi, Ciccia, Mostrino, Patata, Papera e Schifo. Lo so che l'ultimo non sembra carino, ma credo che lei adori essere chiamata Schifo.

Vi offro in esclusiva un documento-base della famosa convivenza a Barcellona...questo è un oggetto che ha una sua storia signori...una sua personalità...un suo senso profondo...è il famoso divano noto come divano soporifero....per delucidazioni chiedete al bruco, io intanto vi informo che sono riuscita a imparare a canticchiare la canzoncina del Mago di Oz di cui due post più in basso, senza sbagliare neanche una parola. Avete detto niente.
Effetto pandoro (post che c’ho qui pronto dall’otto dicembre)
We're off to see the Wizard, The Wonderful Wizard of Oz.
We heard he is a whiz of a Wiz! If ever a Wiz! there was.
If ever oh ever a Wiz! there was The Wizard of Oz is one because,
Because, because, because, because, because.
Because of the wonderful things he does.
We're off to see the Wizard. The Wonderful Wizard of Oz! 
L'otto dicembre in casa mia si comincia a parlare di Natale. L'otto dicembre è una data molto sentita qui al Sud, non ho mai capito veramente perché, come mi sfuggono tutte le cose che hanno a che fare con la religione, per lo stesso motivo molti potrebbero dire che visto che il significato del Natale è religioso io ne sono fuori, non ho nessun motivo per festeggiare davvero. Ma sinceramente, anche se mi piace fare la parte di quella che usa il cervello e che afferma con sicurezza che c'è sempre una spiegazione culturale dietro qualunque fenomeno, insomma anche se certe volte sono la prima a essere spoetizzante, quando è Natale no. Perché prevale un'altra cosa e forse è ancora quella di quando credevo che a Natale sarebbe successo qualcosa di incredibile, di bellissimo, che fosse che agli angeli spuntavano le ali o che arrivava un signore da un paese freddo a portarci i regali o, semplicemente, che la mattina dopo non avremmo trovato i biscotti e il vino che lasciavamo sul tavolo della cucina, e sarebbe stato un mistero. Il punto è che questo signore arrivava volando, faceva il giro del mondo in una notte, e non veniva se non era sicuro che noi stavamo dormendo. Qualche volta, i giorni prima di Natale, ci lasciava un bigliettino o un piccolissimo regalo nascosto in un angolo della casa. E il punto è soprattutto che stavamo tutti insieme, la nonna che poi era lei quella che beveva il vino, le zie, mamma e papà che restavano alzati per mettere i regali in cucina, e noi cugini che avevamo un po' paura e ridevamo sotto le coperte e anche se sapevamo che lui non veniva se noi non dormivamo un po' volevamo restare alzati, per giocare a tombola coi grandi. Credo mi sia rimasto questo, del Natale, motivo per cui non ci posso fare niente, il Natale mi piace e non riesco neanche a pensare, da brava ragazza di sinistra, "mamma mia che festa consumistica".
Allora, abbiamo fatto l’albero. Abbiamo bevuto la cioccolata calda. Poi, siccome tutta la settimana prossima avrò le prove di teatro, ho deciso che i regali quest’anno cominciavo comprarli prima e così mi risparmiavo anche quello stress terribile dell’ultima settimana. Però ho veramente pochi soldi e così ho deciso che molti regali li farò a mano. Ecco il momento giusto per usare tutti quei libri che ho comprato, come si fanno le bambole di pezza e come si fanno le collane e come si fanno le borse e. Penso che saranno graditi.
C’è un’incredibile bambina di otto anni alla quale regalerò una casa delle bambole, che mio padre ha ricostruito, quindici anni dopo la mia. Però ha voluto che la dipingessimo io e mio fratello perché lui non aveva tempo, così noi siamo scesi in garage e abbiamo cominciato, ma poi abbiamo sgarrato con il colore che avevamo in mente e così la casa è venuta rosa bubbole-gum, violetta e marrone scuro: la factory di Andy Warhol.
Poi preparerò una bambola, delle collane di lana, un fotomontaggio, cosine varie. E ho scoperto una grande passione per e-bay e gli acquisti selvaggi. Certo però che così sono riuscita a trovare delle cose veramente intriganti: le sciarpe di Hogwarts per i malati di Harry Potter (mio fratello e il signor D. detto N.), un libro sul Ducati per mio padre vecchio centauro impenitente, e i frammenti del muro davanti agli studi di Windmill Lane, vecchia sala di incisione degli U2, adesso abbattuto, da regalare a Gianni, compagno del concerto più incredibile della mia vita. Il bruco dorme, immerso nel letargo degli insettivori invertebrati, ma ha avuto pure lui le sue cosine che mi sono incredibilmente divertita a comprare e progettare e.
Caro Babbo Natale, te la scrivo pure io due righe di letterina, però io sono una bambina egoista e così i regali te li chiedo per me. Ci sono alcune cose che voglio da tanto tempo. Per prima cosa un’impermeabile, ma bellissimo, colorato, magari giallo o verde e tutto lucido, per andare girando sotto la pioggia con la cuffie ascoltando Accidentally in love o cose sceme del genere. E poi voglio gli stivali di gomma, come nei Manga giapponesi. Voglio tantissimi biscotti allo zenzero per immergerci il naso e aspirare l’odore forte. E un grosso barattolo di cannella da sciogliere nel latte caldo. E poi voglio un biglietto per Disneyland, di quelli che durano tutto l’anno e ci puoi andare quante volte ti pare. Voglio un cappello grigio uguale uguale a quello che avevo a Barcellona, con le luci della città intorno e una cosa calda da bere mentre passeggio e la sciarpa a righe. Voglio la civetta di Harry Potter, bianca e saggia, che mi consiglia sul da farsi nelle notti di luna piena.
E con questo ti saluto.
The ice dance
(Danny Elfman sull'Italia)
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Ero sull'aereo e stavo tornando da Barcellona. C'era stato un mese bellissimo, il mercatino di Natale, il presepe, la tisana miele e vaniglia di notte, e le luci della città, meravigliosa. Ma su quell'aereo non vedevo l'ora di tornare a casa. Perché era Natale, e volevo rivedere i miei. Mi avevano detto che in Italia faceva molto freddo, c'era la neve. E io l'avevo vista così raramente la neve, perché sto al Sud e da me c'è il mare. Viaggiavo da sola. Ero contenta. E ci avvicinavamo a casa. Eravamo già sull'Italia e il comandante disse: "tra pochi minuti atterreremo a Milano", e lì avrei cambiato per Roma, e poi giù a Salerno. Mi affaccio perché ho voglia di rivedere l'Italia. C'è un sole forte e sotto la terra. Chiazzata di bianco. Cosparsa di bianco. Ma l'aereo sta virando e il bianco diventa più intenso. E' la pianura padana, è sterminata. E poi l'aereo fa una virata più decisa e gli occhi mi si riempiono di commozione. La pianura padana è bianca. La pianura padana è tutta coperta di neve, è scintillante, bianca e luminosa e bellissima. La pianura padana sembra un sogno antico di quando eri piccolo e sognavi il paese di Babbo Natale e te lo immaginavi così: grandissimo, bianco, silenzioso a riposare sotto un mantello bellissimo e morbido, che spunta da dietro l'angolo di un finestrino mentre sei distratto e l'aereo vira, lentissimo, e tu ti immagini che il bianco finirà ma non finisce, perché è così: non finisce mai. E' enorme ed è bianchissimo, incredibile, scintillante, da sopra quell'aereo, e su tutta l'Italia oggi volano gli angeli.