"Continuavo a pensarci. Dove diavolo vanno le anatre di Central Park in inverno, quando il lago è ghiacciato?" (Holden Caufield)
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"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.
Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."
(Pablo Neruda)
PERSONAGGI e INTERPRETI:
IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.
COLEI CHE E'
NEL MARE
Nel ruolo di quelbruco.
G.
Nel ruolo di SISTER
L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR
I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.
LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA
Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.
IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.
CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.
CONTINUA...
Voi che di queste cose ne capite, rispondetemi a questo. E' possibile che la vita sia più semplice di quello che sembra, e che tutto si riduce a trovare quello che ti piace fare, e farlo? L'ho sentita in un telefilm eppure non mi convince.
Io lo SO cosa mi manca, per cominciare a scrivere questo benedetto libro. Il coraggio, di farlo. Non so se per voi ha un senso, ma è tutta una questione di coraggio, io lo so. Perché se cominciassi a scrivere questo libro mi troverei faccia a faccia con lui, e lui poi mi prenderebbe per mano e mi porterebbe in viaggio, nel fondo più fondo di me. E per un viaggio del genere non è che puoi partire senza prepararti.

Jane - fine Agosto - 2 episodi di città.
Uno. Sono con mia madre in tabaccheria, entra un uomo, anziano, molto distinto, vestito come se fosse più inverno di quello che è. Mia madre lo urta, lui si scusa, ma dice "le chiedo perdono". Mia madre si scusa anche lei, l'uomo va dal tabaccaio e gli dice: "mille lire alla menta". E allunga cinquanta euro. E' stupendo. "Mille lire alla menta". Il tabaccaio, perplesso ma comprensivo, si procura quarantanove euro di resto e una manciata di caramelle, interpretando magicamente la richiesta del signore fuori dal tempo.
Due. Non è un episodio, è più un ricordo. Mentre siamo in macchina, io e la signorina F., dirette verso il cinema, ricordiamo i film che davano in televisione quando eravamo piccole. Lei ricorda in particolare di quando, la domenica mattina, davano i film di Walt Disney, innumerevoli anni fa. Lei e suo cugino, il sabato, dormivano a casa della nonna, e la domenica mattina si svegliavano, probabilmente mangiavano quelle cose che i bambini mangiano a colazione, poi la zia apriva il divano letto, che doveva essere grandissimo quando eravamo bambine, e la piccola signorina F.e suo cugino si piazzavano lì, a guardare quei cartoni meravigliosi. Da piccoli, la domenica mattina, a casa della nonna, su un enorme divano letto aperto dalla zia davanti alla tv a guardare i cartoni animati con il proprio cugino. Esiste un'immagine che trasmetta, non so, più sicurezza?
Come in quella striscia dei Peanuts quando Piperita Patty chiede a Charlie Brown: "Secondo te che cos'è la sicurezza?", e lui: "E' quando sei piccolo, sei andato da qualche parte con i tuoi genitori, e dormi sul sedile posteriore dell'auto, e il papà e la mamma sono seduti davanti e tu non devi preoccuparti di niente. Ma poi improvvisamente sei grande e non può più essere così." Patty: "Mai più?" Charlie Brown: "Assolutamente mai."
Patty: "Tienimi la mano, Ciccio."
"Che cosa ti preoccupa? Che cosa? Diccelo, dillo a noi. Che cosa ti preoccupa?"
"Ma Tu...Tu chi sei?"
"Beh....Chi pensi che vive qua fuori?"
<<Chud, mio Chud, resisti, sii forte, sii valoroso, combatti per tuo fratello, per i tuoi amici; credi, credi in tutte le cose in cui hai sempre creduto, credi che se dici al poliziotto che ti sei perduto, lui ti accompagnerà casa sano e salvo, che c'è una fata che fa collezione di dentini e vive in un grande castello di smalto, e Babbo Natale costruisce giocattoli sotto il Polo Nord, assistito dalle sue schiere di elfi e il Capitan Mezzanotte esiste davvero, anche se Calvin e fratello maggiore di Sissy Clark hanno detto che sono tutte bubbole da poppanti; credi che tuo padre e tua madre ti vorranno bene ancora, che il coraggio è possibile, e le parole ti usciranno di bocca corrette e senza esitazioni; non ci saranno più Perdenti, non ci sarà più nessuno rannicchiato a tremare in un cosiddetto club che non è altro che una buca nel terreno, non ci sarà più nessuno a piangere nella stanza di Georgie perché non sei stato capace di salvarlo, credi in te stesso, credi nel fuoco di quel desiderio>>
Cominciò improvvisamente a ridere nella tenebra, non d'isteria, ma di gioia.
"oh, accipicchia, ma io ci credo! Io credo in tutte queste cose!"
...Questo è il rito di Chud e la Tartaruga non ci può aiutare.
Through the Hills
Jane
ontheroad
aghein

Idee, idee, che mi ronzano in testa di continuo. Aspetta: se le chiami idee sembrano belle, creative, utili. Ebbè no non sono idee nel senso creativo, ma forse sono belle, e di sicuro sono utili. Idee. Ci penso spesso soprattutto mentre vado in Vespa. Ho trovato un gattino pochi giorni fa, piccolo e piuttosto malconcio, l'ho portato a casa di una mia amica che ha un giardino e cinque gatti. Ma il gattino è malato e qualcuno deve portargli antibiotico, collirio e pappa da gattini, due volte al giorno. Così Jane prende la Vespa, sale sui colli, dove abita l'amica, si inerpica per stradine dove l'asfalto è un'utopia, tra case di contadini. Intorno l'aria è arancione e fresca, e Jane pensa.
Nell'ultimo anno ci sono state un sacco di prime volte per me. La prima volta che ho vissuto da sola. La prima volta che ho imparato a parlare correntemente una lingua diversa dall'inglese. La prima volta che sono stata all'estero per un periodo di tempo ragionevolmente lungo da sentirmici a casa. La prima volta che ho provato una nostaglia immensa, indescrivibile, non applicabile a qualunque passata vacanza, a qualunque posto in cui sia stata per un paio di settimane. La prima volta che ho fatto un tatuaggio. La prima volta che una persona appena conosciuta, e diversa da tutte quelle che conoscevo, è diventata mia amica, così, senza riserve, senza invidie e strani rancori e senza difficoltà. La prima volta che non mi ha fatto del male vedere una certa persona in compagnia femminile. La prima volta che ho dato delle ripetizioni. La prima volta a un concerto degli U2. La prima volta che ho preso l'aereo da sola. La prima volta che mi sono sentita una viaggiatrice esperta, navigata, sette, otto aerei in pochi mesi.
Tutto ciò mi torna in mente in queste famose sere, su questi famosi colli. Faccio come sempre bilanci mentali, tiro somme, traggo conclusioni. Un po' di persone erano molto più vicine a me una volta. Proprio ieri sera parlavo del perdono, e della convinzione che posso perdonare un errore, l'ho sempre fatto, ma non posso, e non voglio, perdonare errori che si ripetono. Sempre uguali. Persone sempre uguali che hanno abbracciato una mediocrità che non era la loro, e hanno scelto quella. Ma io no. Così non voglio più perdonare. Ma di più: non mi interessa più. Ecco la chiave della differenza, ecco il risultato, cosa è cambiato, dopo un anno di prime volte, un anno che mi ha lasciata con la sensazione di essere, stavolta, realmente diversa. Non mi importa. Una volta forse mi sarei pianta addosso, probabilmente avrei fatto di tutto per ostentare che io non perdonavo, che io ero moralmente superiore e l'avrei fatto per negare a me stessa che mi faceva male ciò che faceva la gente. Ma adesso è diverso, perché non mi interessa. Ho capito, queste sono le persone, questi i loro limiti, qui mi posso fidare, qui no, funziona così. Chi c'è c'è, tutto va come va. E' diverso. Stavolta mi sento molto più in alto, libera.
Ho cercato in qualunque cosa, libri, medicine, cibo, psicologi, qualcosa che poi ho trovato, senza saperlo, in un mucchio di prime volte.
Ho finalmente capito qual'è il mio problema.
E' che mi ANNOIO Mortalmente.

Special K - Placebo
Coming up beyond belief
On this coronary thief
More than just a light motif
More chaotic, no relief
I’ll describe the way I feel
Weeping wounds that never heal
Can the savior be for real?
Or are you just my seventh seal?
No hesitation, no delay
You come on just like special k
Just like I swallowed half my stash
I never ever wanna crash
No hesitation, no delay
You come on just like special k
Now you’re back and don’t demand
I’m on sinking sand
Gravity, no escaping
Gravity
Gravity
No escaping
Not for free
I fall down
Hit the ground
Make a heavy sound
Every time
You seem to come around
I’ll describe the way I feel
You’re my new achille’s heel
Can the savior be for real?
Or are you just my seventh seal?
No hesitation
No delay
You come on just like special k
Just like I swallowed half my stash
I never ever want to crash
No hesitation
No delay
You come on just like special k
Now you’re back and don’t demand
I’m on sinking sand
Gravity
No escaping gravity
Gravity
No escaping
Not for free
I fall down
Hit the ground
Make a heavy sound
Every time
You seem to come around
No escaping gravity
No escaping gravity
No escaping gravity
No escaping gravity
(automobile di F.)

Le cose cambiano, ma certe non cambiano mai. 
Perciò cos'è Jane, cos'è che ti ha messo in tensione oggi, proprio oggi che stai per partire, proprio domani che sfreccerai in taxi verso la cité universitaire di parigi a sistemare il tuo borsone verde con le ruote in una stanza che stai provando a immaginare?
Ragioniamo Jane, e vediamo cos'è. E' solo il caldo inimmaginabile degli ultimi giorni, che ti stritola il sistema nervoso e ti toglie la poca voglia che ti restava? E' la tesi che è appena iniziata, che ti riassorbirà tra quindici giorni, appena ritornerai, e che sembra già una cosa mastodontica e più grande di te pronta a inghiottirti? E' che per via di questo caldo sono tutti più o meno nervosi e si litiga di continuo? E' l'insopportabile scambio di sms di stanotte, con la solita insopportabile persona, che tra l'altro hai cominciato tu? E' che ti sembra estate solo per finta? E' questo, Jane, ma non è solo questo. E' che le cose cambiano ma certe non cambiano mai. Che qui, in questa città troppo stretta dove ti piace girare in motorino, sempre le persone continueranno a unirsi in sporadiche amicizie precarie, dimenticando chi per anni ha fatto di tutto per loro. Che sempre chi si allontana per un po' viene dimenticato, e tu lo leggevi in faccia a questa tua incantevole amica che è tornata ieri, abbronzata e triste, dai suoi dieci mesi nella sua-tua Barcellona. Le cose cambiano ma in realtà non cambiano. Loro amano vivere qui, tu Jane no, non ami più vivere qui e non ami più quello che amano loro. Adesso ti chiedi se per caso ami ancora loro, o chissà.
Che sarà che sarà. Sarà questa strana risposta che mi è arrivata dal prof. della tesi, non bella, non brutta, del tipo guarda che finora hai fatto veramente poco ma l'argomento mi intriga molto e hai scelto dei buoni libri ma bada di leggerli perché ti sei andata a intrippare in una cosa ipercomplessa, brava autolesionista. Saranno le ultime serate, senza infamia e senza lode, ad andare dietro a persone che mi piacciono sì e no, per pigrizia e incapacità di stimolare la mente a trovare un'alternativa migliore. E per caldo. E a sentirsi sempre meno partecipi e sempre più inadeguati. E ad osservare il balletto delle strane amicizie tra gli altri, a restare volontariamente fuori perché ne hai piene le scatole di questi fintissimi baci e abbracci.

Per fortuna c'è anche un'altra cosa che non cambia: è la Costiera Amalfitana. Ho fatto 45 chilometri per una tonnara, un pezzo di mare, dei racconti di mia madre, un risotto al tonno e una fetta di torta ricotta e pere. Ma dal risotto al tonno potevi vedere Cetara, sentire mia madre che raccontava di mio nonno e di quando le insegnò a pescare, e di quando pescarono talmente tanti tonni che il porto era completamente ricoperto di pesce. E la torta ricotta e pere l'ho mangiata un paio di paesini più avanti, a Minori, Regina Minor, alla scicchissima pasticceria di Antonio De Riso che profuma di mandorle e di limone e ha i tavolini all'aperto più affollati che esistano, ed è una torta che si scioglie in un incredibile sapore bianco e leggero, e bè mi piace parlare di cibo ma parola mia questa torta non la so descrivere. La Costiera, i limoni e l'alloro, il mare il sale e le bouganville, le tonnare e io sulla Vespa 50 in una notte calda e assolutamente nera.