"Continuavo a pensarci. Dove diavolo vanno le anatre di Central Park in inverno, quando il lago è ghiacciato?" (Holden Caufield)
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"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.
Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."
(Pablo Neruda)
PERSONAGGI e INTERPRETI:
IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.
COLEI CHE E'
NEL MARE
Nel ruolo di quelbruco.
G.
Nel ruolo di SISTER
L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR
I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.
LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA
Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.
IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.
CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.
CONTINUA...

Io e Camilla ce ne stiamo fuori al balcone, a prendere gli ultimi raggi di sole. Ho messo Janis Joplin e ascolto ad occhi chiusi, mentre lei è seduta con la schiena arancione verso di me, seguendo come al solito ogni movimento e ogni rumore della strada.
E mentre sto qui penso che mi piace tanto Halloween. Lo penso proprio perché sto qui, con questi pochi raggi di sole freddo, la montagna enorme a pochi passi dal mio balcone, l’aria immobile e come piena di fumo, di nebbia leggera, che trasforma il sole in una coperta opaca grande quanto la città.
Mi piace un sacco Halloween, anche se quest’anno non ho coinvolto tutti, come gli altri anni, in cose tipo intagliare facce nelle zucche, appendere festoni di ragnatele, conservare la polpa di zucca per farne risotto e torta e biscotti. Ma Halloween mi piace comunque un sacco. Un po’ è perché Halloween è una festa uscita da un film di Tim Burton, che ha un immaginario bellissimo fatto di orrore e di deliziose cose da bambini, di folletti con la testa di zucca e di bambole cadavere, del profumo che ha la zucca quando ci metti dentro una candela e la fiamma sfiora le pareti, della vaga sensazione di pericolo della notte quando anche se dici di no, un po’ancora credi che il mostro spunterà dall’armadio. Di cose come uno strambo cioccolatiere che si diverte a sterminare bambini, come una mela rossa e caramellata che ti uccide al primo morso. Un’immaginario dove una come me, malata di sindrome di Peter Pan, ci sguazza.
Ma Halloween mi piace anche per altri motivi. Mi piace tutto l’inizio di Novembre. Mi piace perché, stranamente, i primi giorni di Novembre non piove mai, e c’è sempre quella famosa nebbia, ma leggera perché al Sud non c’è mai veramente la nebbia, e la coperta opaca del sole, freddo ma caldo insieme, che stranezza. Mi piace uscire e passare davanti al fruttivendolo qui sotto e trovarlo che mette ordine in montagne di castagne e di mele, e attorno sempre quel sole opaco, e la frutta dell’autunno che non ha colori violenti, che riempie di calore la mattina. Mi piace anche vedere mia madre che va a comprare i fiori più belli per la tomba della nonna, e li lascia per una giornata intera in casa, e sono sempre dei fiori allegri che mi fanno pensare con serenità alla nonna. Poi andrà a sistemarli con mia zia, che è una bella donna con i capelli rossi, si somigliano molto e in quest’aria opaca cammineranno insieme raccontandosi cose da sorelle. Mi piace quando finalmente la sera arriva il freddo. Noi bolliamo castagne e ne mangiamo montagne, io me le faccio sbucciare da mamma perché mi scotto le dita, da ventiquattro anni.
Mi ero incazzata quando avevo letto su Repubblica i commenti di Berlusconi alla prima puntata di RockPolitik di Celentano, soprattutto perché mi era sembrato che chi parla è sempre impotente, che zittirlo è facile e che se non vuoi essere tu quello violento non hai poi molto da fare per ribellarti.
Invece mi sbagliavo perché non poteva esserci risposta migliore di questa puntata, quella che sto vedendo stasera.
Benigni se n'è appena andato, e io so di ripetermi ma davvero non c'è uno più grande di lui. A me piace per molti motivi diversi e stasera si è unito a quella risposta, come tante volte ha già fatto in passato, è arrivato correndo, ha detto cose per cui spero si incazzeranno tutti come bestie, si è spogliato, ha ballato e ha avuto un'ovazione in piedi.
E poi ha parlato di Voltaire, che secoli fa disse: "non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo."

Osservo. Osservo il mio nuovo io egemone che si forma. Perché questo penso: che si sta formando, che sta venendo fuori, e tento di fargli coraggio. E gli dico: io egemone, prendi coraggio, vai, davvero, prova a non avere paura, fai semplicemente quello che senti, se vuoi andare in piscina vai, e se vuoi tornare a recitare fallo, e sai una cosa, tu dovresti fare davvero quel Master di scrittura creativa perché io lo so che è quello che vuoi, perché è quello che sogni e perché puoi farcela. Io egemone, prova a non pensarci stavolta. E se ti viene di essere contento resta contento, e se non capisci il motivo non chiedertelo.
Mentre me ne sto lì che parlo con il mio nuovo io egemone arriva quelbruco. E' il compleanno di Miss F. e si è deciso che si festeggerà insieme. Erano sette mesi che non si stava tutte e tre, ma io mi ricordavo com'era. Mi ricordavo che fosse qualcosa tipo: mangiare schifezze, farsi mille risate in macchina inventando canzoni, e passeggiare per strade, quasi non abbiamo fatto altro, abbiamo camminato per le strade e di questo vi ho già parlato. Nella villa comunale era primavera ed era una di quelle mattine di liceo, la maglietta leggera, le gambe incrociate sulla panchina, la luce fra gli alberi, che bellezza. E poi suonare il pianoforte su uno sgabello troppo stretto. E poi andare a una festa, e lì ci sono tutti, c'è quello alto e bello che sorride sempre, c'è quello che abita a Barcellona a due passi da casa mia e quello carino che parla poco e sbaglia sempre al telefono senza fili e quello nei cui occhi stanno le canzoni e Miss F. e quelbruco. A Miss F. regalano un pupazzo enorme, cosa che dimostra che se ci provi con tutto te stesso non è così difficile capire le persone.
Insomma si sta qui a guardare che cosa succede col mio nuovo io egemone. Intanto fa caldo. Per rassicurare un ragazzo dolcissimo, quei famosi sogni ho deciso di lasciarli volare un po'in giro, almeno per il momento. Stanno bene. Mi hanno mandato un paio di cartoline, perché loro preferiscono scrivere a penna.


Love hangs herself
With the bedsheets in her cell
Threw myself on fires for you
10 good reasons to stay alive
10 good reasons that I can't find
Oh, give me a reason to be beautiful
So sick in his body, so sick in his soul
Oh, give me one reason to be beautiful
Oh, and everything I am
Love hates you
I live my life in ruins for you
And for all your secrets kept
I squashed the blossom and the blossom's
dead
Oh, give me a reason to be beautiful
So sick in his body, so sick in his soul
Oh, and I will make myself so beautiful
Oh, and everything I am
Miles and miles of perfect skin
I swear I do, I fit right in
My love burns through everything
I cannot breathe
Miles and miles of perfect sin
I swear, I said, I fit right in
I fit right in your perfect skin
I cannot breathe
Hey, baby, take it all the way...down
Hey, baby, taste me anyway
Oh, you were born
So pretty oh summerbabe
We'll never know...
And fading like a rose
Give me a reason to be beautiful
So sick in his body, so sick in his soul
I'll give you my body, just sell me your soul
Oh, and everything I am will be bought
and sold
Oh, and everything I am will turn hard
and cold
And they say in the end
You'll get bitter just like them
And they steal your heart away
When the fire goes out you better learn
to fake
It's better to rise than fade away.....
Hey you were right
Named a star for your eyes
Did you freeze did you weep
Turn to gold, baby, sleep
Hey honey mine
I was there all the time
And I weep at your feet
And it rains and rains
(onair - Hole - Reasons to be beautiful)
giorni orsono qualcuno parlava delle emozioni forti...
Oggi lo scrivo anch’io un post ermetico. In perfetto stile quelbruco, chi vuole intendere intende e io dico tutto senza dire nulla. Mi sono svegliata e avevo una faccia come se avessi la febbre e invece probabilmente era un’altra cosa, era un rumore come di sogni che scappavano da tutte le parti e come di una testa che passa di continuo dal lato in ombra a quello in luce, dal lato reale a quello fantastico dove tutto è divertente e dove tutti ti sono amici e i ragazzi ti sorridono col sorriso più dolce del mondo. Ma poi ti viene freddo, ti si arricciano i capelli, ti viene mal di stomaco, e non sorridi più né tu né loro e ti ricordi improvvisamente che stavi solo facendo finta di essere da un’altra parte, che non stai studiando e che non stai comprando cd e che non stai ritirando i tuoi libri fotocopiati e che non stai facendo le telefonate che hai promesso e che tutto ti sta sfuggendo di mano perché volevi solo essere in un posto più bello di questo, e ti sei lasciata andare ed hai sognato che quel posto era reale e tu stessa hai cominciato a dissolverti agli occhi di tutti come quel famoso bambino fantasma che cerca i suoi amici nascosti per un nascondino che non finirà mai più. E hai di nuovo questa immagine delle bolle che ti scappano dalla testa che poi ad un certo punto diventano un’unica bolla, una bolla che preme sulle pareti della mente che all’interno è completamente vuota, si è svuotata perché durante questa notte, non so perché, i sogni se ne sono scappati da tutte le parti. Questa mattina di buon ora facevano un rumore assordante, affollavano un grande albero vicino al porto di Salerno, ho idea che stessero aspettando che io gli dessi qualche direttiva, se restare lì, se andare da qualche parte, al Sud.

"Ninna nanna pe ‘sta criatura
che va pe ‘mmare dint’a notte scura
duorme ca si t’adduorme presto
nun vene la tempesta
Duorme duorme ca ‘sta carretta
si duorme po’ naviga’ cchiù in fretta
naviga naviga tutto o mare
c’avimmo attraversare
Naviga navga e nun se stanca
si ‘sta criatura vene da Sri Lanka
naviga naviga e nun se sperde
si vene ‘a Capoverde
Duorme e sonna tutte e giardine
‘e chesta terra ca s’avvicina
chesta terra ca t’appartene
si ce sta chi te vo’ bene
Ninna nanna pecché stu mundo
chillu dio che l’ha criato l’ha fatto tundo
e ce sta posto pe’ tutte quante
si l’ha fatto accussì grande"
(Eugenio Bennato)
...O almeno così medita talvolta Bill Denbrough svegliandosi il mattino di buon'ora dopo aver sognato, quando quasi ricorda la sua infanzia e gli amici con cui l'ha vissuta.
Fine.

(the light just radiates - Hole)
Quando sono con gli spagnoli, non lo so, ma mi sembra di assorbire quella loro gentilezza. Quella per cui una ragazza non si sente a disagio se si ritrova da sola con diversi ragazzi spagnoli. Mi è successo sempre ogni volta che ho conosciuto qualcuno di loro, così credo di poter dire che è una cosa da spagnolo, tipica. Un ragazzo spagnolo il più delle volte, anche se sa si essere bello, non se la tira. Ti mette a tuo agio trattandoti con cameratismo. Ti fa ridere e non lo fa con un secondo fine. Un ragazzo spagnolo non è inopportuno, non è sfacciato, se gli interessi è carino con te ma non ti pressa, non ti infastidisce. I ragazzi spagnoli ti fanno offerte di amicizia assolutamente disinteressate. Quando dicono che puoi andare a trovarli quando vuoi non lo fanno per cortesia, loro vogliono davvero che tu vada. Quando sei con i ragazzi spagnoli c'è sempre quest'atmosfera distesa, divertente, piena di amicizia che senti in boccio, nascere, come fresca. O forse sono io, chi lo sa.
Comunque adesso che ci sono degli stranieri, come tutte le volte, mi metto a pensare all'Italia. Guardavamo la cartina, e uno di loro, meravigliato, mi fa notare che comunque tutte le città italiane, anche quelle piccole o dimenticate, hanno sempre qualcosa di bello: una torre, un castello, colline verdi, resti di antiche mura, scogliere o un anfiteatro. Questo ragazzo ha ragione. Ogni volta che ci sono degli stranieri a me comincia a venire voglia di portarli dappertutto, di mostrargli ogni cosa. Anche se io ne ho viste solo una piccola parte. Mostrare le Dolomiti quando diventano rosa e alle elementari ci insegnavano che si dice "l'enrosadira". Quel laghetto del Piccolo Paradiso che una volta scoprimmo, per caso, in viaggio, io e miei genitori, e vicino crescevano le fragole selvatiche. Tornare in macchina nel Chianti dove il verde è a perdita d'occhio, girare senza meta per i colli fin quando compare un paesino, minuscolo, con una piccola trattoria gestita da quattro universitari e mangiare il cinghiale e bere vino rosso, andare a Firenze e meravigliarti ancora una volta di quanto le persone sono gentili, restare commossi davanti alla veduta del Ponte Vecchio che hai visto trecento volte, guardare le vetrine delle gioiellerie dove non comprerai niente neanche stavolta. Camminare per Via dei Fori Imperiali di mattina ancora presto quando c'è meno gente, girare i vicoli di Verona cercando il cancello della casa di Giulietta. Ma soprattutto potrei mostare ai ragazzi stranieri i limoni più grandi del mondo, comprati alle bancarelle della strada per Amalfi. Andarci in motorino a maggio, quando i profumi esplodono, quando il mare comincia a sentirsi, salato, dall'alto della strada, e si sente alloro dietro una curva, bouganville dietro l'altra, e un odore denso di sale dappertutto. Guardare da mare la barche ferme di notte nel porto di Cetara. Andare a nuoto alla spiaggia del Buco, sotto la torretta di Erchie, quando è bassa marea. E dopo un'ora di motorino, sedere a Minori alla Pasticceria De Riso, profumata di limoni, a mangiare la torta ricotta e pere.
E a voi, cosa piacerebbe mostrargli?
(oh I can't be near you, the light just radiates - Hole)
C'è stato, "in queste ore", un uragano sulle coste del Messico. Al tg4 dicono che ci sono moltissimi danni e decine di vittime. Vorrei sottolineare che al tg4 dicono SOLO questo. Poi hanno passato un altro servizio. Non ci hanno detto che tra qualche ora sarebbe arrivato, non ci hanno fatto vedere gente in fuga, non c'è stata nessuna webcam che ti permetteva di seguire quello che succedeva in Internet, nessun esperto ha passato la sua giornata a comunicare al mondo occidentale che l'uragano era forza 5, adesso forza 3, adesso forza 4. Questo povero uragano ispanoamericano dimenticato non ha neanche un nome proprio.

Meraviglia...una meraviglia. Ieri sera Piazzetta Largocampo a Salerno improvvisamente era piazza Catalunya a Barcellona, era il Lungosenna, era Largo do Rossio, erano tutti i posti del mondo in cui i ragazzi si conoscono, parlano tre, quattro lingue diverse per capirsi, ridono, diventano amici. Io e la signorina F., subodorata la cosa, ci sguazzavamo. Un ondata di ragazzi stranieri, quasi tutti spagnoli, un francese, qualche polacco. Salerno non ne è mai stata così piena. O forse gli altri anni eravamo noi che non ce ne accorgevamo. Ma ieri sera è stato come fare un salto indietro di sei mesi, e ho riconosciuto il posto perché erano quei vicoli del mondo, tutti uguali, dove si parla uno strano creolo fatto un po' di tutto e dove nei bilocali a poco prezzo vivono i ragazzi che studiano, lavorano lì per qualche mese, e non hanno nessun problema, mai, a trovarsi. Quelli che erano usciti con noi, tutti gli altri italiani, non si sono neanche avvicinati, e hanno creduto che fosse un sabato qualunque. E, penso io, non solo per problemi di lingua.
Miss F., quelbruco, siamo cambiate? E cosa siamo diventate noi?