"Continuavo a pensarci. Dove diavolo vanno le anatre di Central Park in inverno, quando il lago è ghiacciato?" (Holden Caufield)
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"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.
Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."
(Pablo Neruda)
PERSONAGGI e INTERPRETI:
IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.
COLEI CHE E'
NEL MARE
Nel ruolo di quelbruco.
G.
Nel ruolo di SISTER
L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR
I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.
LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA
Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.
IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.
CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.
CONTINUA...
Da voi piove, beati voi! Qui sembra troppo estate e io sembro troppo turista, non mi ci trovo ancora.
.......
Ragazzi come preannunciato sono a Barcellona per l'Erasmus! Sono arrivata 4 giorni fa e non ci ho capito ancora niente. Ora sono di fretta in un internet cafe e mi e quasi scaduto il pass....scrivero con + calma....e prima capiro dove cavolo sono i maledetti accenti nelle tastiere spagnole...
Cmq x i primi giorni questa cosa sembra un puro atto di masochismo. Forse ho trovato una casa ma credo di non essermi sentita cosi stressata e perplessa per almeno tutto l'ultimo decennio. Vi abbraccio, un bacio speciale a Dakrua, mi faro viva presto.
Jane - confused....

"Siamo qui spogli in questa stagione che unisce
tutto ciò che sta fermo, tutto ciò che si muove,
non so dire se nasce un periodo o finisce, se dal cielo ora piove o non piove... " (F. Guccini)
Ho mangiato un po' di frutta e due dolcetti alla cannella, sento che mi manca qualcosa, e mi sento irrequieta. Lunedì parto e non mi sento contenta, mi sento un po' infastidita, pensierosa. Mi sentirò contenta poi. Magari.
Infatti non scrivo neanche più tanto, ed è per via diquesto mio strano stato d'animo non brutto, non bello, a tratti sereno, ma contento ieri sera, quando ho rivisto un po' di persone per la strada, che, mi sono accorta mentre parlavo con loro, mi mancavano.
E poi la strada mi è sembrata meno ostile.
E poi ho scoperto una cosa che credevo mi avrebbe interessato di più, e invece sono molto meno scossa di quanto dovrei.
Mah.
"Quando Dio creò le rose in questo Paese incantato, ne cadde una e si spampanò, e da quella nacque il Fado"
(scritto per la strada, a Lisbona.)
Buongiorno carissimi.
Mi dispiace tornare a scrivere dopo quasi un mese bene o male di vacanze, anche veramente bello se vogliamo, e scrivere unacosa non proprio bella e non proprio allegra, anche perché volevo tornare qui e venirvi a dire che ho visto che c'è la vita, nel mondo, che Lisbona trabocca di vita anche nelle stazioni dei treni e che è bellissimo guardarsi intorno e scoprirsela che passa di lì. E invece non è della vita che devo parlare oggi.
Ma sono incazzata. E pure un po' triste. Perché ho una passione e un amore per i bambini talmente grandi che vedendo il telegiornale mi sono venute le lacrime agli occhi ma senza sforzarmi per farmele venire. Perché mi dispiace constatare ancora una volta che l'opinione pubblica è un pallido pupazzetto in mano al più scaltro e abile comunicatore, e i miei genitori ancora una volta non sfuggono alle mani del tizio che regge i fili dall'alto. Mia madre ieri sera ha messo una candela fuori sul balcone per i bambini di quella scuola in Russia che non andavano toccati, che sono delle piccole meraviglie e non si toccano, e invece è successo e di loro restano scarpine e una candela. Mia madre ha messo una candela rossa e questa è una bella cosa, e poi ho scoperto che è stato un passaparola cominciato ieri pomeriggio, partito da un paio di cellulari di Roma.
Sono incazzata perché mia madre ha messo questa candela e io non potevo andare da lei e dirle che è una bella cosa ma non è la sola candela da accendere, lo speaker del telegiornale parlava di persone che aspettano notizie e non sanno ancora che fine hanno fatto i loro familiari e io non potevo dirle che in Cecenia l'esercito russo fa delle retate periodiche, cinquanta persone vengono prese a caso per le strade e nelle scuole e dieci tornano a casa, lasciando quaranta famiglie ad aspettare per l'eternità senza nessuna candela nella loro notte molto meno massmediatica. Non potevo farlo perché se parlo di queste cose a casa mia passo per filoaraba, filoterrorista, filobrigatista, e via dicendo. Non potevo perché mia madre è abituata a credere ciecamente a tutto quello che le dicono tranne che a quello che le dico io che non parlo al telegiornale. E perché sentivo le scarpine di più di cento bambini sussurrare che quello non era il momento di parlare di politica.
Sono incazzata per il nostro modo di essere vicini solo a quelli di cui vogliamo ricordarci. Solo a quelli di cui ci raccontano. Solo a quelli di cui gli fa comodo raccontarci.
Mi dispiace, ma quelle candele rosse sui balconi mi fanno incazzare. Sarebbero una bella cosa. Se solo dalla scorsa notte non andassero di moda.