A volte le acque del lago si agitano per...

A proposito: il mio MSN livespace...
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LEGGO...

°Marcela Serrano - L'albergo delle donne tristi°
°W.I.T.C.H.°
°Repubblica°

ASCOLTO...

°The Cure°
°The Smiths°


GUARDO...

°Troisi°



A Jane piace...

Il mare, le colline, soprattutto se può girarci in Vespa. Camilla, la sua cagnina appena deforme, i bambini e le cose da bambini, tutti i dolci con particolare predilezione per quelli molli e colorati, budini creme e gelatine. Le piace andare in vacanza in una enorme capitale europea e girarla in bicicletta o in metropolitana e accorgersi di capirla. Leggere e soprattutto scrivere. Capo Nord, e soprattutto arrivarci in macchina ascoltando Noi non ci saremo dei CSI. Gli scrittori sudamericani, Marquez, Allende, Serrano, Amado, ma anche Calvino, Baricco, Neruda e Ungaretti, Stephen King, Jonathan Coe, Neil Gaiman e le meravigliose graphic novel di Dave McKean. Il suo poeta preferito è Nazim Hikmet che però in questa fase si contende i primi posti con Pedro Salinas. Le piace il Corso e passeggiarci di pomeriggio, preferisce da sola, se deve scegliere. Le piace il caffè Roselli e la cioccolata calda al peperoncino, ma anche un tè alla vaniglia e, lì, parlare. Ama la complessità. Ama alla follia il cinema. Le piace da morire Buffy the Vampire Slayer, il telefilm più intelligente del mondo, e ha trovato ILLUMINANTE la visione di Evangelion. Le piace cantare. Le piace il rock ma anche la musica etnica, balcanica, sudamericana, il fado e il tango argentino, ama i Buena Vista Social Club e i cantautori italiani, De André, Rino Gaetano, De Gregori. Ama la musica indie che sta scoprendo poco a poco. Idolatra gli U2 e Tim Burton. Ama l'arte, i fumetti e il teatro. Le piacciono Monet, Rodin e i Peanuts (senza i quali non sarebbe mica stata la stessa persona). Le piace recitare. Le piace chiacchierare fino a tardi con le candele e la Nutella, come si faceva in quella casa piccola di Barcellona. Ama Barcellona, parlare spagnolo e viaggiare. Ama troppe altre cose e lo spazio qui è quello che è.

A Jane NON piace...

Sentirsi ansiosa, agitata (ma le succede spesso), litigare con qualcuno al telefono, essere costretta a vestirsi bene, fingere che le stia simpatico qualcuno che non le piace, dover dire di no alle persone. Andare ai matrimoni di chi non conosce, trovarsi in un ambiente dove tutti sono all'ultima moda e ballano i successi dell'estate, i caffè alla moda del Corso, l'aperitivo per farsi vedere. Non le piacciono l'estremismo e gli intellettuali che fanno gli intellettuali. A Jane non piace vedere allontanarsi le persone anche se spesso va così. Non le piacciono le verdure e nemmeno gli insaccati, fugge davanti al salame a fette. Non le piace rendersi conto di essere grande, crescere e via discorrendo. Non le piace sentirsi invisibile, anche se a volte sì. Non le piace rendersi conto che purtroppo, per l'ennesima volta, ha sopravvalutato. A Jane non piacciono le persone superficiali e poco sensibili, e i mediocri per scelta. Non le piacciono i silenzi pesanti, ma non le piace chi parla in continuazione. Non le piace dormire poco e sentirsi stordita. Non le piacciono le bevande alcooliche a parte la sangria e qualche vino rosso, fatta eccezione per certi goliardici rum e pera. Non le piacciono i ragni, i vestiti firmati e gli orecchini di oro giallo. Non le piace il gel nei capelli e chi fa il cinico per forza.

Che tempo fa oggi nella valle?

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Vi siete tuffati in: *loading*


 



"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.

Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."

(Pablo Neruda)


°Gein°
°BecckOnFlickr°


PERSONAGGI e INTERPRETI:

IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.

COLEI CHE E'
NEL MARE

Nel ruolo di quelbruco.

G.
Nel ruolo di SISTER

L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR

I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.

LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA

Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.

IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.

CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.

CONTINUA...

Nei dintorni del lago c'è questo di bello:































































































mercoledì, novembre 30, 2005

Oggi ho vissuto la prima vera scena natalizia da quando hanno deciso che è arrivato il Natale. E' una scena un po' atipica perché è: me sotto la pioggia, con il cappello grigio e il cappuccio del cappotto (viola) alzato sopra al cappello, le cuffie per sentire Fix you dei Coldplay mentre saltello, perché ho fatto tardi, verso il cinema. Alzando gli occhi le gocce di pioggia sono sottilissime, e sullo sfondo bianco delle luci della strada potrebbero essere neve. Fa molto freddo e io me la godo, senza ombrello.

"When you try your best but you don't succeed
When you get what you want but not what you need
When you feel so tired but you can't sleep
Stuck in reverse

And the tears come streaming down your face
When you lose something you can't replace
When you love someone but it goes to waste
Could it be worse?

Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you"

...è bello sapere che, servisse, c'è qualcuno che, in ogni momento, proverà ad aggiustarmi.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 23:03 | link | commenti (4)
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martedì, novembre 29, 2005

Sono andata al Lild con i miei, a comprare le cioccolate per Natale. E per la millesima volta pensavo a Barcellona, andare al Lidl in bicicletta, le buste troppo pesanti nello zaino, il blocco di formaggio e la mostarda, lo scatolone di puré di patate, i pomodori anemici e il bruco, e le sue merendine. Fare la spesa da sola. Confrontare i prezzi. E poi mettere il cappello grigio e da sola tornare a casa. Anche se è un segreto, vi dico che dalla strada dove stava il Lidl si vedeva la Sagrada familia, solo un pochino, le punte delle torri contro il cielo. E lì vicino c'era casa mia.

Anche se non vorrei, mi metto a pensare che le persone sono più belle di me, più colte, più brave a recitare. Certo non tutte le persone, ma credo si può dire che una buona maggioranza delle persone, da qualunque parte vado, sono più belle di me, e più magre, e in piscina più brave nello stile libero, e a teatro più brave a recitare, e magari più oneste, più eleganti, più brave nell'inglese, più brave a cantare, più brave a scrivere. Certo è stupido perché ci sarà sempre qualcuno che farà le cose meglio di noi ma io mi sto ossessionando con questo pensiero che le persone sono più belle di me, più brave a recitare, più magre. Ho una gran voglia di cambiare completamente aspetto e farmi vedere in giro domattina coi capelli lisci, magra, con le scarpe belle, la borsa adatta, quello che Nonsono.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 23:24 | link | commenti (7)
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domenica, novembre 27, 2005

Oggi sono venute a pranzo da me due delle persone che amo di più al mondo. Queste persone hanno 8 e 12 anni. Sono entrambe bionde, sottili e molto carine. Prima ci vedevamo molto più spesso, adesso ci vediamo poco e ovviamente è colpa mia, perché sono io quella con la macchina e sono io quella che dovrebbe andare a trovare loro, portarle più spesso al cinema o magari a passeggio, cose che ogni volta che le abbiamo fatte mi hanno, puntualmente, riempito di gioia. Queste due persone riempiono la mia stanza, la mia cucina, sono affascinate dagli oggetti e mi chiedono di ognuno "dove l'hai preso?" e mi chiedono di raccontare aneddoti e di spolverare i vecchi mobili della casa delle bambole che mio padre ha costruito almeno 15 anni fa e riordinare le piccole stanze. Avevo quasi dimenticato com'è, chiacchierare di cose surreali, venirmi da ridere, farci fotografie con l'autoscatto.

Mamma quanto sono alla ricerca di cose, di emozioni, di risate, di cose forti, non lo so neanche io, in questi giorni. Quando loro se ne sono andate, forse per reazione, mi sono sentita immensamente stanca e mi è salito un gran nervoso, mi sono sentita in quello stato d'animo tipico di quando non hai voglia di fare nulla e ciondoli per casa innervosendoti sempre di più perché non stai facendo nulla. Mi bruciano gli occhi e sono molto, molto annoiata e spero che questa giornata finisca in fretta. Non è proprio il caso di continuare. Sono molto nervosa perché ho subodorato che vorrei di più, che vorrei scappare, che vorrei sempre avere otto anni e che vorrei qualcosa di molto, molto forte, una scossa, qualcosa che adesso non c'è.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 20:39 | link | commenti (13)
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sabato, novembre 26, 2005

"Quietami i pensieri e le mani

in questa veglia pacificami il cuore

- così vanno le cose

così devono andare -

- chi c'è c'è e chi non c'è non c'è

chi è stato è stato e chi è stato non è -

... "

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 17:06 | link | commenti (7)
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giovedì, novembre 24, 2005

"Canta la capra la capra canta

Canta la capra la capra canta"

...quanto mi piace lo Zecchino d'oro....eheheheh.....

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 18:50 | link | commenti (8)
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mercoledì, novembre 23, 2005

Ieri è stata una giornata che vale la pena di scrivere. Perché perché....perché faceva molto molto freddo e contro ogni ragionevolezza me ne sono andata in piscina. L'acqua era caldissima e si stava una meraviglia. Io non so perché ho deciso che dovevo nuotare senza fermarmi, fare più che potevo, così ho insistito fino a che ho doppiato il mio primo traguardo importante, ho nuotato mille metri mille. L'istruttore mi ha detto brava, mi ha sorriso sinceramente contento. Sono uscita sfinita dall'acqua, mi sentivo bene. Fuori l'atmosfera era vagamente siberiana. I vetri della sala della piscina erano coperti di condensa. Sono andata a casa, alle cinque avevo lezione di teatro. Ed è stata una bellissima lezione perché abbiamo fatto mimica con delle maschere bianche e proprio sulla base musicale di Caro diario di Piovani, proprio quella che ho come sottofondo al blog, la canzone che mi sta segnando tutto questo periodo, e non ci potevo credere perché mi sembrava di stare in un film, o in una delle mie fantasie sciocche. Quando sono uscita dal laboratorio pioveva. Io avevo una sciarpa enorme a righe e un cappello verde, mi sono fermata sotto la pioggia perché le gocce d'acqua sulla faccia erano deliziose. Mi risuonava ancora la canzone in testa e stare lì sotto la pioggia era forse ancora più film. Arrivo a casa, fradicia, stanca, ma chiamo D., usciamo? Usciamo. Finiamo a Salerno in una delle notti più fredde della storia. E non so come succede, ma ci ritroviamo intorno a un tavolo a giocare a Uno: stasera questi qui, intorno a questo tavolo a giocare a Uno, serissimi come se ci fosse chissaquale posta in gioco, con l'espressione più divertita e infantile del mondo, sono troppo, troppo carini.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 10:34 | link | commenti (8)
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martedì, novembre 22, 2005

- No veramente non...non mi va. Ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è? Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi ed io sto buttato in un angolo...no. Ah no, se si balla non vengo. No, allora non vengo. Che dici vengo?. Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate "Michele vieni di là con noi, dai" ed io "andate, andate, vi raggiungo dopo". Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo.

(Nanni Moretti - Ecce Bombo)

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 11:25 | link | commenti (11)
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sabato, novembre 19, 2005

Visto che abbiamo parlato tanto del freddo, le voci sono giunte in alto e ieri è stata una giornata gelida. Quando, finito l'esame di spagnolo, sono tornata a casa dall'Università, erano le tre di pomeriggio e l'aria era assolutamente gelida, intrisa d'acqua come sa essere solo l'inverno di qui, e così i pensieri invernali mi sono scattati automatici. Dovete sapere che la strada che c'è tra l'università e casa mia è tutta in campagna. Attraversa paesini dai nomi surreali come Ospizio. I colori di quella strada mi danno il senso delle stagioni che passano. C'è una specie di empatia tra me e quella strada, e ieri l'ho vista immergersi nel freddo, rigida e bloccata in colori scuri ed intensi. Nuvole sopra, e intorno distese di piccole mele rosse, quelle che non mancavano mai, a Novembre, a casa della nonna.

L'anno scorso non ho fatto l'albero di Natale. Non ho visto neanche lo Zecchino d'oro. Qui scattano le risate, ma a me lo Zecchino d'oro piace, suppongo perché lo guardiamo io e mia madre e mi fa pensare che il Natale non è lontano. L'anno scorso ero a Barcellona e mi dispiaceva di non poter fare l'albero di Natale, così chiamai a casa e ascoltai le musiche di Natale dal mio salotto. Ma stavolta sono qui e non mi perderò niente. Adesso che è arrivato, mi ricordo quanto mi piace l'inverno di qui. Non abbiamo neve, non abbiamo nebbia, e non abbiamo quasi mai il gelo, quello vero che suppongo si faccia vivo già a Firenze, per dire. Noi abbiamo questa strana stagione in cui la nostra terra, che è per sua natura sanguigna e piena di profumi, si spegne, e si mette a contemplare. Si lascia spazzare da un vento carico di umidità, e illuminare da un sole opaco carico di umidità. L'umidità è dappertutto. La frutta dell'inverno, nella mia immaginazione, è frutta coperta di uno strato di umidità. Di uno strato d'acqua. E visto che la frutta è un altro indicatore stagionale importante per me, ieri poi ho parcheggiato, sono scesa dall'auto, andavo verso casa e sono passata davanti al solito fruttivendolo. Il negozio era poco illuminato, con una specie di pallida luce arancione. Dentro, l'uomo-fruttivendolo porta un pesante cappello di lana giallo. Sta servendo una vecchietta tutta coperta da un grosso foulard. Pile di zucche, di castagne, di mele su cui trionfa la scritta "1 euro". Frutta durissima e fredda, coperta da uno strato d'acqua. L'inverno.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 11:44 | link | commenti (6)
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mercoledì, novembre 16, 2005

DELLE COSE CHE PIACCIONO A JANE

Fratello: "Oh mercoledì all'Università mi sono portato un panino con: tracchie di maiale (una specie di involtino di carne di maiale straripieno di salsa di pomodoro) e peperoni sottolio. ...Il PANINO SUPREMO!"
Jane: "Scusa ma quando ti mangi 'sta roba come ti guardano?"
Fratello: "Mi guardano
con acquolina...fidati!"

Mi piace quando mi chiama Miss F. e mi dice di guardare fuori, che c'è una luna piena pazzesca. Vado fuori e non riesco a vederla, perché casa mia affaccia sul lato opposto a quello che guarda Miss F. Mi piace chiamarla solo per dirle che non l'ho vista, che la vedrò più tardi. Mi piace quando quelbruco mi manda un messaggio per dirmi di correre in messenger, che ha una foto da mostrarmi in cui io e lei siamo troppo orribili. Mi piace stare in libreria a parlare di Ed Wood, "Il peggior regista del mondo". Mi piace che la mattina mi telefoni un certo amico, appena sveglia, e si parli per mezz'ora al telefono di scemenze e di teatro mentre l'acqua per il caffè bolle. Mi piace che poi, alla fine della telefonata, lui mi dica "e adesso prendiamo in mano la nostra giornata".  E che faccia l'imitazione di un professore per farmi ridere. Mi piace stare seduta a mensa mentre fuori diluvia e vedere entrare questo certo amico, che mi fa compagni per mezz'ora insegnandomi la respirazione di diaframma, con la solita aria stralunata. Mi piace mio fratello, sempre, anche nei suoi momenti peggiori.

Questi giorni potrebbero sembrare sereni ma in fondo non lo sono del tutto. Sono irrequieta, perché sento che qualcosa dentro di me sta vacillando. Così mi sono messa a fare nuoto (adoro l'acqua), e mi sono iscritta ad un laboratorio teatrale vero, un posto bello e profumato di legno dove non so ancora quali emozioni provo ma di sicuro sono incredibilmente potenti. Però non sto bene. Se proprio devo dire la verità. Capisco che mi manca qualcosa. Che qualcosa mi manca, ed era parecchio tempo che non mi mancava, e che se devo pensare di ricominciare daccapo a cercarla, sinceramente ho più voglia di ignorare svariate voci interiori e fare finta che vada tutto bene.

di nuovo a casa, di sera, senza far niente. Guardo The Rocky Horror Picture Show, e per quanto riguarda voi buonanotte.

come vorrei, come vorrei che facesse freddo.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 21:53 | link | commenti (14)
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martedì, novembre 15, 2005

Gli incontri di famiglia

(quelli che a Jane le insegnano sempre qualcosa)

parte II.

(sottotitolo: il computer adesso funziona. E c'ha una tastiera nuova. Cordless. Nera. Elegante.)

Sabato pomeriggio mi faccio trascinare da mia madre al compleanno di mia cugina. In realtà sono io che decido di andarci, perché mia cugina viene sempre al mio compleanno e non vedo perché devo continuare a fare il personaggio prezioso di famiglia. Dopo un po' che sono lì, ricordo perché non mi piace andarci: mia cugina è una persona molto cara, una ragazza dolce a cui voglio un gran bene, ma come succede spesso in queste riunioni familiari si apre una conversazione, una conversazione odiosa. Qualcuno nomina L'Isola dei famosi. Mia madre è una grande appassionata di questo simpatico programma e si immerge felice nella discussione. Tutti si immergono felici nella discussione. Sembra che ognuno abbia compiuto uno studio psicologico approfondito di ogni singolo personaggio. Sono veramente concentrati, veramente presi in quello che dicono. Ovviamente io non ho una parola da aggiungere perché due anni fa, quando abbiamo cambiato casa, non ho voluto la televisione nella mia stanza. Mi limito a migrare in camera di mio fratello o in salone quando c'è Dawson's Creek o i Simpson o qualche programma comico, oppure mi imbottisco di film e di dvd di Buffy the vampire Slayer (vi sto cacciando parecchi scheletri dal mio armadio). In ogni caso la situazione si fa presto disperata. Non ho scampo: ormai tutti sono coinvolti nella conversazione, si infervorano, hanno la loro da dire. Mi sento un'aliena. Così tanto per fare qualcosa vado in bagno, e attraversando il corridoio passo davanti alla stanza di mio cugino Carmine. Mio cugino Carmine, che si chiama come mio nonno, il mio nonno mai conosciuto artista e professore di disegno nato in un faro della Costiera, ha quasi diciassette anni. Carmine è un tipo silenzioso. Era un bambino fino a pochi anni fa. Non ho mai saputo tantissimo di lui, tranne che è una specie di genietto dei computer, appassionato e specializzato in tutto ciò che è tecnologia informatica ed elettronica. Anche Carmine è scappato dalla discussione in salotto. Nella sua stanza sta rimontando misteriose componenti del case di un computer, completamente aperto e scomposto in unità inintellegibili per me, sul pavimento. Mi invita ad entrare, vuole mostrarmi dei siti che ha fatto lui. Scopro che sta lavorando per un negozio di elettronica, e scopro che è diventato un ragazzo alto, con le spalle larghe, un bel ragazzo con i capelli chiari e la faccia buona, come tutti i miei cugini (il nonno da qualche parte su in alto deve aver preteso che tutti i suoi nipoti fossero dotati di faccia buona, come riscatto per non averne conosciuto nessuno). Ma soprattutto ci sono delle cose, nella stanza di Carmine, che non mi sarei aspettata. La porta e i muri sono ricoperti di fogli e di fotografie. Quando mi avvicino trovo una poesia di Primo Levi. Trovo poesie di Paul Elouard, trovo Ruyard Kipling, trovo citazioni antimilitariste di non ricordo chi. Trovo delle scritte intelligenti in un inglese perfetto. C'è un enorme passione e cura nel modo in cui mio cugino Carmine maneggia i pezzi di quel computer. C'è grande consapevolezza, c'è maturità. Io guardando quella porta piena di scritte quasi mi commuovo. E' che non mi aspettavo, in quel momento così pieno di mediocrità e di triste consapevolezza della mediocrità, di accorgermi che mio cugino è diventato uno splendido ragazzo pieno di intelligenza e di sensibilità.

Poi lui fa una cosa che non ti aspetti, di solito, da un uomo: nota i miei stivali, non li ha mai visti prima, gli dico che sono di mia madre e lui dice che sono molto belli, che somigliano ad un paio che indossava un'altra persona che conosco, giorni prima. Un uomo normale non ha quasi mai la sensibilità di notare le scarpe di una donna. E poi lui ha questa faccia talmente buona. Me lo vedo, lì da qualche parte, il nonno che applaude soddisfatto.

 

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 12:02 | link | commenti (6)
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lunedì, novembre 14, 2005

attenzione!!!

jane mi comunica che ha il pc inceppato.
io non ci credo, è più probabile che sia rimasta chiusa in bagno.

tornerà al più presto!!!

Una goccia nel lago di quelbruco alle ore 19:07 | link | commenti
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venerdì, novembre 11, 2005

E' incredibile quanto mi manca il posto dov'ero un anno fa. Il posto dove non faceva mai freddo. Non mi mancano le serate folli in cui dovevo rincorrere il bruco per i vicoli di Gràcia perché era tanto ubriaca che voleva scappare di casa. Mi mancano, molto più profondamente, altre cose. Mi manca il divano dove dormiva Miss F., dove la mattina poteva accadere di trovare addormentato qualcuno che non ti aspettavi, e allora chiudevi la buffa finestra che separava la cucina e il soggiorno, e facevi attenzione a non far rumore con le tazze. Mi mancano quei tristissimi biscotti che compravo per la colazione, facendo attenzione a pagarli sempre meno di un euro. Mi manca trovare qualunque pretesto per andare a fare la spesa e poi vagabondare per il quartiere da sola, osservando le persone, godendo semplicemente dell'aria di quel posto meraviglioso senza altro desierio, per la sera, che noleggiare un film che poi avremmo visto in spagnolo e preparare trecento grammi di popcorn. Mi manca il mio cappello grigio portato con disinvoltura nelle strade del Born quando la città era piena di luci di Natale e io mi immergevo in un indimenticabile Tour de force di acquisto di regali. Mi manca prendere il bus numero cinquantacinque con il bruco prendendo in giro le persone che guardano male i nostro jeans inzuppati di pioggia fino al ginocchio per mezz'ora fino a casa. E naturalmente mi manca la corsa notturna per afferrare l'N6 al volo dopo la festa al Boveda (abbiamo rischiato di perderlo per almeno cento mercoledì successivi), e poi una volta dentro ascoltare a raffica Occhi da orientale di Daniele Silvestri. Mi manca la metropolitana con un auricolare a testa e la cartellina Som UB che rischia sempre di cadere. Mi manca quell'incredibile caffé caldo al bar all'inizio di Carrer de la Puertaferisa. Mi manca tutto il quartiere di Gràcia, giurerei che mi manca ogni singola pietra e palo e supermercato e bicicletta legata ad un palo. Mi mancano da togliere il respiro. Mi manca il Parco Guell a febbraio, con i genitori del bruco a mangiare carrube dolci dagli alberi e un enorme, unico albero di mimose esploso di fiori. E sì, a ripensarci, mi manca tanto anche quella notte folle in cui il bruco si è fatto rincorrere per i vicoli di Gràcia perché era così ubriaca che voleva scappare di casa...

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 17:40 | link | commenti (11)
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giovedì, novembre 10, 2005

"Io volevo un bene da morire a mio fratello più piccolo. Fondamentalmente, credo non ci fosse nessuno a cui lui potesse non piacere. Tetsuo era quel tipo di ragazzo. Noi due eravamo cresciuti d'amore e d'accordo, il che per dei fratelli, e per di più un machio e una femmina, era una cosa quasi da non credere. Io l'avevo sempre trattato con maniere un po' spicce, ma in fondo lo rispettavo per la serietà e la purezza che manifestava nei confronti di tutto. Possedeva per natura un ottimismo e una forza che gli permettevano di non mostrare mai agli altri i suoi momenti di debolezza interiore e riusciva ad andare avanti dritto per la sua strada, affrontando gli ostacoli senza mai aver paura di nulla. Avevo sempre invidiato questo ragazzo che nei momenti di tempo libero, anziché tormentarsi inutilmente, sapeva come ingegnarsi. Aveva anche lui i suoi lati ingenui o sciocchi, ma era un ragazzo speciale. I nostri genitori e i parenti erano tutti d'accordo su una cosa: se c'era qualcuno che poteva esprimere la bellezza e la nobiltà dello spirito umano, quello era Tetsuo."

Banana Yoshimoto, Presagio triste

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 15:03 | link | commenti (6)
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martedì, novembre 08, 2005

Fotoblog: sorge il sole sulla stanza di Jane

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 10:06 | link | commenti (13)
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sabato, novembre 05, 2005

Mia zia Gabriella domani fa il compleanno. E' eccezionale mia zia Gabriella e tutti voi dovreste vederla. Domani compie 51 anni, ma nessuno, lo giuro, potrebbe dargliene più di quaranta. Mia zia Gabriella ha lunghi capelli rossi che non ha mai tinto, e non le è ancora spuntato un solo capello bianco. Ha sempre curato il suo aspetto, e questo le ha regalato a 51 anni un fisico che, per dire, i vestiti stanno meglio a lei che a me. Mia zia Gabriella è sempre vestita bene, con vestiti costosi e moderni, invidiata per il suo aspetto e ammirata per la sua personalità. E' una donna forte, indipendente, si è sposata una volta ma ha divorziato subito dopo e da quel momento ha iniziato ad amare la sua solitudine. E' la classica zia preferita, giovane, moderna, quella che ti fa fare gli strappi alla regola e quando sei bambina ti porta alle giostre e a comprare il gelato, e ci scappa sempre una puntata al negozio di giocattoli. E' una ginecologa affermata, conosciuta, che tutti richiedono. Ha moltissimi amici, ha una vita sociale molto più ricca della mia. Domani mia zia Gabriella compie 51 anni e come ogni anno ci porta a pranzo fuori. Ristoranti bellissimi, magari in campagna, menù ricchissimi. E alla fine, montagne di montebianco, millefoglie, torta ricotta e pere.

Ma il ricordo più bello che ho io, dei compleanni di mia zia Gabriella, è un ricordo vecchio, quasi antico. Eravamo piccoli, io ero la cugina grande e questo voleva dire che se io avevo sette, otto anni, i miei cugini più piccoli potevano avere pochi mesi. E poi c'era Marco, mio fratello, a tre, quattro anni. E c'era F., il mio cugino preferito, e c'era ancora la nonna, abitava in una casa che io ricordo calda e bellissima, vicino alla ferrovia. Spesso mentre giocavamo in giardino passavano i treni e noi salutavamo con la mano. E in quella casa bellissima mia zia Gabriella non era ancora la ginecologa affermata, perché aveva forse trent'anni, si era laureata da poco ed era la figlia piccola, quella che abitava con la nonna. E al compleanno di zia Gabriella, visto che era Novembre, faceva freddo e quella cucina diventava ancora più calda. La tavola si riempiva di cose che a noi bambini sembravano buonissime e sapevamo, anche se nessuno ce l'aveva detto, che la zia aveva comprato tutto apposta per noi, senza pensare ai grandi. C'era cioccolata e coca-cola, c'erano i Ringo e soprattutto, non so perché ma sono la cosa che ricordo più nitida, c'erano gli Smarties. Montagne di Smarties, colorati e buonissimi, ciotole piene di Smarties con cui ci mettevamo a disegnare alberi e cuori sul tavolo della nonna.

Auguri Gabri.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 21:21 | link | commenti (12)
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mercoledì, novembre 02, 2005

Halloween...

 

Ce l'ho fatta! Anche quest'anno li ho trasformati tutti in bambini...

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 22:08 | link | commenti (25)
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