"Continuavo a pensarci. Dove diavolo vanno le anatre di Central Park in inverno, quando il lago è ghiacciato?" (Holden Caufield)
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"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.
Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."
(Pablo Neruda)
PERSONAGGI e INTERPRETI:
IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.
COLEI CHE E'
NEL MARE
Nel ruolo di quelbruco.
G.
Nel ruolo di SISTER
L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR
I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.
LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA
Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.
IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.
CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.
CONTINUA...
Che cosa vuoi? Tanto lo so che non hai il coraggio.
Vuoi crescere, diventare più bella, diventare più magra, e diventare più saggia. Vuoi avere di nuovo quei bei capelli lunghi e pettinarli come la ragazza che sta in quel negozio, sembrare più sicura di te anche grazie a quei bei capelli.
Vuoi essere più intelligente, dormire di più e sentire la mente più pronta. E poi vuoi prendere la laurea, magari scrivere una tesi brillante, sentire per la prima volta un minimo di ammirazione da parte dei tuoi familiari che sono ancora convinti che tu stia studiando delle cose perfettamente inutili.
E poi cosa vuoi? Vuoi fare un salto di qualità.
Vuoi fare, se possibile, non uno, ma PIU' salti di qualità. Vuoi riprendere a recitare, fare una scuola di teatro decente che ti insegni anche a cantare e ritrovarti, un giorno, di nuovo sul palco. Vuoi soprattutto scrivere, vuoi avere il tempo e il coraggio per cominciare qualcosa di veramente grande, qualcosa di cui essere contenti per l'intera giornata. Ma non ti basta sapere di aver scritto qualcosa di grande, vuoi che la leggano e che gli piaccia, vuoi avere di nuovo i complimenti. Ma soprattutto vuoi sapere di poterlo fare. Poi vuoi andare a fare, che cosa? Vediamo, un corso, un Master, qualcosa di importante. Un salto di qualità. Capire in che direzione andare. Pubblicità? Insegnamento? Sceneggiatura? Copywriting? Vuoi essere riconosciuta, essere apprezzata. Vuoi poter raccontare alla gente che stai studiando qualcosa di bello che ti porterà da qualche parte. Vuoi scrivere una sceneggiatura, girare un cortometraggio, vuoi fare tutto e niente. Vuoi fare discorsi affascinanti con persone affascinanti, e vuoi ridere ed essere contenta. Vuoi un salto di qualità.
E poi cosa vuoi? Una casa, un bilocale, un cane, un gatto, dei mobili colorati, una grande città, cosa vuoi? Un giorno, un giardino, i capelli saranno di nuovo diversi, magari ancora più lunghi, magari di un altro colore, che ne sai. Un giorno ancora, più lontano, un bambino che si chiamerà Andrea.
Che cosa vuoi? Tanto lo so che non ne hai il coraggio.
dimenticanze...

"How happy is the blameless vestal's lot!
The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind..."
"Comme la Taranta quanno te pizzicaje lu core..."

..metti una sera, così, all'aperto, anzi di più, sui prati dell'Università, una sera fresca di Giugno. Metti che Giugno sui libri delle elementari era il mese delle vacanze e del gelato, e c'erano sempre disegnati vicino un pallone e un secchiello, un aquilone, delle ciliegie.
Metti che ho bevuto un po': non troppo, neanche un'ombra di quello che era normale a Barcellona, ma ho bevuto un vodka lemon per fare compagnia agli altri e poi sono cominciati i giri di vino rosso gratis: e questo basta per svuotarmi un po' la testa e rendermi più ricettiva, più entusiasta, più contenta. C'è FESTA, c'è una grande festa al Campus, e non c'è bisogno che ve lo dica perché questa serata si chiama, dicono i grossi cartelloni (ne ho rubato uno e lo appenderò in camera) CAMPUSINFESTA.
Io non ho mai imparato a ballare la tarantella e la tammorriata, ma ho messo una gonna lunga perché volevo fare parte dell'atmosfera e perché in fondo le gonne lunghe sono le cose più belle che ho. La tarantella e la tammorriata non si possono definire, perché sono esperienze che si fanno col cuore e, soprattutto, con i sensi, tutti quanti. Vi potrei parlare della leggenda della taranta, della verità dietro la leggenda del morso del ragno velenoso, dei riti con nastri e spade per diventare la taranta e combatterla ballando contro di lei, e forse la trovereste una cosa estremamente affascinante, ma non capireste la tarantella. Arriva Peppe Barra e racconta vecchie leggende di animali mitici e canta filastrocche piene dei loro nomi strani, il gallarino, la pollacchiella. Io mi sono distaccata dal gruppo e sto completamente bene, sotto un tralcio di luna in mezzo al prato, con le converse sotto la gonna lunga ad ascoltare i canti, ad un certo punto un mio amico mi fa notare "guarda la tarantella, che cosa geniale. Per otto, dieci minuti lo stesso accordo, è come un'onda in crescendo che sta per esplodere, sta per esplodere, e alla fine non esplode niente." La tarantella è un crescendo che non porta da nessuna parte. E' un incantesimo.
Vista: un fiume di persone, ragazze bellissime, foulard colorati nei capelli, riccioli rossi, gonne lunghe nel vento, sorrisi, fumo, il tralcio di luna. Udito: La musica, le nacchere, le chiacchiere, i canti. Olfatto: Odore di prato, di vino, di pollo arrosto, il profumo di una ragazza che passa. Gusto: è una festa, ci danno da mangiare, ci danno pasta e fagioli, vino rosso, pollo arrosto, riso all'insalata, ci danno gelato e altra pasta e altro vino rosso e si mangia insieme, mangiano tutti senza pagare perché anche il cibo è un rito di unione, una cosa antica. Tatto: legno, erba, la stoffa della mia gonna, le mani che battono il tempo, l'aria della sera mi raffredda le braccia. La tarantella.

Oggi ho ritrovato un vecchio commento che qualcuno di voi mi scrisse: "Hold your breath and count to ten then fall apart and start again".
Oggi ho trovato dei commenti che non avevo ancora mai letto, perché erano finiti in basso e andavano cercati e vi dirò che valeva la pena di cercarli.
E leggendoli, ho pensato che siete proprio belli tutti voi.
Oggi mi sento cattiva. E questo non va bene. ...o sì?
Un omaggio alla canzone che mi ha salvato l'orale del First. Fornendomi la preziosa informazione racchiusa da qualche parte nella mia memoria su come cavolo si chiamano, in inglese, i fuochi d'artificio.
Promenade - U2
Earth sky sea and rain
Is she coming back again
Men of straw snooker hall
Words that build or destroy
Dirt dry bone sand and stone
Barbed-wire fence cut me down
I'd like to be around
In a spiral staircase
To the higher ground
And I, like a firework, explode
Roman candle lightning lights up the sky
In the cracked streets trampled under foot
Sidestep, sidewalk
I see you stare into space
Have I got closer now
Behind the face
Oh...tell me...
Cherry dance with me
Turn me around tonight
Up through spiral staircase
To the higher ground
Slide show sea side town
Coca-Cola, football radio radio radio
Radio radio radio...
...e insomma tutto questo perché siamo da soli io e mio fratello, genitori in Sicilia per il weekend e poca voglia di sfruttare la casa per fare cose tipo feste, che una volta avremmo fatto. Ce ne restiamo tutto il pomeriggio a studiare e mangiare gelati, snack ai cereali, caramelle alla menta, alzandoci di tanto in tanto per andare a commentare qualcosa l'uno nella stanza in cui sta studiando l'altro.
Prendo la macchina e salgo a una frazione che si chiama Croce. Ne ho poca voglia ma ci devo andare, mi hanno invitato e non voglio fare l'asociale anche stavolta perché le cose vanno già abbastanza male tra me e le persone che mi hanno invitato. Sulla via per Croce ci sono alberi già verdissimi e la temperatura scende perché si sale in collina. Nella piazza di Croce ci sono seduti alcuni bambini. Sulla via per la sala prove, dove sto andando, ci sono mucche e cavalli a pascolare, irreali in un angolo buio della strada con uno spicchio di luna che si riflette sulle loro grosse teste bianche. Quando arrivo loro stanno lavorando alla sala prove che sarebbe stata anche la mia sala prove se cantassi ancora con loro. Sono tutti molto presi e così ci diciamo poche parole, giusto qualche saluto. Ci sono solo due martelli e così non posso aiutare, non posso fare niente in realtà perché tutte le cose utili da fare le sta già facendo qualcun altro. Mi avevano detto che ce ne saremmo stati qui a mangiare la pizza, ma loro stanno ancora lavorando e poi mi accorgo che hanno già mangiato le loro pizze, mi dicono che hanno messo la mia tra due fogli di polistirolo, per tenerla calda. Capisco che dovrò mangiarmi la mia pizza da sola e quando la guardo penso che è già mezza fredda, e che è una delle pizze più tristi che io abbia mai visto. Loro hanno già ripreso a lavorare e io mangio la mia pizza in piedi, qualche morso solo perché ho davvero fame. Per fortuna il tutto finisce presto e io faccio finta di essere stanca e me ne torno a casa. Faccio finta di qualcosa, di volta in volta, per tutto il tempo. Sulla via di Croce, scendendo, ci sono le lucciole.